Hyperdimension Neptunia: PP

Recensione
A cura di DottorKillex - 8 Giugno 2014 - 0:00

Nonostante sia sicuro di aver già scritto un cappello introduttivo simile, non mi stancherò mai di elogiare NIS America per l’indefesso lavoro di localizzazione e distribuzione in occidente di una valanga di titoli di nicchia, perlopiù di genere ruolistico, che sarebbero altrimenti rimasti confinati nel paese del Sol Levante: la lista è davvero troppo lunga per compilarla adesso, ma di certo il successo che riscosse anni fa la saga di Disgaea fu decisivo per inaugurare questo trend.
Dei tanti prodotti pubblicati in Europa negli ultimi mesi, oggi analizzeremo Hyperdimension Neptunia: Producing Perfection, spin off della nota serie di JPRG leggeri e ammiccanti.

Hyperdimension Neptunia: PP

C’erano Reggie, Phil e Kaz…
Per riallacciarmi alla chiusura del paragrafo precedente, sono tra quelli completamente a digiuno della serie, se si escludono un paio di ore di gioco con un vecchio capitolo della saga regolare: non mi sono mai addentrato nell’universo di Hyperdimension Neptunia e questo, se da un lato mi ha fatto probabilmente perdere riferimenti alla saga “regolare” e qualche risvolto narrativo, dall’altro mi pone nell’invidiabile condizione, di affrontare da zero il gioco, le tematiche trattate e il gameplay con la mente scevra da condizionamenti pregressi o fanboysmi assortiti.
La natura di spin off del titolo in esame, peraltro, accoglie i neofiti teneramente (“come fossero caduti sulle mie soffici tettone” cit.), non lesinando accurate quanto folli spiegazioni e fornendo generosi tutorial per la gran parte delle attività che il giocatore sarà chiamato a compiere. Non che siano tante, eh.
Nel colorato mondo di Gamindustri, quattro regioni indipendenti si danno battaglia, senza apparenti vincitori né vinti: Lastation (aka Sony, la cui eroina si chiama Noire), Leanbox (aka Microsoft, con la procace Vert), Lowee (aka Nintendo, capitanata da Blanc) e Planeptune (aka Sega, e qui concedetemi una lacrimuccia), guidata dalla quasi omonima Neptune.
Nonostante la rivalità, queste regioni e le loro portabandiera sono costrette ad unirsi contro un nemico comune che sta sottraendo loro preziose quote di mercato: il gruppo pop musicale MOB48, nuova ossessione dei giovani della nazione.
Un indomito produttore dovrà tirare fuori la idol nascosta in ognuna delle quattro eroine, cosicché, a suon di balletti sexy e canzoni sdolcinate, possano rendere pan per focaccia alla concorrenza.
Inutile dire che l’improvvisato produttore sarà il giocatore, invocato dalla dimensione del mondo reale proprio quando, dopo le fatiche di un anno scolastico, si accingeva ad un’estate da nerd, a base di maratone videoludiche e bevande gassate.
Il plot fuori di testa e i continui rimandi alla console war e alle bandiere sotto le quali, in trent’anni di videogiochi, tutti si sono schierati almeno una volta sono, nei fatti, gli elementi più riusciti della produzione, che saprà strappare più di un sorriso nonostante l’eccessiva verbosità di molti passaggi.

Hyperdimension Neptunia: PP

Dov’è il gameplay?
Duole dirlo, ma le note positive per Hyperdimension Neptunia: Producing Perfection terminano qui: differentemente dai titoli della serie “madre”, questo spin-off non è catalogabile come un gioco di ruolo, ma, in realtà, entra a fatica anche in ogni altra categoria conosciuta.
Troppo leggero per essere assimilato ad un gestionale, il titolo si propone come una bizzarra (e quasi senza precedenti in occidente) simulazione di cantante jpop, o idol, per usare un termine caro ai giapponesi, in cui saremo chiamati a svolgere due sole attività, ovvero gestire la quotidianità dell’eroina prescelta e reinventarci registi durante i concerti, che nelle intenzioni dei programmatori dovrebbero essere il punto focale dell’esperienza di gioco.
La routine giornaliera delle nostre aspiranti ballerine viene gestita esclusivamente tramite menu testuali, in cui scegliere quali attività assegnare alle ragazze (le si può far studiare, esercitarsi nel ballo piuttosto che nel canto e così via) tenendo d’occhio l’indicatore dello stress, unico vero latore di game over in caso raggiunga la fatidica percentuale del 100%.
Una basilare alternanza tra tutte le attività presenti, con pause cadenzate in modo da lasciar riposare le allieve, è più che sufficiente per portare il giocatore ai titoli di coda in un lasso di tempo scandalosamente breve e senza alcuna soddisfazione: raramente si ha l’impressione che le nostre scelte abbiano un impatto significativo sulla carriera delle nostre protette, e questo vale anche per l’illusione offerta da fasi in cui gestire con risposte multiple i numerosi dialoghi che portano avanti la trama.
Se inizialmente sembra andare meglio durante i concerti, in cui almeno viene lasciata in mano al giocatore la scelta di inquadrature, location e canzoni da portare in scena, il limitato range di scelte disponibili e la triste constatazione che il button mashing paghi quanto un’attenta pianificazione delle riprese finiscono con l’inquinare gli unici momenti di reale interazione che il prodotto offre.
Le altre due modalità presenti, Viewer Mode e Unlimited Concert, sono buone solamente per il fan service: la prima è una grottesca peep gallery interattiva, che passa dal doppio schermo tattile di PSVita (che, se potesse, protesterebbe per l’uso improprio…), mentre la seconda taglia le fasi di pianificazione e i lunghi dialoghi (che però sono la parte migliore del gioco) per lasciare spazio solamente alle esibizioni sul palco.
Davvero poco per un titolo che costa pur sempre quaranta euro.

Hyperdimension Neptunia: PP

Tecnica
Il versante tecnico è figlio del budget ridotto del titolo, e, a fronte di un character design generale accettabile, pur nella lascivia stucchevole delle mise delle protagoniste, non riesce a offrire uno spettacolo visivo degno della macchina ospite, che, con tutte le limitazioni del caso, rimane pur sempre la macchina portatile più performante sul mercato.
Anche a livello sonoro non posso dirmi soddisfatto: le tracce disponibili per le nostre eroine sono poche (solo cinque, se la memoria non mi inganna), e il doppiaggio inglese alterna prove discrete a scivoloni clamorosi. Il consiglio è di selezionare la traccia giapponese, che ben si addice alle atmosfere del titolo.


– Trama godibile nella sua semplicità


– Cronica carenza di contenuti
– Dialoghi prolissi
– Gameplay superficiale
– Annoia prima di quanto pensiate


4.0

Tralasciando facili giudizi morali, Hyperdimension Neptunia: Producing Perfection è semplicemente troppo carente in quanto a contenuti per porsi come acquisto consigliato.
Non c’è nulla di male nel fan service, anche quando è infarcito di vestitini tremendamente succinti e dialoghi ammiccanti e prolissi, ma se a sorreggerlo non c’è un’ossatura ludica che possa chiamarsi tale, allora il gioco non vale la candela, nemmeno per i fan più sfegatati del brand, che farebbero meglio ad attenersi ai giochi di ruolo della serie “regolare” piuttosto che a questo malriuscito spin off.
Provaci ancora, Idea Factory.




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