I peggiori sequel nei videogiochi | La classifica

Passiamo in rassegna quelli che possiamo definire come i peggiori sequel videoludici (o quelli non proprio migliori), nella nostra consueta classifica.

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a cura di Marcello Paolillo

Senior Staff Writer

Realizzare un sequel di un titolo di grande successo non è sempre facile, visto che la storia è piena di risultati che hanno quasi sempre oscillato tra il memorabile e il mediocre.

Non tutte le saghe sono state fortunate ad esempio come quella di Uncharted (e che trovate anche su Amazon a prezzo molto interessante), visto che di passi falsi ne è pieno il mercato.

In questi lunghi anni abbiamo visto spesso e volentieri sequel assolutamente non all'altezza del capitolo originale e abbiamo quindi pensato che fosse il momento giusto per passare in rassegna alcuni di questi nella nostra consueta classifica, dopo quelle dei migliori giochi del 2023 e dei peggiori giochi del 2023.

Chiaramente, anche stavolta aspettiamo la vostra classifica personale nei commenti in fondo all’articolo!

Nota: abbiamo deciso di escludere i giochi a 8 o 16-bit, altrimenti c'era il rischio di non dare spazio ad altri titoli più recenti e degni di nota.

7) Epic Mickey: The Power of 2

Il primo Epic Mickey fu sicuramente una sorpresa: si trattava di un gioco d'azione e d'avventura con protagonista Topolino progettato da Warren Spector e sviluppato da Junction Point Studios in esclusiva per console Nintendo Wii, in grado di allontanarsi dalla consueta immagine allegra e spensierata del personaggio presentando infatti un lato più oscuro e inquietante del mondo creato da Walt Disney.

Epic Mickey: The Power of 2, sempre sviluppato da Junction Point Studios, avrebbe dovuto bissare il successo del primo capitolo, ma così non fu. La meccanica cooperativa – con Oswald come secondo personaggio giocabile – risultò un'aggiunta ridondante, e tutti gli enigmi a base di vernice e solvente che fecero la fortuna del primo episodio venivano vanificati da una struttura fin troppo open world.

Insomma, Epic Mickey: The Power of 2 fu il classico esempio di sequel buttato letteralmente alle ortiche, tanto che la serie – anche per via dell'abbandono di Spector – non ebbe mai un terzo capitolo, finendo nel dimenticatoio.

6) Star Wars: Il potere della Forza 2

Il potere della Forza 2 aveva dalla sua tante idee e buoni propositi messi in luce con il capitolo originale, affossati da una resa blanda e da una longevità ridicola. Il gioco ci permetteva di vestire nuovamente i panni del misterioso Apprendista segreto di Darth Vader.

Galen Marek, alias Starkiller, poteva utilizzare nuovamente i poteri della Forza e vari attacchi combinati contro nemici: potevamo piegare metalli, sollevare oggetti e scaraventarli addosso agli avversari. Peccato solo che la durata davvero esigua dell'avventura e la mancanza cronica di novità vere e proprie spegnessero tutte le potenzialità che questo sequel avrebbe potuto mettere in mostra.

Non riuscendo a brillare di luce propria né ad ampliare tutto ciò che di buono aveva fatto il primo capitolo, Star Wars: Il potere della Forza 2 viene ricordato come una vera occasione mancata da tutti i fan della saga di George Lucas.

5) Mirror’s Edge Catalyst

Il primo Mirror’s Edge viene ricordato come uno dei titoli più vibranti e innovativi di sempre, un gioco in soggettiva che riuscì ad andare oltre l'etichetta di semplice FPS grazie all'inclusione inedita del parkour, in grado di fare effettuare alla protagonista Faith Connors tutta una serie di rocambolesche piroette tra un grattacielo e un altro.

Mirror's Edge Catalyst – da molti considerato non solo un sequel, bensì una sorta di soft reboot del gioco del 2008 – ha ricevuto recensioni contrastanti da parte della critica ai tempi della sua uscita, per dei motivi davvero difficili da ignorare. 

Come prima cosa il gameplay free-running sembrava aver perso il lustro dell'originale, visto che sia le meccaniche prettamente ludiche messe in piedi da DICE che la grafica vera e propria avevano fatto un deciso passo indietro rispetto al passato. Anche la città, a suo modo co-protagonista del primo Mirror's Edge, si rivelava in Catalyst essere assolutamente anonima e priva di un design e una verticalità all'altezza, oltre al fatto che bastavano 4/5 ore per arrivare ai titoli di coda, troppe poche per esprimere il meglio dei sistemi di gioco. Insomma, essere un "runner" non aveva più il fascino di una volta.

4) Dark Souls 2

Ci sono due linee di pensiero relativamente a Dark Souls 2: c'è chi lo idolatra come un soulslike all'altezza del primo capitolo se non addirittura migliore e chi invece ne decanta una pochezza strutturale ai limiti del copia e incolla.

Vero anche che, nell'ottica generale dei titoli FromSoftware, il secondo capitolo della serie creata da Hidetaka Miyazaki (che in questo caso non ha diretto in prima persona il progetto, bensì ne ha solo supervisionato lo sviluppo) non viene quasi mai citato come uno dei fondamentali del genere, a differenza del capostipite o del terzo e ultimo capitolo.

Anche il comparto tecnico di Dark Souls 2 appariva piuttosto debole (con cali di frame rate e animazioni claudicanti, problemi risolti solo diverso tempo dopo l'uscita del gioco nei negozi e grazie all'edizione Scholar of the First Sin), al netto del sempre splendido lavoro lato ambientazione e atmosfera. Ma è nella progressione che il sequel inciampava: per tutta l'avventura la sensazione di déjà vu era fin troppo forte, con quel retrogusto di "già visto" che un titolo come Dark Souls non doveva avere. Sei morto.

3) Lost Planet 2

Lost Planet 2, o meglio, come rovinare tutto per inseguire il successo di altri. Il sequel dello sparatutto Capcom è infatti uno degli esempi più lampanti di come basti davvero poco per sprecare una IP potenzialmente clamorosa, visto che il primo capitolo – uscito nel lontano 2006 – è ancora oggi un diamante grezzo e spigoloso ma splendente come pochi.

Il gioco è ambientato dieci anni dopo il primo Lost Planet: EDN III, il pianeta dove si svolge l'azione, ha cominciato un lento processo di terraformazione, il quale ha causato un netto mutamento climatico. Lost Planet 2 si presenta quindi esattamente come il predecessore, uno sparatutto in terza persona con mostri giganteschi da abbattere e possenti mech da pilolare, all'interno di ambientazioni più o meno desolate. 

A differenza del primo capitolo, però, non si tratta di un'avventura da vivere in solitaria, bensì di un gioco pensato in primis per il multiplayer online. Erano gli anni di Gears of War, e Capcom deve aver pensato di voler fronteggiare il colosso di Epic con un gioco dotato sì di una campagna ma strutturata in combattimenti in squadre, sia online che offline.

Peccato solo che cimentarsi in uno sparatutto mutliplayer non era il sogno di coloro che avevano amato il primo Lost Planet, oltre al fatto che l'azione confusa e pasticciata facevano perdere al gioco buona parte del suo fascino. L'intento di proporre un titolo fortemente legato al multiplayer cooperativo, sulla scia del successo di prodotti come Monster Hunter e Gears of War, non ha giovato. 

2) BioShock 2

Anche in questo caso, non parliamo di un sequel "brutto" nel vero senso del termine. BioShock 2, se preso singolarmente, è infatti un prodotto assolutamente valido dall'inizio alla fine, ma non di certo rivoluzionario come fu il suo predecessore. Il team di sviluppo 2K Marin ha semplicemente preso tutto ciò che andava nell'avventura originale a Rapture, e lo ha riproposto senza troppo sforzo o impegno.

Che siano i poteri mutanti dei Plasmidi a un arsenale di armi ancora più imponente rispetto a quello primo capitolo (dopotutto, in questo sequel vestiamo i panni decisamente scomodi e pesanti di un Big Daddy), questo secondo episodio della saga risulta decisamente più canonico e meno sorprendente.

Dal primo BioShock il titolo eredita infatti sia i pregi che i difetti (tra cui l'amato/odiato sistema delle camere della vita), ma il tutto risulta meno impattante o memorabile, lasciandosi giocare senza particolari guizzi creativi e senza alcun momento che rimanga veramente impresso nella memoria. Insomma, visitati una volta, gli abissi di Rapture non emozionano più come prima.

1) Devil May Cry 2

Se c'è un seguito che più di tutti merita l'etichetta di "sequel più brutto di sempre", questi è senza dubbio Devil May Cry 2. Il perché è presto detto: è bastato prendere tutto ciò che di buono era riuscito a fare il primo capitolo – ossia uno dei titoli Capcom più importanti di sempre, capace da solo di far nascere il filone dei cosiddetti stylish game, molto in voga a inizio 2000 – e gettarlo letteralmente alle ortiche.

DMC2 sembrava infatti non tenere quasi in considerazione il capostipite, ad eccezione del protagonista Dante, il quale appariva in ogni caso fin troppo diverso rispetto all'ammazzademoni che abbiamo imparato ad amare nel corso degli anni. Già le ambientazioni, che abbandonavano lo stile gotico imperante nel primo capitolo, toccavano punte trash non indifferenti, così come i vari avversari (dotati di una IA al minimo sindacale), avevano perso tutto il brio e il design visti nell'episodio madre (per dire, un paio di boss fight ci vedevano fronteggiare un carro armato zombie e un orango gigante da guerra...).

E se la trama – che già nel primo capitolo non toccava chissà quali vette – era solo un pretesto com'è giusto che sia in un action game del genere, sia Dante che Lucia (ossia il secondo personaggio giocabile) erano dotati della personalità e del carisma di una sottiletta. Insomma, al netto di un divertimento intrinseco (ma quasi al limite dello "spegni il cervello e gioca") Devil May Cry 2 è sicuramente il peggior sequel che i fan potessero mai ricevere.

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