The Hex recensione | Sei personaggi in cerca d’autore

By |07/11/2018|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

Daniel Mullins è un autore eversivo e geniale al pari di Toby Fox (creatore di Undertale).
Col suo Pony Island, che “non è un gioco per pony“, Mullins si è inserito abilmente nello stesso filone di opere assurde, strane, innovative e totalmente imprevedibili. The Hex vuole dare continuità a questa natura sfuggente, evolvendo la tecnologia che stava alla base di un progetto che era prima di tutto fortemente sperimentale. Nel primo gioco di Mullins, il Maligno si era infiltrato nel codice di un videogame innocente e rivolto ai più piccoli, trasformandolo per sempre in qualcosa di malevolo, in un veicolo attraverso cui un’entità indecifrabile tentava di determinare la volontà di chi ne usufruiva. Con The Hex, la trama cambia totalmente e vengono presentate delle situazioni che confermano quanto la scuola del surrealismo indie sia ancora sulla cresta dell’onda.

Forty Six & 2

The Hex è ambientato all’interno di una vecchia taverna ubicata in un remoto e dimenticato angolo dell’universo videoludico, durante una notte tempestosa. All’interno del locale, gestito da un losco figuro in carrozzina con un ghigno sempre stampato sul viso, si trovano sei personaggi di videogiochi di generi diversi in fuga dal loro passato. La quiete apparente del Six Pint Inn viene interrotta da una telefonata, che informa il barista/proprietario del fatto che uno dei sei sta pianificando un omicidio. Chi sarà tra loro a macchiarsi del presunto (e imminente) delitto, sta a voi scoprirlo, ma in nessuno dei modi che vi potrebbero mai passare per la testa.

 

Considerate infatti che niente, in The Hex, si avvicina anche solo lontanamente al concept di altri titoli, e che l’imprevedibilità la farà da padrone praticamente in ogni singola scena.
I sei personaggi sono: il lottatore di un picchiaduro, il protagonista di un platform bidimensionale,
la maga di un gioco di ruolo, il cavaliere di un gioco di ruolo che per necessità è diventato uno space marine ed è stato protagonista di uno sparatutto, un vecchio soldato uscito fuori da un tattico a turni che ha pressoché tutto dei vecchi Fallout e il protagonista invisibile di un walking simulator. Già, invisibile perché non può – giustamente – essere visto da chi lo utilizza, pertanto è raffigurato come una sagoma scura e anonima con un bel punto interrogativo addosso. Geniale.

The Hex è sottotitolato in inglese ed è grossomodo completabile in sei ore, quindi più o meno un’ora per ogni personaggio. Il Six Pint Inn è un covo di segreti, e ha un modo per portare indietro i vecchi ricordi, motivo per cui ciascuno di essi, mentre vaga per le stanze dell’albergo, si ritroverà suo malgrado a ritornare indietro e rivivere il periodo (e nel luogo) da cui è riuscito a fuggire. La realtà, come vi renderete conto giocando a The Hex, è molto più stramba e ineffabile di come sto cercando di raccontarvi, e non sono rari i momenti in cui sarete sinceramente sorpresi da ciò che vedrete su schermo.

6 è il numero perfetto

The Hex vi consente di giocare a un’opera sfaccettata, incredibilmente varia, sorprendente e in grado di farsi ricordare esattamente e forse più di Pony Island. Già, forse anche di più, ma per motivi tutto sommato differenti. Considerate che userete tutti e sei i personaggi e che ciascuno di essi vi catapulterà nel proprio gioco, appartenente a un genere sempre diverso dall’altro. The Hex sembra di primo acchito un titolo investigativo, ma è in realtà anche un platform, un jrpg classico, una sorta di Twin Stick Shooter, uno sparatutto in prima persona, un walking simulator e un picchiaduro. E incredibilmente, sebbene The Hex abbia l’impianto tecnico di un indie bidimensionale con ovvi limiti tecnici, tutti funzionano benissimo, sono divertenti e ben realizzati.

Inoltre (e questo è un aspetto mutuato dal folle Pony Island), la seconda opera di Mullins offre delle versioni alternative, malate e corrotte di ogni singolo genere trattato, perché sotto la pelle di ogni software striscia una corporazione che gestisce le IP, che vuole condizionare il mercato, che lo vuole soggiogare, che non ha scrupoli e che è pronta a tutto pur di fare i propri interessi, anche mandare una sorta di boss digitale che altera la corretta conduzione di gioco. È proprio qui che The Hex dà il meglio di sé, con esperimenti di game design brillanti e implementati da una mente davvero arguta e vivace.

L’inconsuetudine di The Hex e la sua capacità di sovvertire i canoni classici del videogioco sono delle qualità rare nel mercato moderno. E simili qualità vanno premiate a occhi chiusi, se volete davvero essere sempre sorpresi da un medium che non ha nessun limite creativo. Mullins lo sa bene, e coi pochi mezzi che ha a disposizione, è riuscito di nuovo a fare centro con una disinvoltura che appartiene alle menti più brillanti. The Hex non è paragonabile a nulla. The Hex è speciale.

- Concept semplicemente geniale
- Sei giochi di generi diversi all'interno di un'opera surreale e sorprendente
- Nessun genere rappresentato ha debolezze
- L'unico limite è quello tecnico, ma a The Hex non manca davvero nulla

9.1

Cambi di prospettiva, di ambientazione, di genere, per un gioco che trascende i vincoli spesso autoimposti di un medium che è a completa disposizione della fantasia più sfrenata. The Hex, scanso di equivoci, non è un raccoglitori di giochi di versi, ed è in definitiva molto di più della somma delle sue parti. Daniel Mullins si evolve e supera in tutto il precedente Pony Island, riuscendo anche a fare una feroce critica contro le nefandezze del mercato moderno. Lui e Toby Fox fanno parte di una specie rara in via d’estinzione e da proteggere: sono unici esattamente come le opere che riescono a partorire.