Anteprima 4 min

Perfect Dark

Ai tempi del Nintendo 64 vi era una compagnia i grado di rivaleggiare con la stessa Nintendo come Software House più amata e celebrata per la console. Una compagnia capace di rendere gli sparatutto in prima persona appetibili per il pubblico console, che ha creato vere e proprie icone del platform con Banjo Kazooie e sconvolto i benpensanti con il dissacrante Conker’s Bad Fur Day e Killer Instinct. Oltre che creato Johanna Dark.

Piattaforma:
X360
Genere:
sparatutto
Data di uscita:
Sviluppatore:
Importazione parallela
Distributore:
Interno

Un tuffo nel passato
Dopo aver parzialmente fallito il debutto in questa generazione con Perfect Dark Zero, Rare prova a rivitalizzare il suo amato marchio partendo dalle origini, ovvero con un completo remake della prima avventura di Johanna Dark uscita nel lontano 2000 sulla console a 64 bit Nintendo. Le vicissitudini della Software House inglese hanno fatto sì che tale operazione sia destinata al servizio di digital delivery di Xbox 360, Xbox Live. Sarà così che il 17 marzo prossimo potremo rimettere le mani su questa pietra miliare della videoludica.
A curare il remake ci hanno pensato i ragazzi di 4J Studios, che ci hanno rivelato alcuni divertenti retroscena del gioco. A differenza di quanto si possa immaginare non basta prendere un titolo per N64 e metterlo su una Xbox 360 per ottenere risultati ottimali. Perfect Dark spinge talmente al limite l’hardware Nintendo da risultare indigesto persino su un’odierna console, se ottimizzato per supportare l’alta definizione e lanciato a 60 frame per secondo. Nonostante il lavoro aggiuntivo, la fedeltà e la pulizia ottenuta dal team di sviluppo è encomiabile e tra pochi giorni potremo ammirare il gioco esattamente come avrebbe dovuto essere. Questo perché, a parte alcune alcuni cambiamenti strutturali come il supporto alla doppia leva analogica o la modalità online, la campagna principale è stata mantenuta perfettamente fedele all’originale, con i tanti pregi che questo comporta. Ci troveremo di fronte agli albori del genere ed un modo di progettare gli FPS che ormai si è perso, forse per sempre. E’ anche per questo che ci siamo stupiti di come tutto sia ancora divertente, veloce ed adrenalinico, nonostante l’impossibilità di saltare, la mancanza di coperture o la ricarica attiva. Il segreto è nella struttura stessa del gioco, una pratica che secondo Paddy Burns e David Keningale di 4J Studios si è persa per ottimizzare i tempi ed i costi del testing, che prevede obiettivi diversi a seconda del livello di difficoltà impostato. Al livello più semplice basterà premere un paio di interruttori per arrivare alla fine, mentre a quello più difficile dovremo vedercela oltre che con nemici più coriacei, anche con molti più obiettivi intermedi, che andranno dal raccogliere informazioni aggiuntive all’esplorare più a fondo i livelli. Un modo per rendere molto più scalabile il gameplay e incentivare fortemente la rigiocabilità, soprattutto ai livelli più avanzati. Un’altra caratteristica di questo modo di fare videogiochi è riempire i livelli di scorciatoie e segreti che gli speed runner erano in grado di sfruttare per completare il gioco in pochissimi minuti. È richiesta grande abilità e conoscenza dei livelli, ma tutte queste cose sono rimaste immutate, quindi se conoscevate un segreto state sicuri che lo ritroverete dov’era. A garantire la longevità per i novizi sarà un modo di strutturare l’avventura al quale non siamo più abituati. Niente più radar o marcatore del successivo obiettivo, ma tanta esplorazione ed immaginazione.
Giocando a Perfect Dark ci siamo resi conto di quanto gli ultimi videogiochi ci abbiano viziato e coccolato attraverso indicazioni fin troppo dettagliate o checkpoint troppo permissivi. Qui invece, come nella realtà, ci dovremo muovere a tentoni, con la paura di imbatterci in un nemico dietro l’angolo o di morire e ricominciare da capo. Un’esperienza spiazzante, ma gratificante al tempo stesso, soprattutto dopo aver completato il complesso obiettivo. L’aggiornare queste meccaniche agli attuali standard avrebbe snaturato il concept di gioco, per questo gli sviluppatori, dopo averci riflettuto, hanno deciso di mantenere anche questo aspetto assolutamente immutato.

Split screen per quattro
Se pensiamo che Perfect Dark compirà a breve dieci anni rimaniamo ancora più costernati nel pensare al quantitativo di materiale che avevano stipato nella cartuccia. Oltre alla campagna infatti vi era uno dei primi tentativi di proporre un’esperienza multigiocatore su console, ai tempi rigorosamente in split screen. Anche questa caratteristica è stata mantenuta inalterata, con l’aggiunta di potersi collegare online per sfidare fino ad un massimo di altri sette avversari. Le mappe saranno le medesime viste su Nintedo 64, più quelle disegnate per Goldeneye, altro grande classico Rare per la console Nintendo. Per rendere l’esperienza il più attuale possibile sono state aggiunte tutta una serie si classifiche online ed ovviamente un efficiente sistema di matchmaking, oltre che tre configurazioni del pad in grado di incontrare i gusti di tutti. Esse saranno infatti Classica, per gli amanti dell’originale, Spartano per coloro che amano la saga di Halo e un’ultima dedicata ai giocatori di Call of Duty.
A completare l’offerta vi sono tutta una serie di sfide da giocare assieme contro i bot. Una piccola curiosità, all’interno di questa versione di Perfect Dark gli sviluppatori si sono divertiti ad infilare i volti degli uomini simbolo Microsoft. Chissà che durante il gioco non vi capiti di eliminare una guardia dal volto di Molyneux!

Old Style
Fedele allo spirito di tutto il remake, anche dal punto di vista grafico e sonoro il lavoro compiuto è stato quello di aggiornare il prodotto originale. Nonostante gli anni, la risoluzione in fullHD ed i 60 frame per secondo rendono il gioco piacevole alla vista, grazie anche all’ottimo design dei livelli ed il buon uso dei colori. Senza contare che la Johanna qui rappresentata è a detta di tutti i presenti la migliore, grazie a quel fascino che la fa sembrare una sorta di James Bond al femminile e non un’eccessivamente provocante bambolona. Sono state mantenute persino le voci originali.

– Full HD a 60 frame per secondo
– Gameplay classico
– Tante modalità di gioco




Perfect Dark è un ottimo esempio su come fare un remake. Da una parte è stato semplicemente aggiornato e ripulito il comparto grafico, mentre dall’altro si è pensato ad ovviare a tutto ciò che per motivi tecnici non era stato possibile includere. In questo modo potremo avere tra le mani il fedelissimo rifacimento di uno dei più bei titoli per Nintendo 64, un manifesto di come si sviluppavano gli FPS un tempo, attraverso un gameplay frenetico e divertente, un livello di difficoltà scalabile ed un level design ostico, ma appagante. Un nuovo inizio, nella speranza che questa serie ritrovi lo smalto di una volta.