Anteprima 3 min

Pro Evolution Soccer 2009

Quando parlo dei due rappresentanti del calcio videoludico, all’anagrafe Pro Evolution Soccer e Fifa, mi sovviene sempre la famosa favola di Esopo, quella sulla Lepre e la Tartaruga.
Il primo, baldanzoso e irriverente sfida chiunque a prendere il suo posto come miglior rappresentante in poligoni di questo sport. Il secondo accetta con stoica calma ed impegno, conscio dei suoi ampi margini di miglioramento.
Parte la sfida e subito la “Lepre” è in netto vantaggio, distaccandosi dal rivale che offre quasi la parodia di ciò a cui voleva ambire. Dopo molteplici anni, nei quali la sfida quasi non aveva nemmeno senso di esistere più, ecco che la vincitrice quasi annunciata raggiunge il suo massimo sforzo/splendore nel 2005 (per molti l’anno migliore) e poi si ferma, illusa da un distacco quasi incolmabile con il diretto avversario. Intanto quest’ultimo, con il suo lento ma inesorabile incedere, incrementa sempre di più il “l’andamento” fino ad attuare il tanto agognato sorpasso proprio nel periodo 2008.
La favola termina con la vittoria della “Tartaruga”; ma in questo caso davvero la “Lepre” è tanto profondamente addormentata da non accorgersi di nulla? Vediamoci chiaro

Genere:
sportivo
Data di uscita:
Sviluppatore:
Konami
Distributore:
Halifax

Uno a zero palla al centro
Ciò che state per leggere non è una anteprima canonica, o meglio, non una anteprima come immaginate che sia, comprensiva cioè di news e contro news. Quindi, per tutti quelli che hanno cacciato l’acquolina dalla bocca aspettandosi gli annunci dell’anno rimando alla preview pubblicata poco tempo fa.
Questa invece è una prova sul campo (mai termini fu più adatto) di ciò che effettivamente si è visto e osservato con cura nell’effettivo gameplay svelatosi alla Games Convention 2008.
Ovviamente i giudizi saranno dedotti si da criteri analitici-induttivi, ma non così precisi da trarre conclusioni profetiche.
Personalmente mi attengo a ciò che ho visto e purtroppo non sono tutte rose e fiori. Guardando il bicchiere mezzo pieno ad esempio si denota un aumento qualitativo dell’impianto grafico, con modelli più dettagliati non solo dei giocatori (tra l’altro sempre più simili alla controparte reale), ma anche degli stadi, che hanno effettuato un notevole “stacco” qualitativo rispetto al passato.
Ottimo anche l’edit, con altre simpatiche aggiunte come ad esempio la possibilità di personalizzare creando ex-novo (o almeno quasi) alcuni stemmi che andranno a fare bella mostra sulle casacche dei giocatori.
Ma queste sono solo novità al vento se non vengono supportate da un adeguato gameplay: e purtroppo da questo punto di vista la situazione non è delle più liete.

L’arte del simulare
Diciamocela tutta: PES 2008 per la next-gen è stata una mezza delusione in termini di giocabilità: animazione assurdamente patetiche e stile “arcade” da quattro soldi, senza contare le carenze tecniche ed un online ricoperto di bug.
La sensazione di questa edizione 2009 è che la filosofia di gioco sia rimasta immutata. Mentre prima il circolo che si avvicinava a uno dei tanti episodi era strettamente d’elite, attualmente il buon Seabass si ostina in questa sua concezione più democratica del modo di interpretare una partita.
Sembra che anche un bambino o mettiamo il caso di un adulto che di calcio sa ben poco, possano tranquillamente trarne soddisfazioni. Il che non per forza è un male, ma visionata in ottica ampia e generale si perde quella volontà e quella dedizione di far camminare il gioco sui binari di una via di mezzo tra due eccessi davvero poco digeribili.
PES in pratica pare (di nuovo!) voler attuare quell’anacronistico processo di ritorno al passato remoto, dove più che puntare su un gioco di squadra per impostare una azione, si preferisce il vecchio modello del valore del singolo. E non parliamo solo di fenomeni. Oramai quasi qualsiasi giocatore noto se trova il giusto varco può tranquillamente attuare frequentissime galoppate fino alla porta avversaria. Roba che se fosse vera nella realtà renderebbe il famoso gol più bello di Diego Armando Maradona (e direi di sempre) di Messico ‘86 contro l’Inghilterra una roba da novellini.
Non di certo novellina l’Intelligenza Artificiale che regola i vostri compagni di gioco. Difatti si posizioneranno a seconda delle loro abilità nelle posizioni più adatte sia nella parte difensiva che in quella offensiva, chiamandosi addirittura la sfera e usufruendo dei buchi della difesa rivale.
Una trovata sicuramente comoda, ma non geniale come la capacità di simulare falli, gettandosi a terra in qualsiasi istante, arbitro permettendo. Difatti se verrete scoperti in questo gesto poco sportivo (oramai un’arte del calcio nostrano) scatterà subito l’ammonizione, come da regolamento. Tuttavia questa introduzione è ancora del tutto da confermare ufficialmente, quindi prendetevela con le dovute pinze.
Se fosse vero, il prossimo anno è la volta buona di Calciopoli videoludico?

Commento finale
Se il buongiorno si vede dal mattino allora in questo caso torniamo a dormire. Scherzi a parte, la rivoluzione copernicana che tutti ci aspettavamo non sembra definirsi all’orizzonte. Per carità questo non vuol dire che PES sarà un brutto gioco, però è indubbio che lo slancio verso una next-gen fatta non solo di poligoni ultrapompati ma anche di mentalità di sviluppo “evoluta”, debba ancora verificarsi del tutto.
Mi duole ammetterlo, ma la mia è una (per adesso motivata) scommessa al negativo, che spero proprio di perdere. In caso contrario mi auguro per PES che Fifa non sia solo di nome ma diventi anche di fatto. Magari così la lepre si sveglia e vivremo tutti felici e contenti.