Ys Memories of Celceta su PS4: si stava meglio quando si stava su Vita? – Recensione

Adol Christin continua a perdere la memoria su ogni piattaforma sul mercato

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 19 Giugno 2020 - 13:30

Nell’ondata di rimasterizzazioni e riproposizioni, a vario titolo, di giochi provenienti da altre piattaforme o da epoche videoludiche differenti, ce ne sono tante meno pubblicizzate rispetto a quelle tripla A, le quali, pur rivolgendosi ad una nicchia specifica di appassionati, non mancano di portare brand gloriosi e ricchi di storia sulle console contemporanee. Oggi è il turno di Ys Memories of Celceta, che Marvelous ripropone all’utenza PS4 dopo l’esordio, ormai vecchio di oltre sei anni, sulla mai troppo compianta PlaystationVita. Vediamo com’è andata nella nostra recensione.

Amnesia portami via

Chi ama i giochi giapponesi, ed in particolare quelli di ruolo, sarà a conoscenza dell’amore di questi per l’amnesia, uno degli espedienti narrativi più abusati tra le produzioni provenienti dal Sol Levante. Nonostante non sia la prima volta che il prode Adol perda la memoria in seguito alla sua scapestrata vita da avventuriero, in Memories of Celceta, esattamente come nell’originale per Vita, le vicende si aprono seguendo il nostro che, incerto, vaga per le strada di Casnan City, visibilmente in preda alla stanchezza e ad una sorta di shock.

Per sua fortuna, il nostro collassa proprio dinanzi alla taverna del paese, e qualche anima pia lo raccoglie e gli offre un letto, all’interno del quale si risveglierà senza sapere né come si chiama né, tantomeno, dove si trova. Stavolta a far perdere la bussola al prode pel di carota sono state le insidie dell’enorme foresta di Celceta, dalla quale nessuno, a parte Adol, è mai uscito vivo.

Nondimeno, con l’aiuto dell’immancabile Duren (qui con un’inedita capigliatura argentata), non appena recuperate le forze, il protagonista accetta l’incarico dell’impero Romun, che, nella speranza di favorire le tratte commerciali e la libera circolazione delle truppe, cerca mercenari per mappare l’enorme ed incontaminata landa verde.

Ys Memories of Celceta su PS4: si stava meglio quando si stava su Vita? – Recensione

Inutile nascondere la debolezza dell’incipit e delle prime ore di gioco: il carisma del protagonista da solo non basta a sopperire a motivazioni abbastanza approssimative e alla scarsità di world building del titolo, che getta il giocatore in medias res senza troppe spiegazioni. Quello che, però, sembra poco più di un pretesto per avviare un viaggio lungo una trentina di ore circa, si rivelerà, ai più pazienti, come un plot discreto, che si infittisce a partire dalla seconda metà dell’avventura e svela retroscena interessanti sulle origini dell’eroe, del quale, pur essendo il protagonista di uno dei franchise più longevi della storia videoludica, si conosce ben poco.

Dal lontano 1987, anno di pubblicazione su Sega Master System II di quel gioiellino che corrispondeva al nome di Ys The Vanished Omens, infatti, si sono susseguiti episodi sulle piattaforme più disparate (dallo Sharp X68000 a Nintendo Switch, passando per il Turbografx ed il Saturn), che però hanno sempre narrato il presente del leggendario avventuriero, lasciando non poche ombre sul suo passato e sulla sua infanzia – che in Memories of Celceta, invece, sarà ripercorsa, pezzo dopo pezzo, durante tutta la durata del gioco.

Tra alti e bassi, insomma, la trama che sorreggerà l’avanzamento lungo la campagna principale ha però un innegabile merito: non mettersi mai troppo di mezzo tra i giocatori più impazienti e l’azione pura, vero punto di forza del gioco. I dialoghi non sono mai troppo lunghi, non ci sono troppi documenti e file testuali da leggere e coloro i quali, avvicinandosi per la prima volta al franchise, vorranno godersi solamente il frenetico combat system potranno farlo senza problemi. Nel contempo, i fan di vecchia data di Adol Christin troveranno qui qualche risposta attesa da lungo tempo e un buon numero di retroscena che non potranno che arricchire la loro conoscenza della serie e del suo uomo-copertina.

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Mappare come se non ci fosse un domani

L’esplorazione ed il combattimento, proprio come nei primi capitoli della serie, sono qui le vere protagoniste: a fronte di una mappa davvero enorme, dotata di un design sufficientemente strutturato per dare filo da torcere ai completisti e agli amanti dei metroidvania, il giocatore è sempre spinto a guardarsi intorno, tornare indietro per esplorare sentieri non battuti in prima istanza e aumentare la percentuale di suolo coperto, riportata nel menu della mappa.

Ad incitare l’esplorazione massiccia delle zone ci sono una serie di elementi studiati proprio per questo scopo: il ciclo giorno notte, sebbene molto accelerato, nasconde agli occhi certi mostri e certe ricompense a determinati orari, e la moltitudine di tesori segreti premia i giocatori più curiosi. D’altronde, uno dei problemi evidenziati in sede di analisi della versione per Playstation Vita torna qui immutato: la qualità delle missioni secondarie rimane tendente al basso, con fetch quest poco ispirate e che tendono a riportare il giocatore in zone già visitate, rallentando il ritmo di gioco, che rappresenta uno degli aspetti migliori della produzione.

Ys Memories of Celceta su PS4: si stava meglio quando si stava su Vita? – Recensione

Similmente, poco è stato fatto per migliorare la basica intelligenza artificiale dei due personaggi non controllati direttamente dal giocatore in combattimento: non solo è possibile settarne solamente l’atteggiamento generico (offensivo, difensivo e persino del tutto passivo), ma nel corso delle battaglie i nostri alleati dimostrano costantemente uno scarsissimo senza di auto-conservazione, caricando a testa bassa e finendo con il venire devastati soprattutto dai boss.

Nondimeno, il combat system funziona egregiamente: la velocità di esecuzione, la perizia nei movimenti e la strategia richieste non sono affatto banali, e anche al livello di difficoltà di default affidarsi al semplice button mashing porta dritti alla schermata del game over.

Molti nemici sono sensibili solamente ad una determinata tipologia di danni, assorbendo con nonchalance tutte le altre, e i boss picchiano come dei fabbri: senza riflessi pronti e la tendenza a schivare gli attacchi preparatevi a prendere sonori ceffoni proprio come ai bei tempi degli action RPG, recentemente riportati in auge da From Software e dai suoi Souls.

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Qui il combat system è assai più viscerale e basilare, beninteso, ma c’è comunque un certo gusto per la memorizzazione dei pattern nemici, per la schivata e per un approccio intelligente al nemico, in contrapposizione con taluni prodotti più recenti dove è possibile farsi strada a colpi di button mashing nemmeno fossero musou.

Passando da un combattente all’altro, allora, si ottimizzano i danni inferti, e, nel processo, si riempie la barra degli attacchi Extra, devastanti colpi multipli capaci di indirizzare uno scontro se utilizzati al momento giusto, mentre parano o schivando all’ultimo istante disponibile si possono ottenere dei boost temporanei alla difesa o l’attivazione dell’abusato, ma sempre stiloso, rallentamento del tempo, che consente di infliggere qualche colpo gratis ai nemici inermi.

Il loop di esplorazione e combattimento diviene presto ipnotico, e le ore scorrono senza troppa cognizione di causa: Ys Memories of Celceta è come la pizza davanti alla partita della vostra squadra preferita. Non inventa nulla, ma si lascia giocare con piacere tanto dai neofiti quanto dai vecchi volponi, che, superati abbondantemente i trenta, hanno già vestito i panni di Adol Christin in innumerevoli circostanze, impugnando i controller più disparati.

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60 fps e poco altro

Deludente, invece, il trattamento riservato al gioco in fase di rimasterizzazione, tanto da costringerci ad abbassare sensibilmente il voto finale rispetto alla versione per PSVita recensita sette inverni fa. Proprio da quest’ultima sono state prese, senza alcuna vergogna, la modellazione poligonale, la qualità delle texture e l’intero comparto animazioni senza che nessuno di questi sia stato aggiornato minimamente, nonostante la potenza della nuova console ospite.

Il risultato è straniante sin dalle primissime battute (il gatto che passeggia per le strade di Casnan City nella sequenza di apertura è di rara bruttezza), e la situazione non migliora con il prosieguo dell’avventura: il comparto tecnico, che già sulla sfortunata console Sony non era all’avanguardia, nel 2020 su PS4 risulta semplicemente obsoleto, e svilisce quanto di buono era stato fatto in origine sul versante artistico.

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Di fatto, le uniche due aggiunte sono da ricercare nella presenza della traccia audio giapponese e nell’aumento dei frame di aggiornamento, che passano dai trenta della vecchia versione ai sessanta di questa.

A noi, come a molti puristi della serie, è piaciuta molto l’aggiunta del doppiaggio in lingua originale, che rende giustizia ai personaggi molto più di quello inglese, un po’ troppo ingessato ed alle prese con una scelta delle voci spesso discutibile. Al netto della barriera linguistica, invece, gli attori nipponici restituiscono performance assai più vivide e credibili, che aiutano a dare verve ad una storia meno banale di quanto l’incipit e le prime ore di gioco potrebbero lasciar pensare.

Eppure questo non basta a definire Ys Memories of Celceta un vero e proprio remaster, visto che, per quanto ci riguarda, siamo molto più dalle parti di un port puro e semplice, con il solo aumento del framerate come significativa miglioria tecnica.

Ys Memories of Celceta su PS4: si stava meglio quando si stava su Vita? – Recensione

A risollevare il comparto tecnico ci pensa la consueta, strabiliante colonna sonora, un vero e proprio marchio di fabbrica della serie: firmata questa volta da un team di quattro compositori, capitanati da Takahiro Unisuga e Hayato Sonoda, la raccolta di musiche che accompagna Adol nei suoi viaggi è energizzante, martellante e tremendamente indicata per punteggiare il gameplay proposto. Ammettiamo di aver fatto ricorso spesso alla rigenerazione graduale dei punti vita, attivabile rimanendo immobili per qualche secondo, solo per gustarci al meglio certe tracce, tra chitarre, violini e ritmi forsennati, senza essere distolti dall’azione a schermo.

Con il senno di poi, alla luce della pigrizia di questa remaster/porting, il consiglio, per quei pochi eletti che possedessero ancora una PlayStation Vita, è di recuperare quella versione, che, al costo del dimezzamento dei frame per secondo, offre il pregio della portabilità ed un prezzo ancora più abbordabile di questa versione, che pure viene lanciata a meno di trenta euro. In alternativa, la versione PC offre una grafica migliore (con la possibilità di personalizzare diversi parametri) e, di nuovo, un prezzo al momento più appetibile.

Pensate bene a quale versione prendere, insomma, ma, fossimo in voi, una possibilità ad Adol Christin la daremmo, a patto che abbiate un debole per i giochi di ruolo d’azione più forsennati ed adrenalinici.

Se amate i giochi Marvelous, Rune Factory 4 a un prezzo speciale potrebbe essere proprio quello che per voi.

+ Combat system frenetico ed avvincente
+ Magnifica soundtrack
+ Trama essenziale ma non banale...
+ 60 fps e la traccia originale giapponese
- Rimasterizzazione che è più che altro un porting
- Graficamente molto lontano dagli standard odierni
- ...ma molto lenta ad ingranare

7.2

A fronte di un’operazione di rimasterizzazione (o sarebbe meglio dire di porting) piuttosto svogliata, che non include alcun contenuto aggiuntivo e non prende in carico alcune delle criticità che il prodotto aveva mostrato già sette anni or sono, Ys Memories of Celceta rimane comunque un buon action RPG, graziato da una colonna sonora energetica e da un sistema di combattimento ipercinetico e capace di impegnare anche i veterani ai livelli di difficoltà più alti. Difficile non consigliarlo a quanti amassero la serie e ai neofiti in cerca di adrenalina o di un gioco di ruolo tutto sommato breve rispetto alla media delle produzioni di genere odierne, a patto di non aspettarsi meraviglie né dal comparto tecnico, obsoleto nonostante il raddoppio del frame rate rispetto alla versione originale, né dalla narrativa, che si accontenta del minimo sindacale sotto diversi punti di vista. A nostro avviso, questa versione è la più debole delle tre fin qui pubblicate, ma se non possedeste PSVita o un PC gaming, allora potreste comunque farci un pensierino.




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