Recensione 4 min

Fatal Frame 2

Ecco in arrivo dal Sol Levante il seguito di uno dei giochi horror più originali mai concepiti. Si tratta di Fatal Frame 2, il cui design vede il giocatore improvvisato fotografo di…”presenze”.

Piattaforma:
XBOX
Genere:
survival-horror
Data di uscita:

Fate “ciis!”
Il nuovo parto della Tecmo vede protagoniste due sorelle gemelle che, in modo abbastanza travagliato e confusionario (ma sicuramente d’effetto), si ritrovano in un villaggio abbandonato apparentemente “vuoto”.
Il passato di questo posto è a loro sconosciuto, ben presto però scopriranno, tramite indizi di vario genere, che episodi di inaudita violenza si verificarono molto tempo addietro.
La natura degli eventi si fa sempre più chiara avanzando nel gioco, ma la trama in corso sarà sempre raccontata con un alone di mistero, atto a creare un senso di confusione ed incertezza nel giocatore. Ed il risultato è garantito. Tuttavia, girovagare per il tetro paesino porterà a poco gradevoli incontri, come simpatici ectoplasmi che spuntano generalmente da qualunque parte (talvolta in coppia) generando un ottimo quantitativo di ansia e paura sia nella protagonista che nel giocatore, come effetto a catena.
La domanda che ci si pone fin da subito risulta essere in tutti i casi: come si combattono questi “cosi”? La risposta risiede in un modo decisamente originale: scattando fotografie. Ebbene si, una particolare macchina fotografica (reperibile dopo i primi dieci minuti dell’avventura) possiede il potere di catturare le anime degli spiriti, regalando al giocatore un bonus in punti da spendere poi in upgrade atti a migliorare le proprie possibilità. Così il danno che si può infierire al nemico sarà di maggior portata man mano che il livello del potere della macchina crescerà.

Orrore grafico?
Il comparto grafico, dal canto suo, raggiunge vette medio-alte e si presenta con un’interfaccia essenziale nei mezzi, ma variopinta nello stile; la grafica in game risulta molto pulita e fluida, le animazioni mantengono principalmente un ritmo piuttosto lento anche se sono qualitativamente discrete.
Degno di nota è il sistema di illuminazione: riesce a ricreare ombre in tempo reale molto realistiche in base agli elementi dello scenario (completamente in tre dimensioni, tra l’altro) senza alcun problema nemmeno con i fantasmi, che emanano una fioca luce, producendo effetti non indifferenti. Talvolta, in base allo sviluppo della storia, partono dei filmati in Computer Grafica che ricordano come qualità quelli degli ultimi Final Fantasy, mettendo in mostra anche un’ottima regia da parte degli artisti che vi hanno lavorato. Sapere poi che la grafica di tali filmati potrebbe essere confusa con quella in game non può che dare un’ennesima dimostrazione dell’elevata qualità di un comparto che, senza troppe pretese ma con grande classe, si impone ai vertici del genere.

Giocabilità…spettrale
Il girovagare per il villaggio accompagnando la propria sorellina per buona parte del gioco (in alcuni momenti scapperà in preda a visioni…sto rivelando troppo) è ripreso in terza persona da angolazioni particolari, ma funzionali allo stesso tempo, oppure con una modalità in prima persona con la pregevole qualità di immergere il giocatore nell’avventura fino a farlo sentire incredibilmente immedesimato negli eventi. Tuttavia, le animazioni, come detto in precedenza, soffrono di una certa lentezza, dunque inizialmente ci si potrebbe trovare male col sistema di controllo. Ma, appena viste le prime apparizioni, controllare il personaggio passerà in secondo piano…grazie all’elevatissimo grado di tensione che il titolo sa infondere. Quando invece viene attivata la modalità “macchina fotografica in mano” (tramite il tasto Y), la visuale passa in prima persona (se non lo si è già scelto prima di cominciare l’avventura) e indicatori vari appaiono sulla tipica cornicetta da obiettivo fotografico. Al centro, una volta individuato uno spettro, appare una sorta di mirino, che cambierà colore a seconda del tipo di ectoplasma inquadrato: arancione se da esorcizzare, blu se “da collezione” (o da indizio). Difatti, le fotografie scattate vanno tutte a finire in un album consultabile in qualunque momento dall’apposito menu.

Il vento che fischia…e il sonoro che spaventa
Il comparto sonoro è, in tutti i sensi, spaventoso. Le lunghe “passeggiate” per il villaggio sono sempre accompagnate da lievissimi rumori di fondo, quasi impercettibili, ma incredibilmente efficaci a livello di ansia ed inquietudine. I rumori ambientali (alcuni di essi, tra l’altro, fanno parte di questi suoni bassissimi) sono sempre amalgamati con la vicenda in corso. Ovviamente, se nei dintorni è appostato un fantasma, il ritmo sonoro accresce sensibilmente, aumentando il senso di paura ed ansia, almeno fino a quando non si ha sott’occhio il fantasma in questione: in questi casi scattano musiche dallo stile a metà tra l’horror e l’action (sempre lievi, pur di mantenere il ritmo di gioco più lento possibile: è il metodo che il bravo sviluppatore deve utilizzare per far provare al giocatore una sensazione di vera paura psicofisica).

Un incubo…non troppo lungo
Purtroppo (come consuetudine del genere), la longevità è l’aspetto meno riuscito di Fatal Frame 2: dieci ore di media a difficoltà normale per la modalità principale. Naturalmente non mancano elementi come enigmi, ma si limitano soprattutto alla solfa “trova la chiave per aprire quella porta chiusa”. Ad ovviare insomma tale (in parte) problema è stata inserita la modalità Survival, sbloccabile solo terminando l’avventura principale. Essa consente inoltre di visionare finali diversi, a seconda però delle proprie “performance”.

– Ottimo sonoro
– Sa spaventare a dovere
– Design molto originale

– Troppo poco longevo
– Forse un po’ lento

8.5

Fatal Frame 2: Crimson Butterfly Director’s Cut si posiziona senza dubbio ai vertici del genere horror multipiattaforma, pur non superando i “maestri” del genere, come il primo Silent Hill o alcuni Resident Evil. Un must del genere, caldamente consigliato agli appassionati. Se la longevità può scoraggiare l’acquisto, l’intensità delle dieci ore che costituiscono l’avventura valgono tutto il titolo.