IT, recensione del film tratto dal romanzo di Stephen King

Recensione Cinema
A cura di YP - 12 Ottobre 2017 - 0:00

A conti fatti non esisteva momento migliore per riproporre al grande pubblico IT, storico romanzo di Stephen King e da sempre oggetto di culto di almeno un paio di generazioni di appassionati. La voglia di riprendere in mano opere anni ottanta ha spinto Andy Muschietti a cavalcare in qualche modo l’onda e tuffarsi in un progetto che sentiva davvero il bisogno di un adattamento onorabile. Non vogliamo immaginare la paura del regista, intento a confrontarsi con problemi di budget e altre complicazioni d’ogni genere. Sarà per questo che il Pennywise interpretato da Bill Skarsgard è nato forte, terrificante e soprattutto sazio proprio di quella paura partorita dal suo regista. IT è un mostro che si nutre di terrore; non solo di quello dei Perdenti, ma anche del nostro. L’adattamento di Muschietti è un’ottima trasposizione del materiale originale: non è una mera copia carbone, bensì un elaborato che tiene ciò che poteva conservare e rimaneggia invece quello che andava per forza di cose sistemato. D’altronde lo diciamo spesso: è impossibile trasporre su schermo ciò che vive su carta, almeno al 100%. In più, i lavori di King, sono da sempre i più complicati da affrontare, tanti i buchi nell’acqua e pochi i successi. IT è sicuramente uno di questi: catturare l’emozione viscerale del racconto era molto difficile se non impossibile, ecco dunque che questa nuova incarnazione cinematografica dell’epopea dei ragazzi di Derry si pone come un horror misurato, infarcito da molti momenti action e arricchito da una messa in scena quasi perfetta che trasporta lo spettatore nell’abisso tristemente avventuroso del Club dei Perdenti. 

Il coraggio dei Perdenti

Diciamolo subito: una delle forze di questa produzione è senza dubbio il cast. Da Bill Skarsgard a Finn Wolfhard, passando per Sophia Lillis e finendo con il paffutello Jeremy Ray. I ragazzini del Club dei Perdenti incarnano perfettamente le anime raccontate nel libro: le vite complicate, la paura nei confronti del più forte e il potente senso d’amicizia che li legherà per sempre. La parte introduttiva della pellicola si dedica proprio a questo: farci entrare nella quotidianità di Derry attraverso gli occhi di chi la vive, di chi ne percepisce il marciume e di chi vorrebbe in tutti i modi porre rimedio a tragedie del passato. Bill non riesce proprio a dimenticare la scomparsa del fratellino e una nuova serie di sparizioni lo spingerà a scendere fino alla fine del pozzo, direttamente nel cuore del male. Derry è un piccolo agglomerato urbano maledetto, afflitto da una peste inguaribile che prende il nome di IT. Nel romanzo il clown è descritto come la reincarnazione del male, quello puro, che assume la forma delle debolezze dei ragazzini per poi nutrirsi della loro paura. Nel film questo concetto è raccontato finemente ma non troppo approfondito, lasciato talvolta implicito per i conoscitori del romanzo mentre più vago per i neofiti. Per lunghi momenti Pennywise è “solo” un mostro, un essere ignobile che deve mangiare per vivere. Le prime sequenze a lui dedicate sono terrificanti e fanno leva su jumpscare ai quali è quasi impossibile rimanere indifferenti. Poi ci si abitua, come nella maggior parte degli horror, e rimane la curiosità e la voglia di vederlo ancora, in tutta la sua malignità e ferocia. Non si potevano trasporre fedelmente tutte le argomentazioni di King, perché alcuni concetti sono in qualche modo intimi o astratti, e non sarebbero per nulla risultati credibili. Ecco quindi che la parte “cosmica” viene evitata, forse rimandata al sequel, e ci si concentra invece sull’azione e sul legame che unisce i temerari Perdenti. 
IT non è un capolavoro, ma capiamo senza fatica il suo enorme successo al box office: è un blockbuster qualitativamente sopra la media, capace di estrapolare l’anima più commerciale di un racconto meraviglioso per poi proporla al grande pubblico in una confezione che risulta praticamente impeccabile. Non eccelle, ma è un prodotto solido che merita il successo. Il lavoro di taglia e cuci di Muschietti è quasi un miracolo, cinematograficamente parlando; i rischi erano dietro l’angolo ed evitarli in modo così elegante e riuscito merita una grande quantità d’elogi. Forse la condanna di IT al cinema è proprio quella di non poter puntare al non plus ultra, per via di una storia figlia di argomentazioni che se trasformate in immagini non avrebbero lo stesso impatto. Dobbiamo quindi accontentarci ed essere felici di questo IT, perché è probabilmente il migliore che potremmo mai avere: ordinato, elegante e terrificante. Strizza l’occhio in maniera decisa ad alcune produzioni contemporanee (Stranger Things) permettendogli così di avere un linguaggio semplice, immediato, conosciuto ma comunque incisivo.
La data di uscita nelle sale italiane di IT è fissata per il 19 ottobre.

Ottimo adattamento del romanzo
Messa in scena impeccabile
Cast azzeccatissimo


Più action che horror
Convincente ma non eccelle


7.5

Andare al cinema a vedere IT di Andy Muschietti è un’esperienza consigliata sia ai fan di vecchia data ma anche ai neofiti. Un’avventura infarcita di argomentazioni valide e momenti terrificanti ma mai privi d’anima. Certo, l’eccellenza è un’altra cosa, ma il lavoro del regista merita applausi per via di una capacità notevole di estrapolare dal romanzo ciò che al cinema avrebbe potuto funzionare. Infatti IT funziona, alla grande, e ci lascia molta attesa per il sequel. Derry è ancora lontana dall’essere guarita e i Perdenti dovranno presto ricordarsi chi erano e qual è la loro missione. IT li aspetterà nelle fogne, intento a recuperare le forze per tornare a cibarsi della sostanza che accompagnerà anche lo spettatore dopo aver conosciuto il putrido Clown: il terrore, cristallino nella sua sporca essenza e capace al contempo di unire anime deboli che insieme troveranno la forza per vincere le loro paure.




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