Castlevania

Recensione
A cura di Marcello Paolillo - 10 Luglio 2017 - 0:00

Quando il produttore Adi Shankar annunciò di avere in programma una serie animata per Castlevania, il popolo di videogiocatori esultò a gran voce, entusiasta dall’idea di vedere finalmente il ritorno sul piccolo schermo di una saga leggendaria, da troppi anni relegata ai margini e dimenticata dai più. La promessa, era quella di riprendere lo stile dei capitoli originali in due dimensioni, il tutto condito da una violenza e delle tematiche che non avrebbero fatto rimpiangere le atmosfere di Dracula’s Curse o Symphony of the Night. Ora, Netflix ha finalmente rilasciato i quattro episodi che compongono questa prima stagione. Preparate quindi frusta e acqua santa.

Castlevania

Cos’è un uomo?
Partiamo subito col dire una cosa: Castlevania è una serie breve. Brevissima. Quattro episodi da soli venticinque minuti l’uno fanno si che le vicende di vendetta e redenzione ambientate in Valacchia si esauriscano al calar del sole. E se ciò per molti potrebbe essere un bene, una saga come Castlevania avrebbe bisogno di più tempo e attenzione per essere raccontata ai posteri. Partiamo però dall’inizio: Dracula accoglie all’interno del suo castello una donna, Lisa, in seguito condannata al rogo per alcuni presunti atti di stregoneria che altri non sono che semplici esperimenti scientifici. Ciò scatena la furia vendicativa del Conte, il quale dichiara guerra alla Chiesa e all’umanità tutta lanciando loro contro un’orda di demoni assettati di sangue, che lasceranno sul loro cammino solo morte e distruzione a scapito della povera gente. Finché un bel giorno, l’ultimo discendente della famiglia Belmont – Trevor – non decide di redimere lo stemma della propria casata.
Warren Ellis tratteggia una storia cupa e sanguinosa, mettendo in contrapposizione scienza e religione (argomenti da sempre molto cari all’autore scozzese). Dracula stesso appare inizialmente non come il mostro invulnerabile e assetato di sangue, ma come un demone che per amore di una donna cerca la redenzione dando fiducia alla razza umana, fiducia che crollerà inevitabilmente non appena la sua amata verrà condannata a morte. Quattro episodi, si diceva, scanditi da sequenze d’azione rilasciate col contagoccie e lunghissimi dialoghi atti a spiegarci chi o cosa muove le fila del terribile piano di morte del principe Vlad Tepes.

Castlevania

Non è per mano mia che sono resuscitato!
Anche il protagonista Trevor Belmont (accompagnato dalla maga Sypha Belnades) non è di certo l’eroe tutto di un pezzo visto nei videogiochi omonimi. Qui abbiamo un uomo ai margini, uno sbandato che non si nega un boccale di birra e una sana rissa in un pub,  ben lontano dal cacciatori di mostri in gradi di frenare l’avanazata delle forze demoniache di Dracula. Attenzione però: non è sicuramente questo il difetto che rende Castlevania una serie embrionale dotata però di fascino da vendere, bensì il fatto che la lunghezza di un singolo episodio – come accennato poco sopra, appena venticinque minuti – non basta di certo a dipanare una sceneggiatura i cui dialoghi sono caratterizzati spesso da una profondità e delle tematiche adulte e complesse, che tratteggiano una psicologia dei personaggi principali realmente affascinante.
Per quanto riguarda invece i disegni e il tratto estetico generale, questi dipingono uno scenario cupo e sanguinolento, tradendo però delle animazioni imperfette e non sempre all’altezza, specie nelle (poche) sequenze d’azione che possiamo trovare in questa prima serie. E l’episodio finale, capace di nascondere al suo interno l’unico vero plot twist della stagione, ha il retrogusto del vero inizio, della partenza a scoppio ritardato. O meglio, quella prepotente sensazione che la sfida al Conte Dracula prende il via solo nel momento in cui tutto giunge al termine. Tolto questo, il mito di Castlevania è al sicuro: Shankar ed Ellis hanno portato sulla piattaforma streaming più nota al mondo un anime affascinante e suggestivo, un vero e proprio atto di amore verso una serie di videogiochi immortale che da anni aspetta di risorgere dall’oltretomba. Nonostante tutto, l’obiettivo è stato centrato.


– Atmosfera magistrale
– Personaggi realmente complessi
– Il ritorno di una serie leggendaria


– Davvero troppo breve
– Animazioni non sempre al top


7.5

Castlevania è una serie bellissima. L’unico problema, è che la visione di Adi Shankar e Warren Ellis è davvero troppo breve per non pensare a un prologo: quattro episodi da meno di mezz’ora l’uno non bastano infatti a saziare la fame di sangue dello spettatore, assuefatto dalle atmosfere gotiche e dai litri di sangue a schermo, che ne vorrebbe di più e subito. Per quello, ci sarà da aspettare però il 2018, con una seconda stagione da ben otto episodi che colmerà tutte le lacune (anche tecniche) di un prodotto pensato per tutti quei videogiocatori rimasti orfani della famiglia Belmont ormai da troppi anni. Anche solo per questo, c’è da essergli profondamente grati.




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