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TES 6 e Starfield esclusive Xbox? Parlano Microsoft e Jez Corden

Abbiamo chiesto chiarimenti a Microsoft e un parere al nostro collega della nota testata Windows Central dopo le recenti polemiche

È stato un po’ il caso della settimana scorsa e, prima di metterci le mani e la faccia, ci siamo presi del tempo per sentire tutte le campane: i giochi di Bethesda saranno esclusive Microsoft accessibili soltanto attraverso le piattaforme che supportano Xbox Game Pass, in sintesi?

La tavola rotonda con Phil Spencer, Todd Howard e soci, che doveva fare luce sull’argomento, non ha fatto altro che confondere ulteriormente le idee alla community e ad una parte della stampa, che ancora litiga sull’interpretazione delle parole di questo o quel dirigente.

Ci sta, fa parte del gioco, e in tutta franchezza noi di SpazioGames, anziché darci alla sola speculazione, abbiamo preferito in questo caso alzare il telefono e sentire direttamente Microsoft per chiedere lumi al riguardo, e impugnato carta e penna per scrivere ad un nostro amico ben informato – Jez Corden di Windows Central – per chiedergli una mano a capirci di più.

Questo lavoro ovviamente richiede del tempo oltre che delle conoscenze, e ci rendiamo conto che la logica della notizia abbia delle necessità molto diverse da uno speciale come quello che state per leggere.

 

Dal canto nostro, e lo dimostra il fatto che il giorno successivo alla roundtable siamo usciti con un articolo che era già stato scritto la mattina precedente (senza cambiargli neppure una virgola), le affermazioni di Spencer non hanno mutato alcunché rispetto a quando proprio il boss di Xbox aveva annunciato l’acquisizione dell’intero gruppo ZeniMax Media.

Abbiamo colto con stupore, quindi, le reazioni scomposte di molti, cui evidentemente gli statement di mesi prima erano sfuggiti, ma giusto per sicurezza abbiamo pensato che sarebbe stato il caso – anziché star lì a rimuginare su chi avesse ragione, pratica alla quale non ci interessa partecipare – chiedere ai diretti interessati una conferma, o una smentita, di come l’avevamo vista fino ad allora.

La dichiarazione di Spencer e la nostra lettura

Poiché si è parlato tantissimo del virgolettato di Phil Spencer tratto dalla tavola rotonda con i vertici pubblici di Bethesda, dedicheremo un’attenzione alquanto relativa alla sua analisi – si è già detto di tutto e di più al riguardo, e sinceramente troviamo abbastanza inquietante l’analisi logica e grammaticale condotta su un evento, come confermato via social da Aaron Greenberg, in cui si è parlato praticamente a braccio.

Phil Spencer ha sfoggiato la sua maglietta di Skyrim per l'occasione.

Quindi, rapidamente, cos’ha detto Spencer?

«We have games that exists on other platforms and we’re going to go support those games on the platforms that they are on. There are communities of players, we love those players, and we’re going to invest in them.

And even in the future there might be things that have either contractual things or legacy on different platforms that we’ll go do, but if you’re an Xbox customer, the thing I want you to know is this is about delivering great exclusive games for you that ship on platforms where Game Pass exists».

La lasciamo in inglese giusto per evitare che ulteriori dubbi, legati alla traduzione, vengano a galla, ma appare subito chiaro che i punti toccati siano quattro:

  1. i giochi che esistono su altre piattaforme continueranno ad essere supportati (The Elder Scrolls Online, Fallout 76)
  2. i giochi che hanno obblighi contrattuali usciranno sulle piattaforme per le quali erano stati annunciati (Deathloop, GhostWire Tokyo per PS5)
  3. le serie che hanno una “legacy”, una tradizione su altre piattaforme continueranno ad uscirci (DOOM, The Elder Scrolls, Fallout)
  4. ci saranno “grandi esclusive” per le “piattaforme dove Game Pass esiste” (PC, mobile, console)

Sostanzialmente, non è cambiato niente rispetto allo scorso settembre, quando l’EVP al gaming di Microsoft disse che «una delle cose che mi entusiasma di più è vedere la roadmap dei futuri giochi di Bethesda, alcuni annunciati e molti non annunciati, per le console Xbox e PC incluso Starfield».

Il riferimento a Starfield è quantomai indicativo del significato di queste parole e di quelle pronunciate alla roundtable: ogni nuova IP proveniente dai team di sviluppo di Bethesda (e in senso più ampio ZeniMax), esattamente come il titolo fantascientifico-spaziale di BGS, sarà un’esclusiva Xbox, mentre giochi 2) con obblighi contrattuali, 3) che hanno una tradizione su altre piattaforme, continueranno semplicemente ad uscirci.

Gran parte della discussione verte su The Elder Scrolls VI e Starfield.

Per intenderci, The Elder Scrolls VI in questa faccenda sarà un po’ il Minecraft della situazione, sia per le dimensioni dell’IP – che sarebbe controproducente chiudere nel recinto del solo Xbox Game Pass quando puoi venderla a 80 euro/copia a decine di milioni di utenti PlayStation – sia per la sua popolarità, che può essere sfruttata come cavallo di Troia per abbonamenti e piattaforma.

Il nuovo gioco dei creatori dell’originale Prey (riuniti sotto Roundhouse Studios) e la proprietà intellettuale inedita che sarà sfornata dalla squadra del reboot (Arkane Austin), per fare due esempi veloci, saranno invece candidati ideali al titolo di esclusiva: hanno tutto da guadagnare – in termini principalmente mediatici – dall’essere venduti come un prodotto disponibile “solo su”, mentre perderanno poco o niente da un’uscita multipiattaforma che non li ha mai gratificati troppo.

Cosa ci ha detto Microsoft

Questa è la situazione per come si è profilata finora, in tutta onestà, abbastanza chiaramente. Tuttavia, per evitare di finire anche noi nel giro delle speculazioni (cosa che non ci pare, ma della quale potremmo essere “tacciati”), ecco che abbiamo chiesto a Microsoft un chiarimento circa le parole di Phil Spencer all’ultima tavola rotonda con Bethesda.

La tavola rotonda 'della discordia'.

La risposta che ci è stata fornita a mezzo email da un portavoce non è particolarmente sorprendente:

«Al momento Bethesda non ha ulteriori informazioni da aggiungere sul tema. Tutte le informazioni sono disponibili sul Blog Post della tavola rotonda disponibile su Xbox Wire».

Insomma, la casa di Redmond e la sua nuova consociata non hanno aggiunte da fare rispetto a quanto detto alla roundtable della settimana scorsa, e – come dicevamo – questo genere di (non) dichiarazione non ci sorprende affatto. In primis, ma questo è ovvio, perché probabilmente per un chiarimento che mettesse davvero i puntini sulle “i” non si sarebbe atteso così tanto e forse nemmeno il Paolo Sirio di turno che va lì e chiede delucidazioni.

In secondo luogo, perché questa ambiguità fa ovviamente gioco a Microsoft: appena chiusa un’acquisizione di una tale portata, il gigante americano non ha interesse a tranquillizzare i clienti di un concorrente, anzi Spencer è stato fin troppo conciliante visto che dalle sue parole potevano dipendere le scelte di acquisto di una PS5 o una Xbox Series X di tanti videogiocatori, e al contempo vuole cavalcare l’onda dell’esaltazione dei suoi fan che si aspettano esclusive pagate profumatamente.

L'obbligo contrattuale più importante, per ora, è Deathloop.

L’affermazione che ci ha girato la Grande M è proprio la certificazione del fatto che, sì, Spencer e i suoi sono a conoscenza dell’interpretabilità delle dichiarazioni lanciate al roundtable con Bethesda, e che non vogliono (non “non possono”, poiché gli obblighi contrattuali menzionati prima è già stato precisato che saranno rispettati) diradare le nubi in merito prima del tempo.

Difficilmente la questione sarà chiarita prima della consueta finestra dell’E3 di giugno (continuiamo a chiamarlo E3 per convenzione, ma in realtà non sappiamo ancora se ci sarà uno stendardo comune con quella denominazione per i grandi player), dove Bethesda terrà una propria conferenza separata da quella di Microsoft e degli Xbox Game Studios.

In una finestra temporale precedente lasceremmo aperta l’ipotesi Deathloop su Xbox Game Pass per PC al day one di maggio: tanto dipende da quanto ai piani alti vogliano “sporcarsi le mani” nel delicato gioco di diplomazie con Sony, cui è stata promessa un’esclusiva sì console, ma anche e soprattutto mediatica a cui andresti a mettere i bastoni tra le ruote.

 

All’evento “E3” di Bethesda ci aspettiamo un reveal in pompa magna del gameplay di Starfield e, come andiamo vaticinando da qualche tempo, l’annuncio della sua uscita per la fine del 2021 (piano originale in stile Fallout 4, secondo noi, ma il COVID-19 potrebbe averci messo lo zampino per cui il rischio di uno “slittamento” è sempre dietro l’angolo).

L’operazione conclusa or ora con il platform owner di Xbox potrebbe spingere a giocarsi qualche carta in anticipo rispetto ai programmi, magari con un teaser dei due studi che abbiamo menzionato in alto e una manciata di sorprese per ringalluzzire la nuova platea e pompare ancora di più le prospettive degli abbonati, ma è abbastanza scontato per quanto ci riguarda che il focus sarà posto su Starfield come esclusiva PC, console e mobile su Xbox Game Pass.

Cosa ci ha detto Jez Corden

Non contenti, siamo andati anche dal nostro amico Jez Corden di Windows Central, una fonte molto vicina alle cose di casa Microsoft (tant’è vero che gran parte dei rumor, quelli attendibili, che leggete su Xbox arrivano proprio da lì), per chiedergli una mano a leggere nei piani immediati e futuri delineati dopo l’acquisizione di Bethesda.

Cosa significa questa 'fusione' nell'immediato e per il futuro?

Corden ci aveva già anticipato in esclusiva l’esistenza e le caratteristiche di Xbox Series S, prim’ancora che si chiamasse così e portava ancora il nome in codice di Xbox Lockhart, per cui chi meglio di lui poteva gettare un po’ di luce sull’argomento?

La penna di punta del panorama Xbox ci ha precisato subito che «nulla è scolpito nella pietra fintanto che non sarà confermato nero su bianco attraverso mezzi ufficiali, ma queste sono le mie migliori ipotesi basate su una conoscenza intima della strategia e della traiettoria di Microsoft» che, visto il suo track record estremamente positivo, poco non è.

Prima di tutto, il giornalista ha puntualizzato che «il modo in cui questo è stato inquadrato è stato piuttosto intelligente, dal momento che lascia spazio per l’interpretazione, e tiene Starfield e The Elder Scrolls VI nella conversazione più ampia e al contempo mantiene l’interesse per questi giochi alto anche per quanti non necessariamente interessati all’ecosistema PC o Xbox».

Questi simboli potrebbero ancora stare l'uno affianco all'altro in futuro.

Pure lui condivide il ragionamento riguardo al fatto che «il miglior momento per annunciare esplicitamente l’esclusiva di una piattaforma sarebbe, idealmente, alla fine di un gameplay trailer ad alta qualità» e di certo non durante una tavola rotonda informale, così come l’ambiguità che fa gioco a Redmond. «Quando si parla di esclusive, devi solo guardare alle interpretazioni nella community Xbox. Microsoft sapeva che i fan Xbox avrebbero preso tutto questo come se significasse una piena esclusiva, e non ha fatto alcuno sforzo per abbassare quell’aspettativa».

Il senior editor di Windows Central ha poi ampliato lo spettro delle sue considerazioni, discutendo cosa significherà Xbox Game Pass nel futuro e non soltanto una volta che i grandi giochi imminenti di Bethesda, come The Elder Scrolls VI (dopo il quale, evidentemente, non è che Bethesda smetterà di sviluppare titoli o di evolversi, pure in un senso più spiccato di esclusiva, presumibilmente), saranno sfornati.

Spencer ha spiegato che «a lui non serve lanciare questi giochi su altre piattaforme. È stato anche attento nel dire che questo riguarda le piattaforme che supportano Xbox Game Pass» e secondo Corden questo punto è più un discorso di «lasciare la porta aperta alla possibilità di portare qualche forma di Xbox Game Pass su PlayStation o Nintendo Switch in futuro», garantendo accesso anche a titoli che dovrebbero essere esclusive del servizio come Starfield.

Ecco da dove arriveranno quei 'miliardi' di giocatori.

In futuro, però, la faccenda non riguarderà più soltanto le console, anzi queste giocheranno un ruolo assai marginale.

«Quando Microsoft lancerà questi giochi, mi aspetto che punteranno fortemente sul fatto che questi giochi saranno giocabili su Android, che ha una base installata di miliardi, non milioni.

Android, e più avanti iOS via web con Xbox Game Pass, renderà The Elder Scrolls VI il capitolo più accessibile nella storia del franchise, con o senza la base installata di PlayStation o addirittura senza la base installata delle console Xbox».

Cosa ci sarà dopo The Elder Scrolls VI e, in generale, questa prima infornata di titoli Bethesda in arrivo?

«È al 100% una questione di far crescere Xbox Game Pass» per Microsoft, secondo Corden, e questo vuol dire che, «a meno che PlayStation e Nintendo Switch non ricevano qualche forma di Xbox Game Pass in futuro (e certamente potrebbero, è una possibilità), non mi aspetterei di vedere nuovi capitoli dei grandi franchise Bethesda in uscita su piattaforme non servite da Xbox Game Pass in futuro».

Per intenderci, un The Elder Scrolls VII, se e quando sarà, sarebbe molto difficile su una PlayStation 6 alle attuali condizioni, mentre «forse Indiana Jones (poiché è proprietà di Disney)» potrebbe costituire un’eccezione sulla scia degli «obblighi contrattuali come Deathloop».

L'Indiana Jones di Machine Games potrebbe rappresentare un'eccezione.

Una chiosa non richiesta ma gradita sulla confusione generale, e anche sulla litigiosità della stampa, ora che i videogiochi affrontano quello che sembrerebbe un cambiamento epocale, il senior editor di Windows Central la fa in chiusura:

«Il panorama dell’industria sta cambiando rapidamente, ed è difficile per alcuni giornalisti e commentatori più vecchi vedere oltre l’industria con cui sono cresciuti».

Più chiaro di così.

In conclusione

Due elementi appaiono evidenti, quindi, in questa fase. Il primo è che Microsoft non si sta preoccupando troppo di chiarire la vicenda delle esclusive Bethesda, perché abbastanza nitidamente non le converrebbe in questa fase in cui sta spingendo non tanto su Xbox Game Pass ma sulla sua prospettiva futura; sta vendendo abbonamenti, ora, più che il loro contenuto, e parte di questo processo di esaltazione della potenziale base d’utenza sta nel lasciar credere tutti i titoli della casa di The Elder Scrolls saranno inclusi nel servizio in esclusiva.

Solo l'inizio, evidentemente.

Il secondo è che, e lo ripetiamo da molto ormai, l’attuale Xbox Game Pass altro non è che l’embrione del servizio immaginato da Microsoft, la cui gittata sarà notevolmente più lunga e ampia; l’obiettivo non è foraggiare questa o quella console ma rivolgersi all’intero pubblico di giocatori potenziali – sì, anche quelli che potrebbero esserlo e non lo sanno ancora, che lo scopriranno quando Xbox sarà un’app sul loro ultimo televisore – attraverso un’infrastruttura costruita in decenni.

È vero che per raggiungere tale scopo il gigante statunitense non avrà bisogno né di Sony né di Nintendo – quando avrà a disposizione miliardi di gamer, rinunciare a PlayStation 5 e Switch sarà molto semplice e darà quel tocco “premium” che i giocatori hardcore tanto desiderano senza escludere realmente nessuno (uno smartphone ce l’ha chiunque) – ma, nel momento in cui questa visione sarà completata, parlare di esclusive sarà forse la cosa più obsoleta che potrete fare.

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