Il debutto di Heroes of Hyrule mette sul tavolo Link, Zelda e Ganondorf, tutti nella versione di The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom. Le tre figure sono già in preordine, hanno almeno venti punti di articolazione, e i dettagli pratici (prezzi, accessori, date) li trovate già nella nostra notizia. Qui interessa altro: perché Hasbro ha scelto proprio questi tre nomi per aprire la linea, e cosa quella scelta racconta di come Nintendo vuole far vivere Zelda fuori dalla console.
La risposta più semplice è anche la più corretta: l'eroe, la principessa, il Re dei Demoni. In Tears of the Kingdom i tre non condividono nemmeno il tempo della storia: Link attraversa Hyrule nel presente, Zelda agisce da un passato remoto, Ganondorf corrompe il regno con il miasma da un'era ancora più lontana. Metterli sullo stesso scaffale, alla stessa scala, significa comprimere tre linee temporali in un triangolo che chiunque riconosce senza aver mai toccato il gioco. Non è un caso che Hasbro abbia scelto di aprire da qui: il conflitto centrale vende, e vende subito.
Gli accessori seguono la stessa logica, e lo fanno bene. Link porta la Spada Suprema, lo Scudo Hylia e una mano intercambiabile per i poteri Zonau; Zelda ha la sua Spada Suprema, quella deteriorata, con la mano per impugnarla; Ganondorf arriva con spada, fodero e mano alternativa. Sono pezzi che raccontano un'azione precisa del gioco, non loghi appiccicati sulla plastica per giustificare il prezzo.
Ed è qui che una linea di action figure articolate supera il merchandising tradizionale: permette di ricostruire una scena, non solo di esporre un'icona sulla propria bacheca.
Quando il merchandise costruisce un fandom
Bisogna dirlo chiaramente: una licenza stampata su cento prodotti diversi non crea automaticamente una cultura dei personaggi. Una Triforza su una felpa dice "faccio parte di questo mondo". Una replica della Spada Suprema dice "voglio essere l'eroe". Uno scudo appeso al muro celebra un'iconografia, punto. Una linea di action figure fa un mestiere diverso: mette più individui nello stesso spazio fisico e lascia al collezionista la libertà di decidere le relazioni tra loro. È un gioco di ruolo "silenzioso", e funziona solo se ogni personaggio ha un volto, una postura, degli accessori e un ruolo che si riconoscono a colpo d'occhio.
Gli amiibo, va detto, hanno già allargato il cast ben oltre il trio: ci sono i Campioni (Mipha, Daruk, Revali, Urbosa) e i Saggi (Riju, Sidon, Tulin, Yunobo). Ma restano oggetti ibridi, legati a doppio filo al videogioco: si comprano anche per sbloccare contenuti, non solo per il piacere di possederli. Heroes of Hyrule parte da un presupposto diverso: è un sistema di action figure pensate solo per la posa e il gioco fisico, senza bisogno di un lettore NFC per giustificare l'acquisto. Il salto è dalla miniatura funzionale al cast componibile, e non è un dettaglio da poco.
Da qui in poi ogni uscita diventa una dichiarazione. Dieci varianti di Link con tuniche diverse continuerebbero a vendere solo l'icona. Purah, Sidon e un Bokoblin insieme permetterebbero invece di ricostruire il laboratorio di Forte di Guardia, il Dominio degli Zora, uno scontro lungo la strada. La profondità del catalogo, semplicemente, misura quanta profondità Nintendo è disposta a concedere al proprio mondo.
La lezione di Star Wars e Marvel
Hasbro questa partita l'ha già giocata, e sa come si vince. Star Wars: The Black Series non si è mai fermata ai protagonisti: affianca Sith, droidi, soldati semplici e comprimari pescati da film, serie e fumetti. Basti pensare a Misty e Cav dello SCAR Squadron, tratti da un fumetto Star Wars del 2015: nomi che il pubblico generalista non riconosce, ma che valgono la produzione perché qualcuno, da qualche parte, li aspettava da anni.
[/distico]Il trio d'esordio è una scelta sicura quanto rischiosa.[/distico]Marvel Legends applica lo stesso principio con ancora più cinismo: squadre intere, antagonisti minori, versioni cinematografiche e costumi da fumetto convivono nello stesso scaffale.
Black Bolt e Triton arrivano insieme in un set dedicato agli Inumani; Psylocke in armatura porta con sé un pezzo Build-a-Figure; perfino una battuta visiva come il "Cavillrine" di Deadpool & Wolverine ottiene una figura tutta sua. Il collezionista può ricostruire gli X-Men, gli Avengers, i Fantastici Quattro, o restringere il campo a una singola epoca. Il catalogo smette di essere una lista e diventa una mappa di relazioni.
Per Zelda, però, il modello va applicato con più attenzione, perché Link, Zelda e Ganondorf non sono personaggi fissi come Iron Man o Luke Skywalker: cambiano volto e incarnazione a ogni capitolo. Midna appartiene a Twilight Princess, Tetra a The Wind Waker, Rauru e Sonia alla fondazione di Hyrule raccontata proprio in Tears of the Kingdom. Se la linea vuole crescere davvero, ogni confezione dovrà dichiarare gioco, epoca e versione senza ambiguità. Altrimenti ogni tunica verde finirà trattata come un duplicato del solito Link, e sarebbe uno spreco.
Il limite della prima ondata
Detto tutto questo, il trio d'esordio è una scelta sicura quanto rischiosa. Link, Zelda e Ganondorf sono già monumenti del marchio: bastano loro tre per riassumere l'immagine più immediata della saga, quella da copertina. Ma Tears of the Kingdom costruisce buona parte della sua identità attraverso comunità e alleanze, non solo attraverso lo scontro finale.
I fenomeni regionali portano Link tra Rito, Goron, Zora e Gerudo; Forte di Guardia vive di ricercatori, soldati, cittadini qualunque. Fermarsi ai tre vertici del triangolo ridurrebbe quel mondo a uno "stemma araldico", bello da vedere e vuoto dentro.
Riju, Sidon, Tulin e Yunobo sono il primo vero banco di prova, perché combattono al fianco di Link e rappresentano quattro popoli diversi di Hyrule: se non arrivano loro, la linea ha già mostrato il suo limite. Purah alzerebbe ulteriormente la posta, perché non è un guerriero ma una scienziata, e la sua popolarità nasce da dialoghi, design e funzione narrativa, non da una spada in mano. Impa, infine, testerebbe la capacità della linea di gestire un personaggio ricorrente con incarnazioni diverse nel tempo. Solo così uno scaffale racconterebbe una società, e non soltanto un duello.
Il passo successivo riguarda l'intera storia della serie, non solo l'ultimo capitolo. Midna, Skull Kid, Fi, Ghirahim e Tetra aprirebbero porte che il trio di Tears of the Kingdom, da solo, non può aprire. Ognuno di loro porta con sé un capitolo, un tono, una comunità di fan che aspetta da anni un oggetto fisico da mettere in mano.
Inserirli accanto alle versioni moderne di Link e Zelda trasformerebbe Heroes of Hyrule in una linea dedicata al franchise nel suo complesso, capace di attraversare quarant'anni di giochi invece che una manciata di mesi di promozione. Restare sui tre archetipi, al contrario, significherebbe accontentarsi di una collezione di simboli con finiture sempre più costose.
La regola per le prossime uscite
Il prezzo dice solo la soglia d'ingresso: 32,99 euro per Link o Zelda, 44,99 per Ganondorf. Per capire dove va davvero la linea bisogna guardare alla seconda ondata, non alla prima. Tre indizi basterebbero a chiarire le intenzioni di Hasbro e Nintendo: un comprimario di Tears of the Kingdom, una creatura o un antagonista secondario, un personaggio arrivato da un altro episodio della saga.
Se arriverà questo, la linea avrà scelto di raccontare un mondo. Se arriverà l'ennesima variante del trio, avrà scelto semplicemente di vendere di nuovo la stessa solfa (cosa che non mi auguro accada).
Heroes of Hyrule conta perché consegna a Hasbro e Nintendo un catalogo da riempire, casella dopo casella, e il diritto di occupare quello scaffale è diventato il vero voto assegnato ai personaggi. Link, Zelda e Ganondorf hanno già superato l'esame più facile che ci sia. Tocca a Riju, Sidon, Purah, Impa, Midna e a tutti gli altri dire se Hyrule sta diventando un cast capace di vivere fuori dallo schermo, o se resterà per sempre un triangolo, per quanto ben scolpito.