Total War: Three Kingdoms – Eight Princes, cento anni dopo

Un DLC molto conservatore

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 27 Agosto 2019 - 10:07

Parto dalla fine: è stato davvero difficile esprimere un giudizio su Eight Princes. Questo primo vero DLC – il precedente Reign of Blood era la solita tassa da pagare per avere gli effetti cruenti – per Total War: Three Kingdoms riesce infatti a polarizzarne ancora di più i pregi e i difetti. L’ultimo strategico firmato Creative Assembly ha sviscerato l’epopea della guerra dei Tre Regni fin nei minimi dettagli, ricreando in modo maniacale le atmosfere, i sotterfugi e le lotte nell’antica Cina ma la profondità della parte gestionale non veniva sorretta in modo adeguato dalle battaglie tattiche, abbastanza piatte e insipide. Eight Princes sposta in avanti le lancette dell’orologio di circa cento anni, ma non si discosta troppo dal modus operandi adottato finora: il punto di forza è così ancora una volta il focus sulla storia della regione asiatica mentre tornano pressoché immutate le stesse criticità avanzate per il gioco principale. A questo si aggiunge poi una similitudine fin troppo marcata delle meccaniche di gioco, senza reali scossoni in grado di modificare significativamente la nuova campagna. Il risultato è presto detto: chi ama Three Kingdoms ritroverà in questa espansione tutti gli ingredienti che lo hanno tenuto incollato fra conquiste e diplomazia, ma chi si aspettava qualche toppa alle lacune o variazioni significative non troverà qui stimoli sufficienti.

Total War: Three Kingdoms – Eight Princes,  cento anni dopo

Eight Princes non si nasconde dietro un dito e il suo scopo e target di riferimento è palese. Si rivolge infatti con forza a chi ha una profonda conoscenza e passione della storia cinese e propone una campagna inedita che racconta gli anni successivi alla conclusione della guerra dei Tre Regni. L’anno è il 291 d.C e, nonostante il conflitto che ha dilaniato l’impero sia oramai alle spalle, la situazione è tutt’altro che pacifica. Dietro un’apparente tranquillità il terreno sotto i piedi della nuova dinastia Jin sta infatti andando in frantumi e l’ascesa al trono del debole imperatore Hui è l’innesco che fa saltare la polveriera. Il sovrano non è altro che una marionetta nelle mani dell’imperatrice Jia Nanfeng, eminenza grigia con ben pochi scrupoli che siede senza troppo imbarazzo sul trono e che cerca di sfruttare le lotte tra gli otto principi della famiglia Sima per accrescere il proprio potere. Tenere il filo delle vicende non è facile e l’arco temporale piuttosto breve è davvero carico di battaglie, tradimenti e alleanze, una mole di nozioni storiche che aumenta il valore di questo DLC agli occhi degli appassionati della materia, ma che rischia di sommergere di nomi e volti fin troppo simili i neofiti. Per fortuna arrivano in soccorso fonti di conoscenza 2.0 che da qualche tempo a questa parte stanno lavorando spalla a spalla con Creative Assembly: se cercate dunque tutti i dettagli del periodo o volete fare la conoscenza con le controparti reali degli eroi guidati nella nuova campagna il mio consiglio personale è quello di spendere qualche minuto sui contenuti dedicati ad opera dell’ottima Ancient History Encyclopedia o della pagina YouTube Kings and Generals.

Total War: Three Kingdoms – Eight Princes,  cento anni dopo

Il nuovo contesto storico porta con sé ben otto nuovi generali, tutti appartenenti alla famiglia Sima, associata al potere sin dai tempi della guerra dei Tre Regni. Questi nomi sono i protagonisti dell’inedita campagna e ciascuno di essi garantisce uno stile di gioco unico: ad esempio Sima Ai è più adatto a chi predilige la scalata al potere grazie alla propria potenza commerciale e ai vantaggi nel campo della ricerca, mentre Sima Wei è la scelta perfetta per chi non va molto per il sottile e ama soggiogare qualsiasi regione lo separi dal trono. Gli otto protagonisti non si differenziano solo per bonus o unità uniche, ma con essi varia anche la difficoltà complessiva della campagna, adeguabile in tal modo alla sfida che si cerca.

Total War: Three Kingdoms – Eight Princes,  cento anni dopo

Se si escludono questi nuovi attori e un obiettivo finale leggermente diverso – si può scegliere se aspirare al ruolo di nuovo imperatore o “accontentarsi” di vestire i panni del reggente – quello che resta è però è una copia carbone di quanto già visto nella campagna di Three Kingdoms. Cento anni non sono molti per una società legata alla tradizione come quella cinese, ma qua siamo davanti praticamente alla stessa mappa e alle stesse identiche unità, a cui si vanno aggiungendo solo i catafratti, possenti cavalieri corazzati capaci di scompaginare i ranghi nemici. Gli stessi principi Sima, al di là delle posizioni di partenza e dei legami, sono gli specchi di quelli già visti nel capitolo principale e ne ricalcano i ruoli, i punti di forza e di debolezza. Lo stesso discorso vale a grandi linee per le catene degli edifici, mentre per le riforme c’è stato quasi un passo indietro: l’interfaccia ad esse collegata è infatti ora più asettica e non sfrutta quello stile artistico orientale perfettamente adeguato per Three Kingdoms.

Total War: Three Kingdoms – Eight Princes,  cento anni dopo

Gli sforzi per proporre qualcosa di nuovo sono sono stati contenuti e le principali novità sono sono il sistema degli allineamenti e il riveduto ordine pubblico. Partendo da quest’ultimo, la stabilità dei propri insediamenti non è più legata alla felicità degli abitanti ma la variabile da tenere sotto controllo è ora l’appoggio dei nobili, mutamento che cerca di contestualizzare meglio la rinnovata lotta al potere, giocata principalmente dalle classi alte. Il cambiamento è nella realtà dei fatti quasi impercettibile, al contrario della seconda meccanica creata ad hoc per questo DLC. Il sistema degli allineamenti segue quattro percorsi, mente, spirito, ricchezza e potenza, ognuno connesso a bonus riguardanti specifici settori. Incamminarsi lungo la strada della mente significa godere di preziosi vantaggi in termini di prestigio e velocità di ricerca, mentre la via della potenza accorcia i tempi di reclutamento e influisce soprattutto sul lato bellico. Questa meccanica è stata sfruttata inoltre per dare maggior vigore alla campagna, ampliando gli snodi narrativi e inframezzando i turni con dilemmi e scelte poste al giocatore.

Total War: Three Kingdoms – Eight Princes,  cento anni dopo

Eight Princes è tutto fuorché una rivoluzione ma se si tiene conto della modesta cifra a cui viene venduto il rapporto qualità-prezzo risulta comunque favorevole. Immagino che il brainstorming negli studi di Creative Assembly sul cosa aggiungere e migliorare non sia durato moltissimo, una scelta conservatrice che non prende in considerazione i dubbi sollevati alla prova di Total War: Three Kingdoms. Ovviamente le correzioni strutturali sono materia di patch, ma fa storcere il naso rivedere anche in questa sede le stesse criticità di qualche mese fa, come gli sbilanciamenti delle battaglie nella modalità romanzo – gli eroi hanno un evidente problema con la “massa” e attraversano ancora senza problemi le file nemiche – e una AI fin troppo aggressiva che tende a dichiarare guerra anche senza un reale perché.

+ Una campagna nuova di zecca...
+ La solita cura per la storia
+ Il sistema degli allineamenti crea maggiore dinamicità
- ... Ma con ben poche novità
- Stesse unità, stessa mappa e stessi edifici

6.5

Total War: Three Kingdoms – Eight Princes ha un suo perché dal punto di vista quantitativo, molto meno sotto l’aspetto qualitativo. Questa prima espansione allarga infatti gli orizzonti sulle vicende della Cina antica, ampliando l’arco temporale sino al collasso della dinastia Jin, aggiungendo nuovi eroi e un nuovo contesto storico che di certo fa felici gli appassionati dell’argomento. Oltre al nuovo scenario, la campagna aggiunge però ben poco materiale e le meccaniche confezionate per l’occasione si contano sulle dita – nemmeno tutte – di una mano.




TAG: creative assembly, sega, total war three kingdoms