Recentemente ho voluto farmi del male. Mosso da Resident Evil Requiem, ho deciso di rigiocarmi tutti i Resident Evil. E quando scrivo tutti... intendo tutti. Tra i tanti, ho rigiocato, uno di fila all'altro, il remake di Resident Evil 3 uscito nel 2020 e, subito dopo, l'originale Resident Evil 3: Nemesis del 1999 per la prima, gloriosa PlayStation.
L'obiettivo era semplice: capire se il tempo avesse ammorbidito il mio giudizio sulla riedizione moderna firmata Capcom, o se le mie critiche mosse al lancio fossero ancora oggi valide. La conclusione a cui sono giunto è che purtroppo non è cambiato granché, anzi.
Non solo il giudizio non si è ammorbidito, ma il confronto diretto ha reso ancora più evidente come Resident Evil 3 Remake non sia semplicemente un passo falso, ma un fallimento concettuale e un'occasione dannatamente sprecata.
Lo spin-off che superò se stesso
Ovviamente, prima di cominciare con la sequela di critiche, è giusto parlarvi brevemente del terzo capitolo del franchise. L'originale Resident Evil 3: Nemesis nacque, di fatto, come un progetto minore. Nelle intenzioni iniziali di Capcom, il vero terzo capitolo ufficiale, quello che avrebbe portato avanti la trama principale spingendo sull'acceleratore dell'innovazione tecnologica, doveva essere Resident Evil Code: Veronica.
L'avventura di Jill Valentine tra le strade di Raccoon City era stata concepita quasi come uno spin-off, un "Resident Evil 2.9" sviluppato in fretta e furia per capitalizzare il successo del secondo capitolo e mantenere una release sulla popolarissima PS1.
Eppure, nonostante queste premesse da "figlio minore", l'originale del 1999 riuscì a ritagliarsi il suo spazio. Introdusse la schivata, la creazione delle munizioni, i bivi narrativi e, soprattutto, ci gettò nel mezzo del caos urbano di una città al collasso.
Risulta quindi davvero assurdo, quasi inspiegabile, constatare come un remake nato vent'anni dopo, con tutto il tempo, il budget e la potenza del RE Engine a disposizione, sia riuscito a fare drammaticamente peggio del suo antenato a 32-bit.
Il crimine della Torre dell'Orologio
Ricordo la prima volta che arrivai ai titoli di coda del remake, ci rimasi davvero malissimo, come se se il gioco avesse fretta di concludersi. Le ambientazioni più storiche, infatti, vennero completamente amputate.
L'idea di poter esplorare finalmente una Raccoon City tridimensionale, dettagliata e apocalittica era senza dubbio il sogno di ogni appassionato della serie, me compreso. Nel remake, questo sogno si riduce a un paio di strade lineari, qualche vicolo in fiamme e un hub minuscolo che si esaurisce in meno di un'ora.
Ma il taglio che grida ancora oggi vendetta è la totale rimozione della Torre dell'Orologio (la St. Michael's Clock Tower). Nell'originale, questa location non era solo un livello di passaggio; era il cuore pulsante dell'atmosfera gotica e decadente di Resident Evil 3.
Nel remake, la Torre dell'Orologio è stata ridotta a un mero sfondo per una boss fight circolare (davvero tremenda, oltretutto). Non ci si entra, non la si esplora. Questa scelta è emblematica della filosofia del gioco: sacrificare l'esplorazione, l'identità e l'atmosfera sull'altare di un ritmo action esasperato e superficiale.
La caduta del Nemesis
Se i tagli ambientali sono stati dolorosi, la gestione dell'antagonista principale per me è stato persino peggio. Il Nemesis era, ed è, uno dei mostri più iconici della storia dei videogiochi. Il suo stesso nome era nel titolo del gioco originale.
Nel 1999, la sua intelligenza artificiale (per quanto basilare) e le sue apparizioni impreviste generavano un terrore genuino. Ci braccava, irrompeva dalle finestre quando meno ce lo aspettavamo, correva più veloce di noi e ci costringeva a prendere decisioni immediate: combattere sprecando preziose munizioni o fuggire rischiando la vita?
Con le tecnologie moderne, e soprattutto dopo l'incredibile lavoro fatto con il Tyrant (Mr. X) nel remake di Resident Evil 2, il nuovo Nemesis aveva il potenziale per diventare il predatore definitivo. Immaginate un mostro capace di braccarci implacabilmente per tutta la città, costringendoci a nasconderci nei negozi, a pianificare percorsi alternativi, a vivere in uno stato di ansia perenne come lo Xenomorfo di Alien: Isolation.
Invece, Capcom ha deciso di castrarlo. Nel remake, le sezioni in cui il Nemesis ci insegue liberamente sono confinate alla primissima parte del gioco e durano una manciata di minuti. Per il resto dell'avventura, il mostro più temibile della Umbrella si trasforma in una glorificata "set-piece" hollywoodiana.
Le sue apparizioni sono pesantemente scriptate: un muro che esplode in un momento precalcolato, una fuga lineare in un corridoio, un boss fight in un'arena chiusa. Ha perso la sua natura di cacciatore dinamico per diventare un ostacolo prevedibile. Paradossalmente, il Nemesis del 1999, fatto di una manciata di poligoni traballanti, ci braccava notevolmente di più ed era infinitamente più spaventoso della sua controparte in altissima definizione.
Un'identità blanda e un'occasione perduta
Alla fine della fiera, ciò che fa più rabbia di Resident Evil 3 Remake non è il fatto che possa o non essere un "brutto gioco" in senso assoluto (anche perché non lo è, sia ben chiaro). I valori produttivi sono indubbiamente elevati: graficamente è uno spettacolo, le animazioni sono fluide, il feeling delle armi è appagante e la caratterizzazione di Carlos e Jill è ottima rispetto all'originale.
Ma Resident Evil 3 Remake aveva il compito di modernizzare un classico, di colmarne le lacune storiche e di trasformarlo, finalmente, in un capitolo identitario, capace di brillare di luce propria senza vivere perennemente all'ombra del secondo capitolo. Capcom aveva tra le mani la possibilità di creare il survival horror urbano definitivo.
Invece, si è preferito realizzare qualcosa di blando, affrettato e dimenticabile, che non ha accontentato propriamente nessuno. I puristi si sono sentiti traditi dai tagli ingiustificabili e dallo stravolgimento dell'anima del gioco; i nuovi giocatori si sono trovati di fronte a un'esperienza estremamente corta (circa cinque ore per arrivare ai titoli di coda) e priva della tensione vissuta nel remake di Resident Evil 2.
Resident Evil 3 Remake rimane, purtroppo, il monumento a ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Una confezione bellissima, scintillante, ma vuota all'interno, priva del coraggio necessario per farci davvero paura. Senza dubbio, forse l'operazione più appannata di Capcom degli ultimi 10 anni.