Recensione 11 min

Freelancer

Orfani di un certo Chris Roberts
Da sempre il catalogo videoludico per PC ha paventato una crisi di innovazioni. Insomma, vediamo sempre e solo shooter 3D, racing game o avventure in terza persona, uscendo veramente pochissime volte da questi canoni. E’ per questo che i giochi innovativi sono sempre ben accetti e vanno, secondo me, premiati una volta che riescono a impartire al settore videoludico in generale delle svolte che saranno ricordate nel tempo. E’ proprio questo lo scopo dei ragazzi della Digital Anvil e cioè il creare un tipo di gioco che mai prima di ora si era visto e che avrebbe suscitato la curiosità dei videogiocatori di tutto il mondo. Quella stessa Digital Anvil che, come saprete, fu fondata da Chris Roberts, indimenticato programmatore dei Wing Commander. Il motivo dell’apertura della nuova software house, avvenuto con stanziamenti Microsoft, era proprio realizzare un gioco assolutamente innovativo, si trattava di Freelancer. A quei tempi, però, ci furono tantissimi problemi nella fase di progettazione del gioco, Roberts fu esonerato dal suo incarico dai dirigenti Microsoft, il progetto fu cestinato per poi riprenderlo a distanza di sei anni con un parco feature, però, assolutamente rivoluzionato. E’ dopo tutta questa serie di disavventure che ci lanciamo nell’analisi di questo promettentissimo gioco, sperando che tutto ciò non abbia condizionato la qualità generale del gioco. Siamo però sicuri dell’impegno che i ragazzi di Roberts vi hanno infuso, quindi procediamo pure con tranquillità.

Piattaforma:
PC
Genere:
simulazione-volo
Data di uscita:
Sviluppatore:
Digital Anvil
Distributore:
Leader

Star Wars o Star Trek?
Ogni volta che si parla di qualcosa ambientato, in qualche modo, nello spazio si pensa inevitabilmente a questi due grandi capolavori della fantascienza (anche se, a dire il vero, Star Wars ha caratteri fantasy che non si riconoscono in Star Trek). Questa domanda sorge inevitabilmente anche giocando a Freelancer, ma per capire a quale saga si appoggia maggiormente esaminiamo i caratteri salienti della sua ambientazione. Le nostre avventure si svolgeranno in un universo dinamico. Ciò vuol dire che vi stanzieranno creature di razze diverse che hanno tutta una serie di rapporti l’una con l’altra e, inevitabilmente, anche con noi. L’universo in cui si ambienta Freelancer è costituito, inoltre, da diverse galassie, ognuna con proprie caratteristiche. Noi saremo un pilota intergalattico chiamato Edison Trent, uno dei tantissimi freelancer che popolano il gioco. L’unico scopo apparentemente sarà quello di far soldi e di conquistarsi la benevolenza della maggiorparte delle entità che prima citavamo e che costituiscono il mondo “pensante” di Freelancer. La nostra avventura ruoterà attorno alla presenza di un manufatto dai strani e sconosciuti poteri, tra l’altro datoci da un personaggio assolutamente sconosciuto e misterioso. Ad aiutarci nelle nostre imprese ci sarà anche Juni, un membro della polizia di Liberty (la prima galassia che visiteremo), e la dottoressa Sinclair (che conosceremo andando più avanti nella storia). Anche se questa è, comunque, la trama principale, ci sono moltissimi altri motivi di interesse per continuare a giocare a Freelancer. Se molti di questi li andremo a vedere ovviamente andando avanti nella nostra disamina, quello che possiamo espletare adesso è la presenza di tantissime gustosissime ambientazioni e la libertà assoluta di poter girovagare per lo spazio, compiendo missioni e baratti di ogni tipo. Insomma, Freelancer non è un gioco che si basa esclusivamente sulla trama, anzi questa è solo un pretesto (come in tutti i videogiochi aggiungerei) per portarci a visitare lo stupendo mondo che i ragazzi della Digital Anvil hanno preparato per noi.
Prima di dare il responso sulle origini starwarsiane o startrekkiane di Freelancer, vediamo velocemente come è costituito il suo universo. Le galassie che potremo allegramente percorrere in lungo e in largo sono cinque. Inizialmente, il gioco ci permetterà di giocare solo nella prima, Liberty, e solo in seguito esplorare anche le altre, a seconda degli sviluppi della trama stessa. Ogni galassia è costituita inoltre da sistemi, ognuno dei quali contiene uno o più pianeti o semplicemente delle basi spaziali. In ogni caso, sia i pianeti che le basi spaziali sono assolutamente visitabili e costituiscono inoltre punti cardine per affari di ogni tipo. Inoltre, questi prendono i nomi da reali città come Leeds, Manhattan, Pittsburgh, Los Angeles, Sheffield e così via. Probabilmente tutto questo è stato pensato per non creare troppa confusione nelle menti dei giocatori, in modo che si associ velocemente il sistema alla galassia di appartenenza: sarà, infatti, così molto semplice associare la presenza del sistema New London nella galassia Bretagna. Dicevamo, quindi, che ogni pianeta è esplorabile e per di più è abitato da forme di vita appartenenti a delle corporazioni ogni volta diverse da pianeta in pianeta. Come accennavo prima è necessario stringere buoni rapporti un po’ con tutti, nell’ambito delle possibilità che ci lascia il gioco. Infatti, ogni missione prevede di far fuori qualcuno e, quindi, per forza di cose almeno qualche corporazione dovremo farcela nemica. Ad ogni modo, i rapporti potranno completamente essere rovesciati anche a causa di un singolo episodio o a causa dello svolgersi della trama che, comunque, è assolutamente lineare e, quindi, non cambia a seconda delle nostre gesta nel gioco. Una volta delineati i caratteri generali della strutturazione dell’universo di Freelancer possiamo rispondere alla domanda che ci eravamo posti prima: Star Wars o Star Trek? La risposta è un via di mezzo. Molti elementi, quali le musiche, i combattimenti, la conformazione delle navi, ci ricordano il capolavoro di Lucas; altri, quali i personaggi, l’organizzazione generale del tutto, la conformazione delle città, ci possono far venire in mente l’epica epopea di Roddenberry. Insomma, quel che è certo è che durante le nostre partite un pensierino al mondo della fantascienza cinematografica lo si ha senz’altro.

Il GTA3 dello spazio
Ma adesso vediamo più nel dettaglio la struttura di gioco vera e propria di Freelancer. Diciamo, innanzitutto, che ci sono due situazioni principali nello giocare a Freelancer. Infatti, potremo essere a piedi nei vari pianeti o nello spazio con la nostra nave. Quando siamo a piedi potremo compiere diverse operazioni. In particolare, su ogni pianeta o postazione spaziale vi saranno quattro luoghi da visitare: si tratta del bar, del commodity center, dell’equipment dealer e del commerciante di navi. Esaminiamo uno per uno questi luoghi, in quanto ognuno dei quali rappresenta un chiaro aspetto della struttura di gioco di Freelancer. Allora, attraverso il bar potremo accettare delle missioni, conoscere le novità riguardanti la galassia nella quale stiamo soggiornando o, semplicemente, parlare con gli astanti. Per quello che riguarda l’ultima possibilità, il tutto avviene come in una normale avventura grafica. Infatti, una volta entrati nel bar (diverso per ogni pianeta e per ogni stazione spaziale) comparirà l’immancabile puntatore e il tutto si trasformerà in un’avventura grafica punta e clicca. Portando, infatti, il puntatore sopra uno degli astanti questo si trasformerà nel simbolo del dollaro se il personaggio che interpelleremo ci vorrà parlare di affari, in un fumetto se ci parlerà dei vari rumours che si diffondono nella galassia, in una valigia se vorrà affidarci una missione, in una “i” se vorrà darci delle informazioni sull’universo in generale (come svelarci parti di mappa che ancora non conosciamo) o consentirci di stringere alleanze con corporazioni con le quali non abbiamo buoni rapporti (cosa, quest’ultima, che richiede comunque moltissimi soldi e che quindi non è affrontabile all’inizio del gioco, ma solamente andando molto avanti). Una volta cliccato su uno dei personaggi partirà una sequenza che mostrerà il dialogo tra questi e il nostro Trent, svelandoci quanto abbiamo elencato poc’anzi. Vi dico subito che il gioco attualmente è in commercio esclusivamente nella versione originale e, quindi, è parlato in inglese. La cosa che fa arrabbiare è che non è nemmeno sottotitolato in italiano, quindi se non masticate bene l’inglese potreste perdervi molti degli elementi principali della storia del gioco. Ad ogni modo, esaminiamo adesso la conformazione delle varie missioni. Diciamo subito che una volta accettata una missione è bene portarla a compimento, perché un eventuale declino peggiorerà di molto i rapporti con la persona per la quale abbiamo accettato di svolgere la missione. Queste possono essere di vario tipo. Ad esempio, potrà esserci richiesto di uccidere un certo boss della malavita o di catturarlo, di distruggere una gang in un certo angolo della galassia, di distruggere una base spaziale e così via. Purtroppo, però, il numero di missioni diverse è veramente molto ristretto, il che ci porterà ad affrontare ogni volta sempre le stesse situazioni. Tuttavia, tutto questo non rappresenta la generalità, infatti, il fulcro del gioco non sono queste missioni, ma quelle che ci porteranno da un livello all’altro di esperienza. Mi spiego meglio. Freelancer, come vedremo meglio tra un attimo, ha diversi aspetti da gioco di ruolo puro. I punti esperienza, però, non sono quelli abituali dei normali giochi di ruolo ma, più semplicemente, i soldi che guadagneremo nel corso delle nostre avventure. Una volta raggiunta una certa somma potremo raggiungere il livello di esperienza successivo (anche i nostri avversari hanno un proprio livello di esperienza). Tuttavia, per raggiungerlo dovremo compiere una missione per far andare avanti la trama. Insomma, è come se il gioco fosse improntato solo su quelle che possiamo definire “missioni di trama” e che tutto il resto sia solo un pretesto, come detto prima, per farci esplorare il gigantesco mondo che i programmatori della Digital Anvil hanno messo sotto i nostri occhi. Le missioni che portano avanti la trama sono diverse da quelle normali. Queste possono prevedere di scortare certi convogli, aiutare un membro della polizia a far fuori certi criminali, portare il manufatto di cui parlavamo in precedenza da specialisti per scoprirne le origini, difendere una certa postazione dall’attacco di forze nemiche e così via di questo passo. Una volta completata una di queste missioni accederemo, dunque, al livello di esperienza successivo, dopo di che proseguiremo nel gioco nel solito modo che prima abbiamo descritto.
Tornando alla descrizione dei diversi edifici sui pianeti, vediamo cosa troveremo nel commodity center. Questo lo potremo definire commerciante di mercanzie. Dobbiamo, però, fare un discorso più ampio per capire il suo ruolo. Ogni pianeta, a seconda della sua posizione, ha delle precipue caratteristiche. Ad esempio, potranno esserci pianeti prettamente agricoli che, quindi, hanno grandi forniture di acqua o di cibo di ogni tipo o pianeti molto industrializzati che, quindi, dispongono di oggetti tecnologici molto costosi o, ancora, ci possono essere pianeti situati in situazioni molto cruciali e distanti dal fulcro della galassia nei quali le materie prime sono pagate molto bene. Insomma, noi dovremo sfruttare queste situazioni per, ancora una volta, far soldi a palate. Recandoci dal commodity center, infatti, per ogni mercanzia ci sarà una lista di pianeti o postazioni e ognuno di questi sarà accompagnato dal costo che quella determinata mercanzia ha in quel posto. Capirete bene che è, quindi, possibile far soldi acquistando una mercanzia in un determinato posto, recandosi nel posto di destinazione e venderla in quest’ultimo, facendo ovviamente attenzione che nel posto di destinazione il prezzo di questa mercanzia sia più alto che in quello di partenza. Pertanto, il gioco può essere affrontato anche in questo modo, in quanto di soldi se ne faranno comunque e, quindi, il nostro livello di esperienza crescerà analogamente a come lo farà svolgendo le normali missioni. Tuttavia, questo tipo di approccio è molto più lento, in quanto dovremo percorrere grandissime distanze per portare a destinazione le varie mercanzie e, comunque, non è scevro di pericoli, in quanto potremo essere ugualmente attaccati da gruppi di nemici che ci sono ostili per il discorso sulle reputazioni che prima abbiamo descritto.
Passiamo adesso all’equipment dealer. Qui potremo comprare tutti i congegni di attacco o di difesa per potenziare la nostra nave. Anche qui dovremo stare molto attenti. Infatti, il non avere una configurazione ottimale potrà svantaggiarci moltissimo nelle varie battaglie in quanto è assolutamente necessario affiancare armi veloci ad armi potenti e, comunque, avere molte bocche di fuoco. Tutte queste armi hanno un numero di proiettili illimitato, anche se consumano comunque energia e una volta esaurita questa la nostra potenza di sparo sarà pericolosamente ridimensionata. Un altro tipo di armi è costituito dai missili e dalle mine. Queste sono stavolta in numero finito. Non mancano anche i meccanismi di difesa come lo scudo, il turbo o dei piccoli robot che rimettono a posto la nave allorché è seriamente danneggiata (anche questi ultimi, comunque, sono in numero finito). Concludiamo il nostro discorso sui centri che troveremo nelle città con il commerciante di navi, che ovviamente ci consente di comprare nuove navi e di vendere quelle vecchie. Cambiare nave non è certo un’operazione facile. Difatti è consigliata solo quando si può coprire interamente la spesa e non quando si è costretti a vendere parte del proprio armamento per poterlo fare. Ricostruire la nostra potenza di fuoco non è certo facile, anche perché si è raggiunta una configurazione ormai adatta al nostro stile di gioco. Insomma, il cambiare nave è positivo solo in certe situazioni, che vanno riscontrate nella possibilità di mettere armi di livello superiore o di conservare un maggior numero di mercanzie; ma niente è più efficace, lo ripeto, di una buona configurazione della potenza di attacco.
Prima parlavamo, comunque, di percorrere enormi distanze, ma come avviene tutto questo? Non c’è un modo univoco, ma dipende da che tipo di destinazione vogliamo raggiungere. Per piccole distanze, infatti, potremo usare il turbo della nostra nave, ma questo è utile soprattutto nei combattimenti come vedremo tra un attimo. Per percorrere distanze più consistenti potremo scollegare il meccanismo di attacco dalla nostra nave, in modo da alleggerirla e d i renderla quindi più agile. Ma per grandi distanze l’unica cosa che ci può aiutare sono i “jump gate”. Questi possono essere di due tipi. I primi sono più lenti e congiungono due settori diversi della stessa galassia, i secondi sono velocissimi e congiungono sistemi diversi. In entrambi i casi sono dei portali nei quali bisogna atterrare per assistere ad uno stupendo effetto grafico che potete ammirare anche nelle foto e raggiungere, quindi, la destinazione prefissata. Infine, c’è un ultimo tipo di portale, le “jump hole”. Queste ci permettono di raggiungere galassie diverse e sono costituite da un cerchio colorato. Sono disposte, inoltre, in luoghi difficilmente raggiungibili e solitamente controllati da forze ostili. Insomma, Freelancer ci lascia liberi di andare in lungo e in largo come meglio crediamo e di affrontare il gioco da tanti approcci diversi. E’ per questo che ci ha portato alla mente quel grande capolavoro che risponde al nome di Grand Theft Auto III e che ci ha spinti a dare questo titolo a questa parte della nostra recensione.
Ma il fulcro principale di Freelancer è costituito senz’altro dai combattimenti. E’ in questi che troviamo il maggior numero di innovazioni. Per poterli esaminare correttamente dobbiamo analizzare il sistema di controllo della nostra nave. Diciamo subito che ci sono due situazioni predominanti: la guida libera e il mouse flight. Nel primo caso potremo gestire la nave con le semplici frecce direzionali della nostra tastiera, nel secondo la dirigeremo con l’ausilio appunto del mouse. In quest’ultima situazione, infatti, dovremo angolare il mouse della gradazione che vogliamo dare anche alla nostra nave. Praticamente, più indirizziamo il mouse verso gli angoli dello schermo e più porteremo la nave a piegarsi rispetto alla perpendicolare. Insomma, il tutto sembra estremamente complesso ma vi assicuro che una volta entrati in pieno possesso della gestione della nostra nave il sistema di controllo si rivela assolutamente efficace e semplice da gestire. Tornando ai combattimenti, è proprio con il mouse flight che vanno affrontati. Di solito dovremo affrontare un numero abbastanza consistente di nemici, anche 5 o 6, assolutamente da soli. Per attaccare un nemico dovremo cliccare con il tasto sinistro sulla sua nave e sparagli con il destro. Per lanciare missili, inoltre, dovremo agire sui tasti numerati della nostra tastiera come in un normale shooter 3D. Inoltre, potremo ricaricare il nostro scudo o sistemare la nostra nave con i tasti “f” e “g” ed, infine, agire sul turbo con il tasto “tab”. Vi dico subito che i combattimenti sono assolutamente frenetici e divertentissimi. Durante questi dovremo tenere in considerazione, in pochi istanti, tantissimi parametri. Innanzitutto, dovremo stare attenti che i nostri avversari non inquadrino la nostra coda. In queste circostanze bastano pochi secondi per vedere la nostra nave esplodere in tantissimi pezzi. Evitare che i nemici si accodino è un’operazione veramente molto complessa, anche perché, non avendo l’esatta collocazione di tutte le navi, avviene sostanzialmente alla cieca. Negli attimi in cui non siamo attaccati possiamo cercare di far fuori qualche nave. In questi momenti il tutto è un forsennato agire sul tasto destro del mouse cercando di beccare il nostro avversario. Un mirino ci aiuta a capire l’esatta posizione nella quale dobbiamo sparare che, di fatto, non coincide con la carenatura del bersaglio, in quanto c’è da considerare la nostra inclinazione, la velocità del nostro e del suo mezzo e i possibili movimenti del bersaglio stesso. In tutto questo è fondamentale anche l’uso del turbo. E’ doveroso usarlo soprattutto in due circostanze: quando si deve fuggire velocemente dalla traiettoria del fuoco nemico o quando si deve inseguirlo per cercare di farlo fuori. Insomma, per chiudere anche il discorso combattimenti diciamo che il tutto è veramente frenetico e, anche per questo, si tratta di uno degli elementi più originali e divertenti che abbia mai visto in un videogioco.

Quando il motore grafico è praticamente perfetto
La grafica di Freelancer è certamente di grande impatto. Anche se non vanta un numero di poligoni elevatissimo e texture molto dettagliate, il tutto è veramente pulito e la presenza di tantissimi effetti di luce suggella ancora una volta un aspetto senz’altro positivo. Il motore riesce a gestire, inoltre, sia gli enormi spazi aperti delle varie galassie sia i ristretti luoghi che costituiscono le varie città. Non dimentichiamo neanche la presenza di tantissime navi diverse tra loro e di pianeti che comprendono città ognuna con una propria costituzione e con un proprio stile. Inoltre, il frame rate è sempre molto elevato anche su macchine non potentissime, il che non può non essere una cosa assolutamente positiva. Abbiamo notato che il tutto è anche molto stabile, cosa purtroppo sempre meno ricorrente nei giochi per PC. Su livelli altrettanto positivi è anche il sonoro, grazie ad effetti di grande precisione e a musiche veramente azzeccate, un po’ sulla scia delle ormai celeberrime colonne sonore dei Star Wars. Soprattutto il tema della vittoria ci ha colpito non poco, in quanto è veramente difficile trovare nei videogiochi musiche di tale profondità.

– Estremamente innovativo
– Combattimenti divertentissimi
– Grande libertà di azione
– Motore grafico pulito e potente

– Missioni ripetitive

9

Freelancer mi ha veramente colpito. Da quando l’ho giocato la prima volta praticamente non sono riuscito a staccarmene. Insomma, è uno di quei giochi che diventano parte della tua vita, ai quali pensi anche lontano dal monitor e che ti rubano moltissimo tempo. Non possiamo, inoltre, non elogiare un gioco talmente innovativo e, al contempo, estremamente divertente grazie ad un sistema di combattimento che non ha precedenti e che raggiunge i livelli massimi della frenesia. Se a tutto questo aggiungiamo un livello di programmazione elevatissimo e un motore grafico pulito e potente, in grado di visualizzare distanze siderali, ci rendiamo conto che ci troviamo dinnanzi ad un grande capolavoro. Certo, non è un gioco per tutti, perché alterna momenti di divertimento assoluto a momenti più ragionati dove occorre tanta pazienza e la voglia di scoprire mondi sempre nuovi, ma una volta assimilato non potrete farne a meno. L’unica cosa che mi ha convinto poco è la ripetitività delle missioni, mai troppo diverse tra loro. Tuttavia, non posso non consigliarlo a chi ama sentirsi completamente libero di fare quello che vuole in un videogioco e a chi ama le fantastiche atmosfere spaziali.