Tutti gli uomini del Soldato-76

Speciale
A cura di Valentino Cinefra - 9 Gennaio 2019 - 11:00

Nel racconto breve Bastet, pubblicato recentemente e che potete recuperare a questo indirizzo, Blizzard ha confermato che Soldato-76 è gay. O meglio: attraverso la lettura scopriamo che il Comandante Jack Morrison ha avuto una relazione con un uomo.

Soldato 76 wallpaper

Anche Ana compare nel racconto (visto che i due si conosco dal tempo in cui Overwatch era una realtà consolidata nella fiction), ed è tramite un dialogo con lei che scopriamo una parte del passato del rude soldato. Lui è ferito dopo un violento scontro a fuoco tra le strade del Cairo, la prima volta che i due si incontrano dall’assalto al quartier generale di Overwatch, in Svizzera.

Un momento molto intenso, in cui i personaggi erano ignari del fatto che l’altro fosse sopravvissuto, due vecchi amici e commilitoni che si ritrovano in mezzo alla crisi. I due si scambiano battute, frecciatine, ma anche rammarico per l’aver constatato il tradimento di Reaper ed il triste destino di Widowmaker, anche in parte a causa dei propri errori. In un passaggio del racconto, Ana trova una fotografia in cui un giovanissimo Jack abbraccia un uomo di nome Vincent. Citiamo giusto un passaggio, toccante, dove apprendiamo che effettivamente Jack ha avuto una relazione omosessuale:

“Vincent… non pensavo a lui da anni,” disse Ana. “Lo stai ancora aspettando?”
Jack scosse la testa. “Niente del genere.”
“Non lo hai mai cercato? Dovevi essere curioso. Con tutti gli strumenti di sorveglianza del mondo… scommetto che Gabe gli avrebbe messo un agente di Blackwatch alle costole, se glielo avessi chiesto,” disse Ana.
Jack la guardò torvo.
“Ok, argomento delicato.”
Jack rise. “Si è sposato. Sono molto felici. E io sono felice per lui.”
Ana non era convinta. Nei primi tempi, Jack parlava spesso di lui, quando sognava che la guerra sarebbe finita presto e avrebbe avuto la possibilità di tornare a una vita normale. Ma una vita normale non è mai stata una ricompensa possibile, per persone come noi.
“Vincent meritava una vita più felice di quella che avrei potuto dargli io.” Jack sospirò. “Sapevamo entrambi che non avrei mai messo nulla al di sopra del mio dovere. Ho combattuto per proteggere le persone come lui… questo è il sacrificio che ho fatto.”
“Non siamo molto bravi con le relazioni, vero?” disse Ana, facendo scorrere inconsciamente il pollice sul dito dove un tempo portava la fede.

Tutti gli uomini del Soldato-76

Qual è il problema? Che, a quanto pare, la colpa è della comunità omosessuale che non ha rilasciato delle linee guida ai creativi del mondo dei videogiochi per creare uomini gay che possano essere riconoscibili fin da subito. Uomini che vestono di rosa e parlano in falsetto? Ovviamente gay, perfetto! Soldati veterani dal piglio alla Clint Eastwood, anziani, dallo sguardo truce e poco inclini alla dialettica? Eh no, è palesemente eterosessuale, non può essere gay!

È successo di nuovo. Perché, se nel caso di Tracer si parlava di una ragazza avvenente che sollevava sensazioni pruriginose nei confronti di una parte dei giocatori maschi eterosessuali, e quindi non era tutto questo gran problema che avesse una fidanzata, Soldato-76 non può essere assolutamente omosessuale per una serie di motivi, secondo una parte della community dei giocatori (e non).

Ecco le reazioni più comuni, più o meno parafrasate:

  • “Soldato-76 non è plausibilmente gay, quindi è stilisticamente sbagliato che lo sia”, che fa il paio con “Andromeda è sicuramente omosessuale perché è un Cavaliere dello Zodiaco uomo, sensibile e gentile”
  • “Eh, ma pensassero ai contenuti invece di queste boiate!”, disse l’utente che ha continuato a giocare ad un videogioco con più di due anni di supporto gratuito tra rework, eventi a tema, contenti cosmetici aggiuntivi, nuove modalità di gioco, mappe e personaggi
  • “È l’ultimo chiodo sulla bara di un gioco morente”, che nel frattempo supporta il mondo eSport ed ha una sua lega ufficiale, la Overwatch League, e prima di Fornite è stato per un anno e mezzo IL fenomeno mediatico del settore
  • “Non mi interessano queste cose da Overwatch”, che detto da una persona che ha espresso il suo parere non richiesto su un social network è abbastanza paradossale

L’avete capito, il solito bailamme. Oltretutto, Blizzard è stata anche sorprendentemente attaccata da una parte (per fortuna solo una parte) della community LGBT con l’accusa di strumentalizzare troppo l’argomento, sfruttandolo come argomento di difesa (non si capisce bene da quale attacco).

Potrei continuare premettendo che l’orientamento sessuale di chi vi scrive è verso le persone dell’altro sesso, oppure dicendo che Overwatch è tra i miei videogiochi preferiti degli ultimi anni, che non supporto in alcun modo l’omofobia, né gli atteggiamenti disfattisti e polemici tout-court, ma qui il discorso è molto più semplice: c’è un gravissimo problema di percezione che va immediatamente corretto.

Soldato 76 artwork, Overwatch

Un problema che si manifesta a più livelli di considerazione. Il primo è concettuale, relativo al mercato dei videogiochi che, nonostante il continuo, sempre più palese e repentino accesso alle informazioni, sembra ancora oscuro ai più.

Overwatch ha avuto (e continua ad avere) più di due anni di supporto continuativo gratuito – che nello stesso mondo in cui esiste un Fallout 76 con le sue microtransazioni oltraggiose è sempre un aggettivo doveroso da sottolineare – tra rework di personaggi, eventi a tema, contenuti cosmetici aggiuntivi, nuove modalità di gioco, mappe e personaggi, una community (quella dei Giocatori) il più possibile assecondata in termini di gameplay e bilanciamento. Il supporto al mondo eSport, la Overwatch League, i corti animati, la lore in espansione (magari poca per un videogioco story-driven, enorme per uno shooter multiplayer), il merchandise di ogni forma e dimensione. Poi i creativi di Blizzard (i personaggi sono opera loro, ed il team di creativi sta ad Irvine, non nei sub-Reddit dedicati alla fanfiction) che Soldato-76 ha avuto una storia omosessuale ed improvvisamente Overwatch diventa un gioco scadente, Blizzard è alla frutta, volano richieste di rimborsi, minacce, mobilitazioni politiche, ed altre incredibili storie di fantasia in edicola.

Cosa, esattamente, doveva fare Blizzard con Overwatch: regalarlo? Tra gli ultimi rumor c’è anche la possibilità che lo shooter diventi free to play. Chissà, magari in questo modo l’orientamento sessuale di Soldato-76 passerà in secondo piano.

Avere un personaggio omosessuale in un videogioco non ne modifica la giocabilità o l’esperienza generale, a meno che nella patch non venga aggiunto che Soldato-76 infligga più danni ai personaggi femminili, ed è davvero difficile comprendere reazioni di questo tipo. In aggiunta, pensare che la creazione di un racconto di 18 pagine possa influire in qualche modo sul lavoro del team di supporto e sviluppo (che di certo non si occupa di storytelling) significa avere le idee leggermente falsate.

Riguardo la questione stilistica, il fatto che Soldato-76 non “sembri” gay, è proprio il punto centrale della questione. Per rendere la rivelazione importante (ed essendo appunto una “rivelazione”, deve fare effetto) il contrasto deve essere vigoroso, ed ecco che il virilissimo Soldato-76 è perfetto per sorprendere i giocatori. In realtà, essendo un soldato è anche più probabile che Jack Morrison sia omosessuale, considerato che la categoria è statisticamente abbastanza prolifica in tal senso, nel mondo reale. Infine, non è che al lancio di Overwatch sia stato promesso un cast di personaggi esclusivamente eterosessuali. Non che avrebbe realmente senso una promozione del genere, ma nell’ambito delle assurdità è bene inserire tutto.

Soldato 76

Poi la questione sessuale. Ora, è ovvio che questo tipo di rivelazioni servano anche a creare un po’ di movimento intorno al prodotto, sono un sottile movimento di marketing che le aziende sfruttano, ma si può fare in tanti modi. Si può dire “Ehi, non vi avevamo detto che Tizio era gay? Ok, è gay.”, oppure creare una narrazione interna ad un videogioco che non ne avrebbe neanche bisogno, pubblicando un racconto di 18 pagine completamente gratuito (che è solo l’ultimo tassello di una serie di fumetti e cortometraggi, alcuni dei quali al limite dell’hollywoodiano).

Ma queste prese di posizioni sono anche importanti per dare a tutti la possibilità di non sentirsi diversi. E se a farlo sono aziende come Blizzard, che rischiano inserendo personaggi LGBT, come annunciando che il nuovo capitolo di Diablo è un videogioco mobile, ben venga. Anche perché non lo fa praticamente nessun altro, non con questa importanza mediatica. Potrebbe farlo Fortnite, ma i suoi personaggi sono delle skin in realtà, e sono talmente insulsi ed insignificanti che non avrebbero nessuna risonanza.

In un mondo in cui giocando online volano insulti omofobi, scritti oppure urlati, nella stragrande maggioranza dei casi, ci si può, anzi, ci si deve sentire fighissimi ad essere soldati, pistoleri, scimmioni-scienziati, soldatesse volanti in armatura oppure grosse ed armate di fucili al plasma, agenti cadetti, e quant’altro. Ma anche caucasici, afroamericani, orientali, o provenienti da qualsiasi parte del mondo.

Perché abbiamo pianto Robin Williams ricordando anche la sua passione per The Legend of Zelda – che ci ha fatto sentire ancora più vicini ad un gigante del mondo dell’intrattenimento – ma è inconcepibile ammettere l’esistenza di personaggi che possano far sentire un giocatore/giocatrice omosessuale meno diverso/a dai suoi amici che danno del “frocio di merda” al giocatore più forte della squadra avversaria?




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