Wolfenstein: Cyberpilot Recensione Playstation VR

Un buco nell'acqua per Wolfenstein e Arkane Studios

Recensione
A cura di Nicolò Bicego - 1 Agosto 2019 - 11:10

Ad accompagnare l’uscita di Wolfenstein: Youngblood, troviamo Wolfenstein: Cyberpilot, titolo in VR sviluppato da Arkane Studios e disponibile per Playstation 4 e PC. Muniti di Playstation VR e dei fidi Playstation Move, ci siamo calati in questa nuova esperienza in realtà virtuale, fiduciosi nell’operato di uno studio che ha saputo regalarci diversi gioielli videoludici. Peccato che…

I nazisti non passano mai di moda

Se avete familiarità con i recenti titoli della serie Wolfenstein, le premesse narrative di Wolfenstein: Cyberpilot vi suoneranno familiari. Vestiremo i panni di un membro della resistenza francese nella Parigi degli anni ’80, sotto l’occupazione dei nazisti; con lui saliremo a bordo di tre diverse tipologie di mech, pronti a distruggere tutto ciò che si metterà sulla nostra strada. È chiaro fin dall’inizio che la storia di Wolfenstein: Cyberpilot si appoggia a quanto di buono fatto dagli altri titoli della serie per creare un setting narrativamente interessante, puntando più a essere un compendio di quanto già sappiamo piuttosto che una buona storia indipendente. La trama si sviluppa quasi interamente attraverso i dialoghi con Maria, l’operatrice di supporto che ci guiderà attraverso le diverse missioni di gioco. Il fatto che il comparto narrativo sia carente non sarebbe di peso se il focus di Wolfenstein: Cyberpilot fosse sul gameplay; tuttavia, per motivi che vi spiegheremo più avanti, l’assenza di una storia coinvolgente penalizza il gioco molto più di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. Da un punto di vista tecnico, Wolfenstein: Cyberpilot fa il suo dovere, senza infamia e senza lode; non siamo di fronte a una delle migliori produzioni per Playstation VR, ma nonostante permangano i ben noti problemi di questa periferica, su tutti l’effetto blur, il titolo rimane visivamente abbastanza godibile. Il fatto di trovarsi all’interno di un mezzo aiuta anche a contenere la potenziale nausea causata dalla VR; certo, i più deboli di stomaco faranno comunque meglio a provare il titolo prima di acquistarlo, perché alcuni movimenti potranno comunque dargli fastidio nonostante le precauzioni prese dagli sviluppatori.

Mezzi di distruzione di massa

Come dicevamo, in Wolfenstein: Cyberpilot ci ritroveremo alla guida di tre diversi mech per portare distruzione nelle strade occupate di Parigi. Con due di questi mech, l’approccio è quello tipico degli FPS: con il Panzerhund potremo contare su un dirompente lanciafiamme, con la possibilità di utilizzare letali attacchi melee quando la situazione lo richiede; abbiamo poi il Zitadelle, che monta una possente mitragliatrice ed è in grado di sparare razzi. Il terzo mezzo, invece, si diversifica parecchio dagli altri: si tratta di un drone utilizzato per hackerare i computer dei nazisti, puntando dunque ad un’eliminazione silenziosa del nemico. Non è possibile scegliere liberamente il mezzo per giocare: ad ogni missione viene assegnato uno specifico veicolo, senza possibilità di cambiarlo. Giocando con i Playstation Move, il gameplay risulta piuttosto intuitivo: muoversi lungo le strade di Parigi, mirare e distruggere qualsiasi cosa si muova viene reso estremamente semplice anche dal fatto che Maria interverrà continuamente con spiegazioni dei meccanismi di gioco, che renderanno impossibile non capire cosa dobbiamo fare. Le missioni, peraltro, sono abbastanza lineari: non ci sono percorsi alternativi, né collezionabili da raccogliere. Solamente noi e orde di nemici da abbattere. E se anche questo può risultare divertente, il problema di Wolfenstein: Cyberpilot è che tutto finisce prima di cominciare davvero. Nella sua ora e mezza di durata, con sole quattro missioni all’attivo, Wolfenstein: Cyberpilot dà l’impressione di essere una demo più che un titolo completo. Le meccaniche di gioco sono appena accennate; tutte le sue potenzialità rimangono inespresse, perché i titoli di coda arrivano prima che il gioco riesca a decollare. Per questo dicevamo che le carenze narrative del titolo pesano molto su Wolfenstein: Cyberpilot; trattandosi di un’esperienza breve, poco approfondita dal punto di vista del gameplay, ci saremmo aspettati che gli sviluppatori avessero tentato di lasciare il segno almeno da un punto di vista narrativo. Le cose, purtroppo, non stanno così; e se questo sarebbe stato accettabile agli albori della VR, dove esperimenti di questo genere erano all’ordine del giorno, non lo è più quando questa tecnologia può vantare esperienze infinitamente più complete e soddisfacenti (pensiamo, ad esempio, a Doom VFR, per fare un nome). Poco importa che il prezzo di lancio sia davvero basso: rimane inevitabile chiedersi perché qualcuno dovrebbe volersi avventurare in questo spin-off, dato che non aggiunge nulla alla serie a cui appartiene e che quello che tenta di fare, lo hanno già fatto altri, molto meglio. È un vero peccato, perché le poche missioni disponibili mostrano delle potenzialità rimaste inespresse, che ci sarebbe piaciuto vedere giungere a maturazione; purtroppo, le cose erano destinate ad andare diversamente.

+ Tecnicamente soddisfacente
+ Divertente...
- ... per quello che dura
- Potenziale sprecato

5.5

Wolfenstein: Cyberpilot è un’occasione sprecata; pur mostrando un potenziale lodevole, il gioco si chiude prima di poter mettere a frutto le ottime premesse mostrate a livello di gameplay, al punto che sembra di trovarsi di fronte ad una demo piuttosto che ad un titolo completo. E se questo sarebbe stato accettabile agli albori della realtà virtuale, quando queste brevi “esperienze VR” erano largamente diffuse, oggi è un boccone difficile da digerire, quando è possibile trovare esperienze ben più complete ed appaganti, peraltro nello stesso genere. Non basta il prezzo budget a salvare Wolfenstein: Cyberpilot che, purtroppo, possiamo consigliare solo a chi è veramente appassionato della serie e davvero non può fare a meno di un’altra ora e mezza in compagnia dei nazisti.




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