Stormland, la fantascienza in VR – Recensione

Insomniac Games torna alla realtà virtuale con un titolo ambizioso e capace di stupire

Recensione VR
A cura di Daniele Spelta - 12 Febbraio 2020 - 10:31

Forse abbiamo dato per spacciata la VR troppo presto. Togliete pure quel l’epitaffio affrettato scritto sulla tomba della periferica – e non solo perché Valve stessa si è mossa in prima persona con l’attesissimo Half-Life: Alyx. Prima di Gabe&Co. altre software house di spicco hanno iniziato a mostrare interesse per una fetta di mercato rimasta a lungo priva di nomi rilevanti e di titoli che andassero più in là di una tech demo, di una breve esperienza interattiva o di un trip allucinogeno in stile Polybius, Rez Infinite o Thumper. Fra questi attori c’è Insomniac Game, salita recentemente a nuova ribalta per l’ottimo Marvel’s Spider-Man e pioniera nel campo della realtà virtuale grazie a Edge of Nowhere. Uscita nel 2016, questa avventura è la perfetta sintesi dei primi anni di Oculus Rift – piattaforma prediletta da Insomniac in questo ambito – e degli altri visori, una scintilla di innovazione che si spegne troppo in fretta a causa di idee solo abbozzate, acerba e vittima di un approccio troppo tradizionalista al medium.

Passi in avanti

A circa tre anni di distanza, Stormland si rivela un progetto decisamente più ambizioso, maturo e con piena coscienza del suo essere altro, pensato e realizzato tenendo a mente il pieno potenziale immersivo della VR. In quest’ottica è stata strutturata un’avventura dalla longevità ben calibrata – circa 6/7 ore per portare a termine la campagna principale – in cui si vestono i panni di Vesper, un robot taciturno che si risveglia nel bel mezzo del classico disastro: non sa dove si trova, cosa sia successo ai suoi compagni e le poche informazioni iniziali parlano di una devastante catastrofe – The Storm – che ha spazzato via quasi ogni traccia di civiltà.
Fra cliché fantascientifici, soliti cattivoni da eliminare e un sottotesto ambientalista solo abbozzato e mai sviscerato, la storia non è certo il punto forte di Stormland, soprattutto a causa di una fase iniziale lenta e accompagnata da comprimari senza carisma ed espedienti narrativi che faticano a suscitare interesse.

Stormland, la fantascienza in VR – Recensione

A fare da corollario alla modalità storia vi è poi un interessante endgame tramite il quale, settimanalmente, l’universo di gioco viene riprogettato, con tanto di variazioni alle quest e nemici più coriacei. Si tratta di una piacevole variazioni e di un valido stimolo per tornare ad indossare il casco, anche se è difficile inquadrare Stormland nei canoni di un game as a service.

Un mondo in cui perdersi

Nonostante una certa superficialità nel raccontare gli eventi, è difficile non rimanere incantati da quello che prende vita sotto i nostri occhi: Stormland lascia senza fiato. Le macro aree in cui è diviso il mondo di gioco sono degli atolli da esplorare quasi liberamente e, se in un titolo “normale” – passateci il termine orrendo – la costruzione delle isole difficilmente rimarrebbe impressa nella memoria, grazie alla realtà virtuale ogni albero, insediamento e distesa su cui planare diventa qualcosa di mastodontico ed estremamente fisico, regalando all’opera di Insomniac Game la capacità di incantare in ogni singolo anfratto. Complessivamente è buono anche il level design, soprattutto grazie alla spiccata verticalità che contraddistingue le isole e in particolare gli insediamenti.

Stormland, la fantascienza in VR – Recensione

L’immedesimazione fa rima con una realizzazione tecnica con ben pochi eguali, anche su questa piattaforma. I requisiti sono piuttosto alti e, se da un lato le opzioni grafiche possono alleggerire la richiesta, è un peccato dover scendere a compromessi risparmiando in dettagli ed effetti. La VR però non fa prigionieri e, quando abbiamo provato a impostare tutte le opzioni a ultra, il frame rate ne ha risentito – e purtroppo anche il nostro stomaco. La motion sickness è uno dei problemi cronici per tutti quei lavori che fanno ricorso al movimento libero e la dinamicità di Stormland, al netto degli accorgimenti da attivare nelle opzioni, potrebbe causare qualche fastidio a che soffre di queste problematiche.

Un gioco classico in un contesto diverso

In termini di puro gameplay siamo al cospetto di uno sparatutto in prima persona, etichetta che sta ben stretta a un titolo che abbraccia anche componenti tipiche da RPG. Tramite innesti possono essere migliorati l’arsenale offensivo di Vesper e la sua mobilità, a cui si aggiunge inoltre un quantitativo più che accettabile di bocche da fuoco, da montare e smontare a piacere per ottenere nuovi materiali.

Stormland, la fantascienza in VR – Recensione

Se proprio volessimo trovare un difetto, Stormland fatica a gestire le situazioni più complesse, fasi in cui emerge un sistema di puntamento non troppo preciso e un approccio stealth difficile da decifrare anche a causa di una AI ballerina, alle volte troppo sveglia e in altri casi semplicemente addormentata. Inoltre, a causa della struttura delle missioni, si avverte una forte sensazione di riciclo nel dover compiere più o meno sempre gli stessi compiti, obiettivi che alle volte falliscono a causa di errori difficili da prevedere.

Orgogliosamente diverso

Missioni banali, shooting non esaltante e storia dimenticabile, eppure Stormland supera agilmente i suoi difetti e lo fa grazie ad una parola: libertà. Libertà di approccio, libertà di movimento, libertà nel trovare una soluzione che forse nemmeno gli stessi sviluppatori avevano previsto, un check su un obiettivo raggiunto grazie ad una arrampicata sulla parete, un salto esplosivo su un gruppetto di robot nemici e infine degli headshot elettrificati per liberare definitivamente l’avamposto. Quasi per un paradosso, il pieno potenziale viene raggiunto nelle fasi di collegamento, dove giocare senza vincoli con gli spazi per cercare risorse nascoste, per gettare un nuovo sguardo sulle ignare prede o semplicemente per ammirare i colossali panorami mentre si attivano i propulsori.

Stormland, la fantascienza in VR – Recensione

Il sistema di controllo funziona piuttosto bene, soprattutto quando si entra in confidenza con una mappatura dei tasti che lascia qualche perplessità a causa di un paio di sovrapposizioni. Al di là di questi piccoli nei, uno dei maggiori pregi di Stormland è quello di catapultare il giocatore dentro il proprio mondo senza alcuna pausa. L’HUD diegetico è sempre a portata in mano e fornisce tutte le informazioni in modo contestuale senza affidarsi a menù che bloccano lo scorrere delle azioni: si consulta l’innesto piazzato sul polso, si dà una rapida occhiata agli obiettivi e si studia la mappa, il tutto attraverso dei semplici gesti con la mano. È l’esaltazione della fisicità, uno dei motivi per cui la VR può andare oltre al modo consueto di concepire il videogioco – e in questo senso Stormland ha appreso a pieno la lezione.

Requisiti consigliati

  • Processore: Intel Core i7-8700 / AMD Ryzen 7 2700X o equivalente o superiore
  • Grafica: NVIDIA GeForce GTX 1080/AMD Radeon RX Vega 64 o equivalente o superiore
  • Memoria: 8 GB
  • Supporta: Oculus Rift, Oculus Rift S, Controller Oculus Touch
+ Sfrutta al pieno il potenziale della VR
+ Uno spettacolo per gli occhi
+ Una ode alla libertà
- Impreciso nei comandi
- Fasi stealth così così
- C'è sempre il rischio motion sickness

7.7

Stormland mostra quali siano le capacità della realtà virtuale, una tecnologia senza eguali quando si parla di immersività e unica nel produrre soluzioni ludiche innovative. I difetti strutturali, soprattutto in termini di varietà, spariscono al cospetto della magnifica realizzazione tecnica e ci si scorda in fretta delle missioni ripetitive quando si viene catturati dal mondo realizzato da Insomniac.




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