Non credevo potesse mai giungere il giorno in cui BioWare avrebbe chiuso le porte per sempre. Pensavo, nella mia più profonda ingenuità, che quella realtà capace di regalarmi altre storie appassionanti mi sarebbe sopravvissuta.
È normale pensarlo per certi pilastri. Realtà così imponenti, così fondanti per la storia del medium, che le dai per scontate, come monumenti eterni. Non ti chiedi mai se resteranno in piedi, perché per te sono sempre state lì, prima ancora che tu capissi quanto contassero.
Ne ho visti chiudere tanti, di studi, e ho imparato a farmene una ragione con il mestiere di chi deve dare la notizia con lucidità. Stavolta non ci riesco. Ho aperto il comunicato, ho letto che Electronic Arts chiude BioWare e cancella il nuovo Mass Effect, e per qualche minuto non ho scritto niente.
Sapete qual è la cosa più strana? Non sono arrabbiato, né tantomeno sorpreso (del resto non mi sorprendo più dal 1982). Almeno non ancora. Sono vuoto, come quando senti una voce familiare in una stanza e ti accorgi che non c'è più nessuno.
Il giorno in cui BioWare è caduta
Il 21 ottobre 2026 la notizia girava già da qualche minuto grazie a Bloomberg e con quella speranza stupida che arriva sempre in questi casi: forse è un errore, forse smentiranno. Poi il messaggio dello studio, poche righe, e la certezza. BioWare, nata nel 1995, entrata in EA nel 2007, non esiste più.
Circa 400 persone perdono il lavoro in tutto il gruppo, una cinquantina soltanto nello studio. Mi è difficile parlarne come di un numero, perché dietro ogni cifra c'è qualcuno che ha scritto un dialogo, disegnato un volto, sistemato un bug alle tre di notte per un gioco che molti di noi avrebbero amato per anni. A loro, prima di tutto, il mio pensiero. Tutto il resto viene dopo.
Il nuovo Mass Effect era ancora agli inizi e non arriverà mai (o forse no?). Lo avevano annunciato nel 2020, poi quasi il silenzio. Ancora a novembre 2025 arrivavano rassicurazioni sul fatto che il lavoro proseguisse. Le ho lette allora come si legge una promessa fatta da un amico. Oggi le rileggo e mi sento un po' stupido, ma ci avevo creduto davvero.
Il contesto lo conosciamo: EA è stata da poco acquisita da un consorzio guidato dal fondo saudita PIF con Silver Lake e Affinity Partners, per circa 55 miliardi di dollari.
Sarebbe comodo dire che BioWare è stata uccisa oggi. Non è vero. L'avevamo vista spegnersi un pezzo alla volta, e io, come tanti, ho fatto finta di niente. Con Mass Effect: Andromeda, nel 2017, quando il franchise è stato messo in pausa. Con Anthem, nel 2019, quando mi sono accorto che lo studio che mi aveva insegnato cos'è un personaggio stava cercando di imitare un live service qualunque.
Poi, nel dicembre 2020, se ne sono andati Casey Hudson e Mark Darrah. Ricordo quella notizia con una sensazione strana, ho pensato che fosse un cambio di guardia, e non ho voluto vedere che era la perdita della memoria creativa di uno studio. Da quel momento i giochi continuavano a portare il nome BioWare, ma sempre meno il loro spirito.
Con Dragon Age: The Veilguard, nel 2024, ho provato a restare ottimista. Ho difeso quello che c'era da difendere, e anche quando i numeri sono arrivati al di sotto delle aspettative di EA mi sono detto che il nucleo ristretto rimasto sul nuovo Mass Effect avrebbe tenuto in piedi la baracca. Mi sono aggrappato a quella speranza come ci si aggrappa a un ricordo.
La verità è che la vera BioWare si era già spenta un pezzetto alla volta negli ultimi anni, soffocata da decisioni miopi e da chi ha preteso di trasformare fabbriche di sogni in catene di montaggio corporative. Oggi hanno solo firmato il certificato. Il resto lo sapevamo tutti, e fingevamo di no perché facevamo prima.
Quello che mi hanno dato
Resta un vuoto enorme. Resta il rammarico per ciò che poteva ancora essere: il nuovo Mass Effect cancellato ne è la prova più dolorosa. Quella galassia aveva ancora storie da raccontare, e io ero pronto ad ascoltarle tutte.
Ma resta soprattutto la gratitudine per quello che è stato. Baldur's Gate mi ha insegnato che un videogioco poteva essere vasto come una campagna da tavolo e intimo come una conversazione. Star Wars: Knights of the Old Republic mi ha fatto capire che una storia dentro un universo già amatissimo può comunque lasciare a bocca aperta, con un colpo di scena che ricordo ancora come se lo avessi giocato ieri. Dragon Age: Origins mi ha presentato il conto delle mie scelte, e quel conto, a volte, l'ho pagato con un senso di colpa.
Poi c'è la Normandy. Il primo Mass Effect è uscito nel 2007 su Xbox 360 e da allora non ho più guardato la fantascienza interattiva con gli stessi occhi. Garrus, Tali, Liara, il Comandante Shepard. E la missione suicida di Mass Effect 2, quella in cui ogni decisione presa nelle ore precedenti stabiliva chi sarebbe tornato a bordo e chi no. Io quella partita l'ho vissuta come si vive una responsabilità, non come si completa un livello.
Ed è questo, in fondo, che BioWare mi ha dato e che non so se qualcuno riuscirà a darmi ancora: la sensazione che dall'altra parte dello schermo ci fosse qualcuno che teneva a me, alle mie scelte, a quello che avrei provato. Ogni singola riga di dialogo che mi ha fatto sentire parte di qualcosa di grande.
Evviva BioWare
Potrei chiudere con la rabbia, e di motivi ce ne sarebbero. Contro una logica industriale che confonde la profondità con l'inefficienza, contro chi ha trattato un patrimonio culturale come una voce di costo. Ma non ne ho voglia, non oggi. Oggi voglio ricordare.
Voglio ricordare che un gruppo di persone, partito da Edmonton, ha cambiato per sempre quello che si può chiedere a un videogioco. Che ha reso normale piangere per un compagno di squadra fatto di pixel, discutere per ore su una decisione morale, tornare a rigiocare un gioco solo per vedere come sarebbe andata scegliendo diversamente. Non è poco.
Nessun comunicato potrà chiudere quei mondi. Vivranno in chi li ha giocati, in chi li racconterà ai propri figli, in chi un giorno li scoprirà per la prima volta e capirà perché ne parlavamo con tanta nostalgia. E a chi lavorava in BioWare e oggi si ritrova senza una scrivania, voglio dire solo una cosa: grazie. Per tutto. BioWare è morta. Evviva BioWare!