La quest di Litha è quello che un open world di Pokémon dovrebbe essere

Nel primo DLC di Pokémon Scarlatto e Violetto c'è un quest particolare che racchiude tutto quello che un open world di Pokémon dovrebbe avere.

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a cura di Salvatore Pilò

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L'arrivo a Nordivia non è uno fra i migliori incipit che Pokémon abbia mai visto e, a dirla tutta, la Maschera Turchese non è uno fra i contenuti più riusciti per il brand nonostante si ponga ben al di sopra dei contenuti aggiuntivi protagonisti dell’ottava generazione.

Nonostante la pochezza di tutto quello che, purtroppo, il primo DLC di Pokémon Scarlatto e Violetto (qui la nostra recensione) mette a disposizione del giocatore però, il tutto funziona sempre grazie a quel loop di gameplay che rende questa serie maledettamente appetitosa agli occhi dei videogiocatori – al punto tale che il miglior segmento della Maschera Turchese è sbarrato, per l’appunto, da una quest di cattura.

Perché stiamo parlando di questa particolare porzione del primo DLC di nona generazione, però? Perché si tratta di un pezzo di gioco inspiegabilmente riuscito e allo stesso tempo inspiegabilmente relegato ad una manciata di minuti collocati, bene o male, alla fine di quello che la Maschera Turchese ha da offrire.

Ma non solo: si tratta anche di un contenuto che, sempre inspiegabilmente, The Pokémon Company ha spinto nel marketing pubblicitario antecedente alla pubblicazione, facendo quasi credere che ci si potesse trovare di fronte ad una porzione notevole di gioco e, magari, ad un mini-gioco da poter reiterare per ottenere questa o quella ricompensa.

Si parla, nel dettaglio, della quest di Litha, una fotografa che gira il mondo che è in cerca della fotografia di un Pokémon piuttosto raro. Tale quest, come detto precedentemente, è stata ampiamente pubblicizzata durante gli ultimi trailer, ricevendo addirittura una sezione ad hoc sul sito ufficiale del gioco dal titolo “Cerca Pokémon da fotografare nella Foresta Perpetua!”, proprio a sottolineare una funzione unica all’interno del DLC.

Tale “funzione” sarebbe riconducibile al gameplay di Pokémon Snap (circa), in quanto con il nostro personaggio dovremmo andare a zonzo nella mappa della Foresta Perpetua a fotografare i Pokémon all’interno del loro habitat naturale.

Perché stupisce, però, un marketing che si è focalizzato per un po’ su una meccanica del genere?

Un quest "particolare"

Perché per poter accedere a quella che, a conti fatti, è una quest di una manciata di minuti è necessario catturare 151 esemplari del Pokédex di Nordivia (alcuni di questi sono catturabili anche a Paldea quindi quasi nessun giocatore si troverà a dover partire da zero), un muro piuttosto importante da superare per accedere ad un contenuto di cui ci si è tanto fregiati.

In ogni caso l’unica cosa che funziona ancora molto bene nel brand è proprio il loop di cattura – pertanto l’ostacolo non è troppo insormontabile per chi prova questo “piacere proibito” a collezionare tutte le creaturine di Paldea: così, in una manciata di ore sarà possibile avviare la quest di Litha.

Parlare di questa particolare porzione del DLC di Pokémon Scarlatto e Violetto (potete comprare i due DLC su Amazon) è importante, e lo è perché non appena la si comincia appare lampante il perché The Pokémon Company abbia ritenuto doveroso e necessario pubblicizzarla con tanti spazi ad essa dedicati.

Quel che succede è abbastanza “semplice”, faremo la solita lotta per essere “degni” di poter accompagnare Litha nella sua missione, sconfiggeremo un Pokémon casuale perché di lotte non ne avremo mai abbastanza e – infine – potremo imbracciare la macchina fotografica.

Lo scopo è quello di fotografare dieci Pokémon autoctoni per poterli, successivamente, utilizzare come filtro e poter impostare le apparecchiature della nostra Litha sulle tracce del Pokémon raro che sta cercando.

Cercare e fotografare questi dieci esemplari è una delle cose più belle di questa nona generazione Pokémon, ed è allo stesso tempo uno dei motivi di maggiore rabbia per chiunque abbia approcciato la quest: perché l’impegno e la qualità visibili in una manciata di minuti di gioco non sono gli stessi del resto dell’avventura?

Finalmente vita

Vedete, girovagando per l’ambiente estremamente vuoto della Foresta Perpetua ci accorgiamo della vita pulsante che lo abita: Hoothoot che vola di ramo in ramo, una famiglia di Seedot che si nasconde fra le radici di un albero, un Duskull che girovaga apparendo e sparendo qua e là e così via.

Quel che succede in questa manciata di minuti è che l’ambiente, pur essendo il classico che Scarlatto e Violetto ci hanno insegnato a odiare, riesce a comunicare una sensazione completamente differente, un senso di vita, di freschezza e di “bellezza” che tanto si chiedeva ai titoli di nona generazione.

I Pokémon appaiono vivi, hanno delle interazioni uniche e il tutto è estremamente credibile come “safari” nella natura incontaminata in cui le creature sono libere di scorrazzare come meglio credono.

Ed è proprio da questo che ci si aspetta che Pokémon debba (ri)partire, da questa semplicissima (e, se vogliamo, stupidissima) quest che mostra il potenziale di un open world realmente tale per quanto riguarda uno dei brand più remunerativi al mondo.

I Pokémon e il mondo di gioco qui appaiono vivi: è questo che un open world dovrebbe fare.
Un mondo che seppur povero di particolari sia ricco di vita, di segreti, che restituisca al giocatore la voglia di esplorare ogni angolo e anfratto anche solo per potersi godere un Sudowoodo completamente immobile a mimetizzarsi nella vegetazione.

Sia chiaro: non stiamo parlando assolutamente di nessun miracolo tecnico o di quell’idea innovativa eseguita a regola d’arte. Stiamo parlando di qualcosa di estremamente ed eccessivamente semplice, del minimo indispensabile per rendere l’open world di Pokémon qualcosa che possa valere la pena di ricordare.

E la quest di Litha ci offre proprio questo: la possibilità di riflettere sul fatto che un brand con una tale forza e potenza non ha assolutamente bisogno di un comparto tecnico da capogiro e affini. Pokémon ha bisogno di idee semplici come questa per poter funzionare come si deve (anche se è chiaro che anche tutto il resto sarebbe apprezzabile, certo).

Allo stesso tempo si sorride pieni di rammarico nel pensare che un’idea tanto carina e implementata in modo altrettanto semplice duri giusto il tempo di dire “bello”, per lasciare spazio ad attività decisamente meno allettanti – come la gara per raccogliere le bacche che dimostra, ancora una volta, quanto Game Freak riesca a sbagliare il tiro anche quando riesce in quello che fa.

Ci si augura che il prossimo titolo, con la decima generazione, possa far tesoro di quanto sviluppato per una semplice quest, senza stare troppo a pensare a come fare qualcosa di grande: è molto più efficace e più auspicabile riempire il mondo di tante piccole Litha.

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