Un paio di mesi fa vi abbiamo raccontato di quanto Xbox 360 è stata importante e quanto ha cambiato il mercato dei videogiochi negli ultimi 20 anni. Dopotutto quella console non era solo un pezzo di hardware, ma un vero e proprio portale verso la prima, vera generazione in alta definizione.
Era l'epoca in cui il multiplayer online diventava standard domestico grazie a Xbox Live, l'epoca in cui gli achievement cambiavano per sempre il nostro modo di giocare, e l'epoca in cui le narrazioni videoludiche raggiungevano una maturità cinematografica.
Dal 2005 al 2013, la console di Microsoft ha ospitato una libreria software monumentale; una libreria che vogliamo celebrare attraverso venti giochi (alcuni ovviamente anche multipiattaforma) che non solo hanno definito la macchina, ma hanno plasmato il mercato che conosciamo oggi.
Le grandi esclusive
Non si può parlare di Xbox 360 senza citare la "Trinità" e le esclusive che ne hanno scolpito l'identità.
Halo 3
Se c'è un gioco che ha venduto la console da solo, è Halo 3. Lanciato nel 2007, non è stato solo uno sparatutto, ma un vero e proprio evento pop e culturale. "Finish the Fight" era lo slogan, e Bungie mantenne la promessa. La campagna offriva momenti di scala epica indimenticabili (come l'assalto allo Scarab con la clamorosa colonna sonora orchestrale di Martin O'Donnell in crescendo) ma fu senza dubbio il multiplayer a cementare la sua leggenda.
Halo 3 perfezionò il matchmaking, introdusse la Fucina, permettendo agli utenti di creare mappe e offrì un sistema di replay teatrale all'avanguardia. È stato il picco della socialità su console, un momento in cui tutti, letteralmente tutti, erano online a combattere su The Pit o Guardian.
Gears of War 2
Se Halo era la velocità e l'eleganza, Gears of War 2 era brutalità e solidità. Epic Games prese la formula del primo capitolo (che pure cambiò tutto) e la ampliò sotto ogni aspetto seguendo il mantra "Bigger, Better, More Badass".
La campagna scendeva nelle viscere di Sera, offrendo una narrazione sorprendentemente emotiva (la ricerca di Maria da parte di Dom rimane una ferita aperta per molti di noi). Tuttavia, l'innovazione che ha cambiato l'industria fu la modalità Orda. L'idea di difendersi contro ondate progressive di nemici in cooperativa divenne uno standard copiato da quasi ogni altro shooter nel decennio successivo. Gears 2 era viscerale, tecnicamente impressionante e dannatamente divertente.
Fable 2
Peter Molyneux è famoso per le sue promesse eccessive, ma con Fable 2, Lionhead Studios riuscì a sfiorare il cielo. Non fu un RPG basato su statistiche complesse, ma sull'emozione e sulla scelta.
Ambientato in una Albion fiabesca e dickensiana, il gioco ci permetteva di vivere una vita intera. La genialità risiedeva nella semplicità: il combattimento accessibile con un solo tasto, la scia dorata che guidava il giocatore eliminando la necessità della minimappa e, soprattutto, il cane. Il fedele compagno non era solo un gimmick, ma un legame emotivo che ancorava il giocatore al mondo. Fable 2 rimane, ad oggi, l'apice della serie per fascino e atmosfera. Chissà se il reboot riuscirà a farci rimmergere in quelle emozioni.
Crackdown
Nessuno si aspettava che Crackdown fosse un capolavoro e ancora oggi non viene ricordato per quello; molti lo comprarono solo per accedere alla beta di Halo 3 inclusa nel disco (me compreso).
Eppure, nonostante tutto, gli acquirenti scoprirono uno dei sandbox più divertenti mai creati. Crackdown capì prima di altri che il realismo era sopravvalutato. Il gioco ci metteva nei panni di un agente geneticamente modificato che si potenziava mano a mano che completavamo sfide e missioni. La progressione era tangibile: iniziavamo saltando sopra una macchina e finivamo saltando sopra i grattacieli.
La caccia alle sfere verdi e blu sparse per Pacific City creava una dipendenza "da collezionismo" mai vista prima. Peccato che nessuno dei seguiti riuscì a eguagliarlo.
Forza Motorsport 4
Per gli appassionati di automobili, Forza Motorsport 4 rappresenta ancora oggi un punto di riferimento.
Turn 10 spinse l'hardware della 360 al limite assoluto, riscrivendo la fisica degli pneumatici, la lista auto era enciclopedica e la grafica fotorealistica a 60 frame al secondo sembrava impossibile su quella macchina.
L'introduzione della modalità Autovista, con il commento di Jeremy Clarkson di Top Gear, permetteva di esplorare le auto come opere d'arte digitali. È stato il simulatore definitivo della generazione.
Forza Horizon
Se Motorsport era la serietà della pista, Forza Horizon era la libertà della strada aperta. Playground Games prese il motore fisico simulativo di Forza e lo gettò sulle strade del Colorado durante un festival musicale.
Il risultato funzionò a meraviglia, dando vita a un franchise dal successo inaspettato. Horizon non puntava solo a farci vincere gare; riguardava lo stile, la musica, i tramonti arancioni e la gioia di guidare. Ha inventato un sottogenere (il "festival racer") che oggi domina il mercato, ma tutto è iniziato qui, con quella perfetta fusione di auto da sogno e indie rock.
Viva Piñata
Sotto un'estetica colorata e apparentemente infantile, Rare nascose uno dei gestionali più profondi e spietati della console. Viva Piñata lo ricordiamo per essere stato un vero e proprio trionfo di design.
L'obiettivo del gioco consisteva nel provare ad attirare diverse specie di pignatte viventi nel proprio giardino, gestendo un ecosistema complesso. La catena alimentare era brutale, le meccaniche di accoppiamento (la famosa "romance dance") erano ipnotiche e lo stile visivo, che simulava la carta pesta e i dolciumi, è invecchiato benissimo. Un gioco che dimostrò come Xbox non fosse solo la casa degli sparatutto, ma anche di esperienze originali e profonde.
Lost Odyssey
In un'epoca in cui i JRPG sembravano abbandonare le meccaniche classiche, Hironobu Sakaguchi (il padre di Final Fantasy) regalò a Xbox 360 la sua esclusiva più preziosa.
Lost Odyssey era un'epopea tradizionale, commovente e matura. La storia di Kaim Argonar, un immortale condannato a vivere per mille anni vedendo morire chiunque ami, veniva raccontata anche attraverso segmenti di testo chiamati "Un millennio di sogni", scritti dal romanziere Kiyoshi Shigematsu.
Questi racconti erano pura letteratura inserita in un videogioco, capaci di commuovere fino alle lacrime con il solo ausilio di testo e musica.
Mondi aperti e grandi storie
Xbox 360 fu la culla dell'open world moderno. La potenza di calcolo permise di creare mondi vivi, non più semplici fondali statici.
Grand Theft Auto IV
GTA IV fu un salto che definirei quasi quantico rispetto a San Andreas. Alcuni lo ritengono il migliore in assoluto (io sono uno tra quelli), altri persino il peggiore, per via della mancanza di attività rispetto a San Andreas.
Il motore fisico Euphoria fece sì che ogni impatto, ogni caduta, ogni sparatoria avesse un peso realistico e mai visto prima. Sebbene le meccaniche di guida divisero i fan e le chiamate del cugino Roman per andare al bowling divennero un meme, GTA IV rimane un capolavoro narrativo ( la storia viene considera come tra le più cupe, un dramma sull'immigrazione e sul sogno americano infranto) e di atmosfera.
Red Dead Redemption
Rockstar Games prese la formula GTA e la trasportò nel vecchio west, creando forse una delle migliori storie della generazione.
Red Dead Redemption è un'elegia sulla fine di un'epoca, anche graie al suo protagonista: John Marston, un personaggio tragico e perfetto. Una di quelle cose che ricorderò per sempre è il cavalcare verso il Messico mentre parte "Far Away" di José González, senza dubbio uno dei momenti più alti della storia del medium.
The Elder Scrolls V: Skyrim
Skyrim non ha certo bisogno di presentazioni. Ancora oggi è uno di quei luoghi dove vivrei tranquillamente. Bethesda creò un mondo nordico vasto, pieno di draghi, guerre civili e infinite caverne.
La semplificazione delle meccaniche RPG rispetto a Oblivion lo rese più accessibile a tutti, trasformandolo in un fenomeno di massa, facendo persino entrare"Fus Ro Dah" nel lessico comune.
Il suo successo derivò certamente dalla sua libertà totale, anche considerando che si poteva ignorare la trama principale per cento ore solo per diventare il miglior ladro di Riften o un arci-mago.
Fallout: New Vegas
Fallout: New Vegas, sviluppato da Obsidian (composta da molti creatori originali di Fallout) è considerato dai puristi il migliore della serie moderna.
Il deserto del Mojave offriva una rete di fazioni e scelte morali grigie incredibilmente complessa. Non c'erano buoni o cattivi assoluti, solo interessi in conflitto. La possibilità di uccidere o allearsi con quasi chiunque e l'umorismo nero che permeava il gioco lo resero un classico cult istantaneo.
Assassin's Creed 2
Il primo capitolo fu un buon gioco, ma si può dire che era una bozza tecnologica per quello che sarebbe arrivato dopo, ovvero Assassin's Creed 2 che fece fare il grande salto al brand. Il secondo episodio si spostò nell'Italia rinascimentale; Ubisoft creò non solo una splendida cartolina virtuale di Firenze e Venezia, ma ci donò un certo Ezio Auditore da Firenze.
Seguire la vita di Ezio, dalla nascita alla maturità, creò un legame fortissimo verso tutti. Il gameplay fu raffinato, la storia divenne intrigante (miscelando storia reale e cospirazioni sci-fi) e la colonna sonora di Jesper Kyd (come dimenticare la leggendaria "Ezio's Family"?) divenne iconica. È il gioco che ha trasformato la serie in un franchise quasi annuale.
Atmosfera, narrazione e brividi
La generazione 360 vide anche l'ascesa di giochi dove l'atmosfera e la trama contavano più dei poligoni. Eccoli, non in ordine di bellezza ovviamente.
BioShock
"Sceglieresti... per cortesia?" Una frase che cambiò tutto. BioShock non viene ricordato come un mero sparatutto; è una critica filosofica all'oggettivismo di Ayn Rand ambientata in una città sottomarina in rovina.
Rapture è uno dei "luoghi" più affascinanti mai creati: un'utopia Art Déco trasformata in incubo. Il gameplay emergente, che permetteva di combinare plasmidi (per chi non lo sapesse, una sorta di poteri genetici) e armi, offriva una libertà creativa nel combattimento eccezionale.
Ma è senza dubbio la componente narrativa (e i suoi incredibili colpi di scena) ad aver garantito a BioShock un posto nell'Olimpo dei videogiochi.
Alan Wake
Remedy Entertainment impiegò anni per finire Alan Wake, ma l'attesa fu ripagata. Ispirato a Stephen King e Twin Peaks, questo thriller psicologico faceva della luce la sua meccanica principale.
Combattere le ombre con una torcia elettrica prima di poterle sparare creava una tensione unica nel genere. La vera originalità, però, consisteva nella struttura a episodi televisivi, con tanto di riassunto "Nelle puntate precedenti...". Anche la narrazione introspettiva dello scrittore maledetto, crearono un'esperienza unica, densa di mistero e... parecchia nebbia.
Mass Effect 2
Il capitolo centrale della trilogia di BioWare è spesso citato come uno dei migliori giochi di tutti i tempi.
Mass Effect 2 perfezionò il combat system rendendolo più action, ma il cuore pulsante rimase la gestione dell'equipaggio.
La "Missione Suicida" finale è ancora un capolavoro narrativo: le scelte durante l'intero gioco, la lealtà che avevamo guadagnato (o perso) con i nostri compagni, determinavano chi viveva e chi moriva. Nessun altro gioco ha mai fatto sentire il peso del comando come questo.
The Witcher 2: Assassins of Kings
Prima che The Witcher 3 conquistasse il mondo, The Witcher 2 dimostrò che i giochi di ruolo maturi e politicamente complessi potevano funzionare su console. CD Projekt RED compì un miracolo tecnico portando un gioco PC così pesante su Xbox 360.
La trama si ramificava in modo drastico: una scelta nel primo atto portava a un secondo atto completamente diverso, ambientato in una zona differente con personaggi diversi. Geralt di Rivia divenne qui l'icona che conosciamo oggi.
Dead Space
In un'era dominata dall'azione, Dead Space riportò in auge il survival horror spaziale. L'ingegnere Isaac Clarke non era un soldato, e si sentiva.
Il design del gioco era geniale per la sua diegesi: niente HUD a schermo, la salute era indicata sulla spina dorsale della tuta, le munizioni sull'arma. La meccanica dello "smembramento strategico" (tagliare gli arti ai necromorfi invece di mirare alla testa) ci costringeva a disimparare anni di abitudini da sparatutto, aumentando la tensione. In più, l'audio design, fatto di sussurri e rumori metallici, era terrificante.
Grandi sparatutto
Infine, l'azione pura. Xbox 360 era la casa degli sparatutto (sia in prima persona che in terza), e questi titoli hanno drasticamente alzato l'asticella. Eccoli.
Call of Duty: Modern Warfare 2
Se il primo Modern Warfare ha rivoluzionato il genere, MW2 lo ha decisamente amplificato. La campagna era un blockbuster hollywoodiano continuo, con momenti controversi (chi si ricorda la missione "Niente Russo"?) e assedi alla Casa Bianca che lasciavano a bocca aperta.
Ma il multiplayer di MW2 è stato certamente uno dei comparti online più incredibili di sempre. Frenetico, gratificante, a volte sbilanciato ma incredibilmente divertente. L'introduzione della modalità Spec Ops (Operazioni Speciali) offrì poi alcune delle migliori sfide cooperative a due giocatori mai concepite. Insomma, semplicemente un grande sparatutto in prima.
Max Payne 3
Rockstar prese il franchise dai creatori originali (Remedy) e lo portò a San Paolo, in Brasile. Max Payne 3 rimane ancora oggi uno sparatutto in terza persona tecnicamente ineccepibile. Le animazioni, la fisica dei proiettili e il senso di peso di Max (ora calvo, appesantito e dipendente dagli antidolorifici) erano incredibili.
La narrazione hard-boiled e lo stile visivo "glitchato" e saturo raccontavano la discesa agli inferi di un uomo che non aveva più nulla da perdere. È un gioco spesso sottovalutato per via della perdita del suo stile noir, ma che vanta uno dei migliori gunplay in terza persona della storia del medium.
Un'eredità che non morirà mai
Lo devo ammettere, rileggere questa lista mi fa quasi girare la testa. La densità di capolavori usciti su Xbox 360 è stata impressionante e questa console ha traghettato il medium videoludico dall'essere un passatempo per ragazzi a una forma d'intrattenimento dominante a livello globale.
Molti di questi titoli sono oggi giocabili sulle moderne Xbox Series X|S grazie alla retrocompatibilità, spesso con risoluzione e frame rate migliorati. Tuttavia, c'è qualcosa di magico nel ricordarli com'erano allora: dischi inseriti in una console bianca un po' rumorosa, collegata a una TV HD Ready, mentre un invito al party di Xbox Live compariva in basso allo schermo.
Questi 20 giochi non sono solo software; sono i capitoli di una storia collettiva che, a distanza di anni, continuiamo a raccontarci meravigliose storie e farci ricordare momenti incredibili.