Xbox One Superslim, Scarlett Pro e Arcade, xCloud: facciamo chiarezza

Speciale
A cura di Paolo Sirio - 20 Dicembre 2018 - 10:00

Che piacciano o meno, i rumor sono entrati nel quotidiano degli appassionati di videogiochi, che si ritrovano pressoché ogni giorno a confrontarsi con indiscrezioni poco o molto credibili e a tentare di decifrarne la volontà in base alle sempre fallibili “fonti”. E man mano che ci avviciniamo all’inaugurazione di una nuova generazione, questi si fanno sempre più insistenti, sempre più dettagliati, sempre più ghiotti, e talvolta sempre più confusionari. Come nel caso di Xbox Scarlett e dell’ultima ondata di voci di corridoio, infarcita di nomi in codice e numerosi hardware – ne contiamo quattro per ora, ma sembrerebbero addirittura destinati a crescere -, che ci ha costretti a fare un po’ di double checking e riflessioni a mente lucida (soltanto) per capirci qualcosa e provare a tirare delle somme quantomeno verosimili.

Il risultato del lavoro di riassetto di questi rumor è lo speciale che state leggendo e che, in quanto riorganizzazione di un’indiscrezione, è anch’esso soggetto alla norma del “prendetelo con le molle”; una norma che di questi tempi non fa mai male ricordare.

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Current-gen

Il rumor di cui parleremo oggi è stato indicato per la precisione da Thurrott, blog specializzato in affari di Microsoft a 360 gradi e ritenuto storicamente affidabile, ed è passato al vaglio anche di Windows Central, un altro portale che sembra avere una certa affinità con gli spifferi di Redmond. Ed è un rumor che non si accontenta di parlare di next-gen, che forse sarebbe troppo prevedibile, ma comincia con le revisioni hardware cui dovrebbe venire sottoposta già Xbox One nel corso del prossimo anno. Ce ne sarebbero ben due. Una prima, che alcuni dicono sarà presentata a gennaio e altri come Thurrott prevedono per un’uscita nella primavera del prossimo anno, sarebbe la famigerata Xbox One S senza lettore ottico. Questa piattaforma, nome in codice Maverick, avrebbe il design di una Xbox One S ma arriverebbe prima di tutto ad un prezzo abbordabile, e soprattutto come spalla per un programma, nome in codice Roma (fieri di te, capitale), che consentirebbe di affiancarla ad un piano pluriennale di abbonamento a Xbox Game Pass e Xbox Live Gold. Non si tratterebbe di alcunché di rivoluzionario, quindi, ma soltanto di una declinazione esclusivamente digitale della piattaforma attuale, che si proporrebbe in una forma più accessibile sotto tutti i punti di vista e allargherebbe ulteriormente la platea dei servizi, dove Microsoft – “persa” la sfida con PS4 – sta giocando l’unica partita che le interessi in questo momento.

Il fatto che si parli di un piano di abbonamento all inclusive, una pista già battuta quest’anno dal platform owner, fa pensare che tale modello potrebbe essere riservato al solo territorio nordamericano, ma non sarebbe male (visto che si parlava di cose rivoluzionarie…) vederlo esportato dalle nostre parti ad inaugurare anche qui la console pagabile a rate servizi inclusi come lo smartphone di ultimo grido. Maggiormente ambizioso è il programma di trade-in delle copie fisiche presso rivenditori selezionati, che prenderebbero in consegna i nostri giochi dandoci codici per riscaricarli online: nell’ultimo rumor questo non è stato menzionato ma nei precedenti sì, e non sappiamo se si tratta di qualcosa che è stato valutato e scartato per poi venire riformulato come Roma o le due piste potranno essere percorse parallelamente.

Quanto alla generazione corrente, in ogni caso, non è finita qui: ci sarebbe in cantiere un’ulteriore Xbox One, una sorta di superslim sulla scia delle revisioni estetiche di fine gen cui sono state sottoposte Xbox 360 e PlayStation 3 in tempi non sospetti, nome in codice Anthem v2 (Anthem è il codename della Xbox One S originale). Questa nuova versione, la meno eccentrica del lotto, avrebbe come obiettivo base l’accompagnamento della One alla fine del suo percorso evolutivo con una riduzione quanto più ampia possibile della spesa richiesta per la produzione, pur mantenendo una proposta classica e quindi completa di uno storage accettabile – i tagli attuali non dovrebbero subire ritocchi – e di un lettore ottico Blu-ray. Inoltre, ultimo particolare tutt’altro che da sottovalutare ma di cui parleremo avanti, dalle parti di Redmond la vedrebbero come appoggio ideale per la fruizione di xCloud su console casalinga. Anthem v2 sarebbe lanciata con un po’ di fanfara diversamente da Maverick nella seconda metà dell’anno prossimo, quindi un annuncio all’E3 2019 affianco ad un teaser chissà quanto corposo di Scarlett lo vediamo abbastanza probabile.

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Next-gen

La questione next-gen è meno complicata di quanto si potrebbe immaginare, dal momento che Microsoft starebbe tentando senza troppi giri di parole di ripercorrere il sentiero di successo intrapreso alla metà degli anni 2000 con Xbox 360. Ovvero: ci sarebbero in cantiere non una ma due console next-gen, che sarebbero riunite sotto la famiglia di prodotti chiamata Scarlett (non un prodotto vero e proprio quindi denominato in questo modo, ma soltanto la famiglia a cui apparterrebbero le due piattaforme ognuna con una sua prerogativa tecnica ed economica). La famiglia sarebbe in cantiere con un unico dev kit attualmente in possesso degli sviluppatori, nome in codice Danta, e si articolerebbe in due console che per semplificazione vengono trattate internamente come Scarlett Arcade (codename Lockhart) e Scarlett Pro (codename Anaconda). I nomi stessi rimandano alla generazione di Xbox 360, che all’epoca si presentò sul mercato in due modelli, uno senza hard disk interno, che fu ben presto soppiantato perché l’assenza di un disco rigido – prodotto su cui Microsoft assunse una posizione pioneristica sulla prima Xbox ma a cui si rivolse con qualche dubbio visto il flop della sua prima esperienza – aveva un impatto negativo sulle prestazioni specie sui titoli multipiattaforma.

Sarà interessante vedere come il gigante americano proverà ad evitare il verificarsi di una situazione del genere, ma a quanto pare le differenze tra i due modelli in questa generazione dovrebbe essere più marcata sotto diversi punti di vista. In primis, quello tecnologico: Scarlett Arcade sarebbe una Xbox One X con alcuni perfezionamenti e ottimizzazioni sotto la scocca, così da reggere tranquillamente il 4K stabilito come milestone tecnica in questa seconda metà di ciclo vitale di Xbox One, mentre Scarlett Pro sarebbe il “mostro” della famiglia, con ogni genere di potenziamento possibile e immaginabile per una console next-gen, e il traguardo che pare ormai a portata di mano dei 4K con 60 fotogrammi al secondo (cui il produttore si potrebbe affidare per dare un’idea di distacco prestazionale rispetto alle confezioni già sugli scaffali).

Quanto alla CPU si parla di Zen 2, il processore di AMD che sarà presentato nel 2019, come riferimento prestazionale per l’APU – il chip che la dovrebbe includere come su One insieme alla scheda grafica – e, accettando ancora il prezioso feedback dei videogiocatori, si starebbe pensando ad un SSD in luogo della tecnologia ormai datata del disco rigido: ciò permetterebbe alla console di avere tempi di avvio inferiori e velocità di esecuzione nella dashboard superiore. Un cambiamento di questa portata sarebbe capace in effetti di dare il feeling di “nuova generazione” anche in una macchina entry level come potrebbe essere Scarlett Arcade, e visti i prezzi ormai in calo netto non sembrebbe una follia.

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Inoltre, Microsoft starebbe lavorando ad una nuova piattaforma di sviluppo chiamata GameCore, che potrebbe venire presentata alla GDC di inizio anno o poco dopo alla conferenza Build. Non si tratterebbe di altro che di una evoluzione di Universal Windows Platform, l’ecosistema che, unendo il lavoro degli sviluppatori impegnati su Windows 10 e Xbox One, ha reso possibile l’implementazione di Xbox Play Anywhere, ovvero del programma di cross-buy tra le due realtà di casa, nonché aggirato o perlomeno alleviato le difficoltà che insieme all’astrusa eSRAM nei primi anni di One portavano ai famigerati 900p. Se questi sono stati gli achievement sbloccati da UWP, c’è da dire che la semplificazione del flusso di lavoro promessa c’è stata e non c’è stata; vuoi per l’impatto di una novità chiaramente tutta da padroneggiare, vuoi per un’esecuzione che ha lasciato alquanto a desiderare e ha creato grattacapi non solo a team second party come Remedy su Quantum Break ma anche a compagnie di casa quali Playground Games su Forza Horizon 3.

Le cose sono andate man mano migliorando su Windows 10 e non poteva essere altrimenti visto l’aumento della conoscenza della piattaforma, ma il PC come declinato da Microsoft sembra ancora una bestia piuttosto difficile da domare e quest’ultima sembra aver colto il messaggio; ci sarebbe un investimento molto serio su tale nuovo “motore”, che andrebbe a coprire current e next gen di Xbox ma pure un futuro Windows (non pare all’orizzonte), e la volontà di coinvolgere nel processo con una posizione tutt’altro che marginale il Microsoft Store, di cui si è preso carico addirittura Phil Spencer in persona per far sì che sia non tanto competitivo con i big del settore in stile Steam, quanto di garantire la capacità di proporsi come spalla seria a Xbox Scarlett nel momento in cui si voglia far passare questo gemellaggio col PC come un valore aggiunto agli occhi dei clienti. La riorganizzazione visiva e strutturale dello store dovrebbe andare di pari passo con la dashboard della prossima console.

In secondo luogo, l’aspetto economico: dopo l’errore fatto con la Xbox One del 2013, lanciata alla price tag di €499 pur con l’inclusione di Kinect, che ha di fatto decretato le sorti della “console war” negli ultimi cinque anni, Microsoft vuole assicurarsi non solo di dare una possibilità a tutti di accedere ad una macchina ultimo modello, ma pure di avere una risposta pronta a quanti criticheranno il prezzo della reale controparte next-gen. Con una mossa simile, che di fatto riproporrebbe la dicotomia Xbox One S/Xbox One X fin dal day one della prossima generazione, ci si metterebbe al riparo da eventuali bluff targati PlayStation 5 diversamente da quanto accadde con il claim sorprendente, coraggioso e che ha ampiamente ripagato del lancio a €399.

project xcloud streaming

Project xCloud cross-generazionale

L’ultimo nodo da sciogliere è quello relativo a Project xCloud. L’intenzione di Microsoft è di farlo girare su tutti i dispositivi possibili, smartphone e tablet compresi, perché il suo scopo è ampliare la platea dei consumatori che potranno interfacciarsi a prescindere dal successo della sua console ai titoli prodotti dagli Studios e dai partner. Non è chiaro in questo momento come e soprattutto se verrà scaglionato il lancio previsto per il 2019: sappiamo che c’è un sistema di controllo in sviluppo ad hoc per il supporto al mobile, che non verrà affidato (se non opzionalmente) al finora scomodo touch screen ma potrebbe passare per un vero e proprio controller a parte, e sappiamo che questo passaggio sarà prioritaria, con l’appoggio di Xbox Game Pass, per la sostenibilità e il successo del progetto vista la diffusione dei device; lato console invece la situazione è tuttora fumosa.

Una current-gen, dicevamo la superslim di fine anno prossimo (Anthem v2), sarebbe il punto d’accesso casalingo per lo streaming ed è possibile che venga lanciata simultaneamente alla presentazione di xCloud come prodotto fatto e finito all’E3, per darle maggiore corpo se non altro. Questo non significherebbe, però e neppure in un momento iniziale, che le altre console della famiglia, come Xbox One S e Xbox One X verrebbero escluse dalla rosa delle supportate: fattivamente si tratterebbe di un’app da far girare sullo standard UWP ora e in futuro su GameCore, ma soprattutto non ne vediamo la necessità o la logica in un frangente in cui Redmond vuole e ha bisogno di essere inclusiva.

Per Thurrott l’affare dello streaming sarebbe a lunga gittata e cross-generazionale, e ci sarebbe infatti in cantiere un’altra console basata sulla stessa architettura di Anaconda, Scarlett Pro per intenderci: sarebbe un modello come Anthem v2 dai costi in fase di produzione inferiori e il design moderno della famiglia di Scarlett. Pare fattibile che per questa nuova Xbox si continui a puntare su una APU, sempre del partner storico AMD, e l’idea è che una customizzazione del chip Picasso rappresenti la soluzione migliore in termini di prestazioni, consumi e spazio. Idea già accarezzata per il prossimo refresh della linea Surface. Di questa variante si era parlato fin dal primo istante, ricorderete, con un avveniristico piano per allocare parte del carico computazionale su una console semi-tradizionale e la restante parte sulle nuvole, dove agirebbe una rete di potenti server, ed interverrebbero machine learning ed IA per prevedere i comportamenti dei giocatori e ridurre così al minimo i tempi necessari per il rilevamento delle azioni in-game. L’ingresso in scena di Pro e Arcade al lancio potrebbe mettere in secondo piano questa SKU o come sembrerebbe vedere una release in una fase successiva, a servizio pienamente a regime.

La premessa è ancora valida: trattasi di rumor, e trattasi nel nostro caso di uno speciale puramente rivolto a fare chiarezza nella mole di informazioni a volte spiazzante per chi si rivolga ad un sito specializzato di tanto in tanto e non abbia tempo per starle dietro o semplicemente voglia avere le idee un po’ più ordinate riguardo ad un possibile snodo dell’industria tra 2019 e 2020. Al momento abbiamo una coda di gen che si aggiornerà l’anno prossimo com’è stato con la passata un’ultima volta, una nuova generazione (anch’essa completamente retrocompatibile) destinata ad iniziare nel 2020 e un progetto, xCloud, che farà dello streaming una questione al di là delle piattaforme e a lunga scadenza. Nonostante la quantità di nomi in codici e variabili, le informazioni sembrano generalmente piuttosto credibili, e probabilmente lo resteranno per un po’, almeno fino al prossimo rumor.




TAG: Xbox One, Xbox Scarlett