Conception II

Recensione
A cura di DottorKillex - 24 Giugno 2014 - 0:00

Forti del buon successo di critica e di pubblico, testimoniato anche dal sonante 8,5 qui sulle pagine di Spaziogames, di Danganronpa, l’accoppiata Spike Chunsoft – Atlus ci riprova, proponendo agli affezionati del gioco portatile Conception II: Children of the Seven Stars, bizzarro incrocio tra un dungeon crawler dei più classici e una dating sim di quelle che fanno impazzire il pubblico nipponico.
Dopo diverse settimane alle prese con la versione PSVita , eccovi il mio parere.

Conception II

Sette ragazze per me, mi posson bastareee…
Protagonista di Conception II è Wake Archus, recluta della scuola di addestramento che prepara dei giovani adolescenti alla battaglia, in un mondo dove gli umani sono costretti alla convivenza con mostri che fuoriescono dai cosiddetti Dusk Circles, labirinti di origine ignota la cui progenie limita le persone a vivere in città-bunker, unici posti sicuri.
Il nostro alter ego, di cui possiamo decidere il nome ma non l’aspetto fisico, è però un prescelto, e come tale porta sulla mano il marchio del Dio delle Stelle, la divinità cui l’umanità sembra essersi votata: in quanto tale, diverrà presto l’arma principe nella lotta ai mostri, vista anche la sua capacità di concepire star children con studentesse di rango S, e cioè la crema dell’accademia.
Questo concepimento avviene tramite schermate vagamente allusive, ma, formalmente, con il solo contatto tra le mani del nostro eroe e quelle di sette fortunatissime (?) eroine, dalla cui unione scaturiranno dei fanciulli che potremo portare con noi durante l’esplorazione dei suddetti labirinti da cui i mostri fuoriescono.
Esattamente come il terzo episodio della saga di Persona, cui Conception II è a tratti ben più che un omaggio, il gioco si dividerà tra fasi di esplorazione e combattimento ed altre in cui, all’interno dell’accademia, dovremo adoperarci per migliorare il rapporto con tutte e sette le studentesse con cui dovremo…ehm…accoppiarci.
Il plot scorre via senza sorprese, il villain si rivela come tale già alla sua seconda uscita e gli stereotipi abbondano: il comparto narrativo non è certo uno dei punti di forza della produzione, ma alcune delle sottotrame legate alle ragazze con cui potremo interagire potrebbero catturare l’interesse dei più otaku tra i nostri lettori.

Harem o monogamia?
Nonostante l’imbarazzo iniziale e l’abbondanza di doppi sensi e situazioni inutilmente scabrose, le meccaniche di gameplay legate alla creazione di un piccolo esercito di figli da portarsi dietro in battaglia si rivelano tra le cose migliori della produzione: a seconda della profondità del legame con la madre, delle sue statistiche e della matriosca usata, si possono generare una grandissima varietà di combattenti, alcuni più abili nell’uso di magie elementali, altri nelle armi bianche, altri ancora nelle armi a distanza.

Conception II

Ognuna delle sette ragazze con cui potremo copulare pende verso certi parametri, differenziando a sufficienza la progenie che ne scaturirà e offrendo un livello di personalizzazione davvero niente male: lo stesso labirinto, se affrontato con una studentessa e i figli generati con lei può risultare tremendamente ostico, mentre volerà via liscio come l’olio se cambieremo a monte la scelta di quali classi portare con noi nell’esplorazione.
L’elemento strategico è approfondito da una grande quantità di equipaggiamenti diversi, rinvenibili sul campo e acquistabili nel negozio dell’accademia, con cui diversificare ulteriormente due bambini che pure appartengono alla stessa classe.
L’ingranaggio si inceppa però in più punti: innanzitutto il gioco, che dovrebbe spingere alla diversificazione del proprio party e all’approfondimento dei rapporti interpersonali con più pulzelle possibili, premia invece la scelta di una preferita e la fedeltà ad essa: durante la prima run, sono riuscito a massimizzare i rapporti con tre diverse protagoniste, ma solo una di queste è avanzata di livello a sufficienza per permettermi di affrontare senza problemi l’unico picco di difficoltà di un gioco clamorosamente facile.
Portando avanti la stessa eroina si otterranno notevoli bonus per i figli avuti da lei, senza che vi siano reali malus a dar peso alle nostre scelte: pur essendomi affidato alla combattente del lotto (e no, non perché è l’unica con le tette grosse!), sono riuscito a creare maghi di alto livello durante l’ultimo terzo dell’avventura e, nonostante appartenessero tutti all’elemento Terra, non ho avuto alcuna difficoltà a farmi strada lungo gli ultimi due dungeon, indipendentemente dalle debolezze elementali dei mostri ivi residenti.
Se da un lato questo potrebbe favorire la rigiocabilità (come testimoniato anche dalla presenza di un NG+), dall’altro toglie il gusto di darsi ai dialoghi con le ragazze, che dovrebbero costituire invece il cinquanta per cento dell’esperienza di gioco: si finisce così con il saltarli a piè pari, limitandosi a fare incetta dei Bond Points necessari per dar vita a nuovi figlioletti.
Non fa nemmeno onore a Spike Chunsoft la frequenza con cui si ripetono certe linee di dialogo con le ragazze, capaci di proferire la stessa identica frase a distanza di pochi minuti solo perché, nel frattempo, non si è portata avanti la storia in maniera sufficiente: limiti come questo tolgono credibilità alla figura delle sette eroine, che da inseparabili compagne di viaggio finiscono col divenire donne oggetto buone solo per la riproduzione.
Badate bene, mi tengo lontano chilometri da facili giudizi morali sullo spinoso argomento: sto solo sottolineando che la cosa non giova affatto al lato ludico di Conception II, che fallisce clamorosamente nel far sì che al giocatore importi davvero dei personaggi non giocanti, come invece avveniva in tutti i capitoli della già menzionata serie Persona.
In ultimo, il sistema di combattimento si barcamena, senza infamia né lode, incastonato in fasi di esplorazione assai monotone, che personalmente ho preso come una medicina sgradevole ma necessaria: i nemici sono semplici reskin di quanto già visto nei primi due dungeon, e, paradossalmente, si incontrano maggiori difficoltà negli scontri regolari che non nei boss, davvero semplici da abbattere.
In teoria, con i nemici visibili a schermo, non esiste lo spauracchio degli incontri casuali, ma in realtà, complici stanze minuscole infarcite di nemici, spesso non ci si potrà esimere dagli scontri, con tutto ciò che ne consegue.

Conception II

Nella media
Esattamente come per gli aspetti legati al gameplay, a livello tecnico, pur non essendoci nulla di particolarmente sbagliato, non c’è nemmeno nulla che meriti una lode particolare: come per i modelli nemici, i labirinti si susseguono gli uni uguali agli altri, con un semplice cambiamento di colori, e i modelli del nostro party, già composti da un numero esiguo di poligoni, sono animati maluccio, quasi come se rispondessero agli impulsi di un invisibile burattinaio.
Il character design non corre in soccorso di valori produttivi incerti, offrendo qualche spunto interessante solo tra le ragazze del nostro “harem”, a fronte di comprimari senza mordente e di figure maschili terribilmente androgine, magari adeguate per il Giappone ma fuori posto in Europa: e pensare che la versione recensita, per la console portatile Sony, dovrebbe essere sulla carta la più performante a livello tecnico, viste le specifiche hardware.
Due note positive sono invece rappresentate dalla durata generale, che si attesta sulle 25 ore per la prima run, e dal comparto sonoro, che, pur non potendo contare su un doppiaggio inglese degno di nota, si rifà con musiche di pregevole fattura e un battle theme particolarmente azzeccato.


– Personalizzazione estrema del proprio party
– Un paio di sottotrame interessanti
– Longevo e discretamente rigiocabile


– Debole a livello tecnico e narrativo
– Poco peso alle scelte del giocatore
– Non eccelle come JRPG…
– …e nemmeno come dating sim


6.5

A metà del guado tra un JRPG sulla falsariga dei Persona e una dating sim sui generis, Conception II finisce con l’essere né carne né pesce, proponendo un’esperienza ruolistica troppo debole, anche a fronte di un ottimo livello di personalizzazione del proprio party, e una simulazione di rapporti interpersonali poco profonda e credibile.
Ad eccezione della pochezza tecnica, quasi tutto ciò che il prodotto propone è nella norma, dal combat system ai dialoghi, così tanto nella norma da non riuscire a spiccare in alcun modo nella libreria di giochi di ruolo giapponesi di cui sia PsVita sia 3DS dispongono.




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