Capcom quest'anno ha dichiarato guerra al mercato. Lo ha fatto con Resident Evil Requiem e con Pragmata, e lo ha messo nero su bianco con Monster Huners Stories 3.
Ma ora l'obiettivo per il prossimo futuro a quanto pare è anche e soprattutto quello di riattivare IP dormienti, e con il sequel di Okami e il nuovo Onimusha: Way of the Sword qualcosa pare muoversi davvero.
Bene. Benissimo. Ma se la lista si ferma a due titoli, c'è qualcosa che non va. Perché il catalogo di Capcom è un cimitero di franchise dimenticati che meriterebbero di tornare in vita con la stessa cura riservata a Resident Evil.
Eccone sette che secondo il mio modesto punto di vista meriterebbero di tornare prima di subito.
1. Dino Crisis
Partiamo dall'ovvio, perché l'ovvio in questo caso è anche il più urgente. Dino Crisis è la risposta di Capcom a una domanda semplice: e se invece degli zombie ci fossero i dinosauri? Shinji Mikami diresse il primo capitolo nel 1999 costruendo qualcosa di diverso da Resident Evil, non solo esteticamente. I dinosauri erano veloci, intelligenti, imprevedibili. La tensione era di un tipo diverso. Visceralmente diverso.
Il gioco vendette oltre 2,4 milioni di copie su PlayStation. Il secondo capitolo, più action, ottenne comunque buona accoglienza. Poi arrivò Dino Crisis 3, un disastro ambientato nello spazio, e la serie sparì nel nulla. L'ultimo capitolo è del 2003. Sono passati più di vent'anni. Nel 2024, il primo Dino Crisis è tornato disponibile su PS4 e PS5 tramite PlayStation Plus: una mossa che racconta tutto senza dire niente. Capcom sa che c'è domanda. Capcom sa che il brand funziona. L'unica domanda è: perché aspettare ancora?
2. Darkstalkers
Il fighting game più stiloso della storia di Capcom dorme dal 1997. Quasi trent'anni. Darkstalkers ha introdotto meccaniche di movimento e combo che Street Fighter ha adottato solo in seguito, ma soprattutto aveva un cast impossibile da dimenticare: Morrigan, Demitri, Felicia, Jedah. Personaggi con una personalità così definita da sopravvivere come guest in altri titoli per decenni.
L'ex producer Yoshinori Ono ha espresso più volte il desiderio di riportare in vita la serie, ma la risposta ufficiale di Capcom è sempre stata la stessa: non è una priorità. Nel 2025, con Street Fighter 6 che ha ridefinito gli standard del genere e con la Marvel vs. Capcom Fighting Collection che ha dimostrato ancora una volta quanto quell'era fosse fertile, quella risposta non regge più. Darkstalkers non ha bisogno di un remaster. Ha bisogno di un quarto capitolo.
3. Breath of Fire
Capcom ha costruito uno dei JRPG più longevi della storia e poi lo ha abbandonato nel 2002, con Dragon Quarter su PlayStation 2, un capitolo divisivo che aveva avuto il coraggio di stravolgere la formula. Da allora, silenzio. Un tentativo mobile nel 2016, Breath of Fire 6, fu accolto con tale freddezza da non meritare nemmeno una menzione decente.
La serie principale, quella vera, quella con Ryu e il suo potere di trasformarsi in drago, è ferma da oltre vent'anni. In un'epoca in cui i JRPG hanno ritrovato un pubblico enorme grazie a titoli come Final Fantasy XVI, Persona 5 e Like a Dragon, Breath of Fire avrebbe tutto per competere. Capcom ha incluso il franchise in un sondaggio rivolto ai fan per capire quali serie volessero vedere tornare: era nelle prime cinque posizioni. La domanda c'è. La risposta ancora no.
4. Power Stone
Power Stone è uno di quei giochi che si descrivono meglio parlandone con qualcuno che li ha vissuti. Era un arena fighter in 3D per Dreamcast, uscito nel 1999, con scenari interattivi, oggetti da raccogliere e trasformazioni spettacolari. Anticipò di anni quello che Super Smash Bros avrebbe reso popolare su scala globale. Il secondo capitolo aggiunse modalità a quattro giocatori e rimase nei ricordi di una generazione intera. Poi più nulla.
Capcom ha rinnovato il marchio più volte nel corso degli anni, segnale che la proprietà intellettuale è tenuta in vita, ma senza mai fare il passo successivo. Nel 2025, con la cultura del party game che non accenna a calare e con Nintendo Switch 2 pronta a dominare i salotti, Power Stone sarebbe perfetto. Non è una nicchia. È un pubblico che aspetta senza saperlo.
5. Mega Man Legends
Bisogna distinguere. Il franchise di Mega Man è enorme, con spin-off e sotto-serie che si contano a decine. Ma Mega Man Legends è qualcosa di separato: un action RPG in terza persona con un tono completamente diverso, più avventuroso, più narrativo, quasi commovente nella sua semplicità. I due capitoli principali, usciti tra il 1997 e il 2000, costruirono una storia e personaggi con una profondità insolita per il genere.
Mega Man Legends 3 fu annunciato, sviluppato in parte con il contributo della community, e poi cancellato nel 2011. Capcom ha confermato nel suo report agli investitori del 2025 di voler espandere il franchise di Mega Man, citandolo come quarta IP per ricavi storici. Bene. Ma se si torna a Mega Man senza considerare Legends, si sta ignorando il capitolo più interessante di quella storia.
6. Lost Planet
Lost Planet era un third-person shooter ambientato su un pianeta ghiacciato dove la sopravvivenza dipendeva dalla gestione dell'energia termica, non solo dalle munizioni. Un sistema originale, un'atmosfera unica, mech personalizzabili e nemici insettodi chiamati Akrid che rendevano ogni scontro una prova di resistenza. Il primo capitolo uscì nel 2006 ed era, a tutti gli effetti, uno shooter diverso da tutto il resto.
Il terzo capitolo, del 2013, chiuse una trilogia in calando, e la serie sparì. Oggi, con titoli come Monster Hunter Wilds che confermano quanto Capcom sappia costruire sistemi di sopravvivenza e ambienti ostili, Lost Planet 4 non sarebbe un'operazione nostalgia. Sarebbe la naturale evoluzione di un'idea che non ha mai espresso il suo potenziale completo.
7. Viewtiful Joe
Hideki Kamiya, che nel frattempo ha lasciato PlatinumGames, ha diretto Viewtiful Joe nel 2003 per GameCube: un beat 'em up a scorrimento laterale costruito intorno alla manipolazione del tempo, con un protagonista ispirato ai supereroi e ai film di serie B. Era pazzesco nel senso migliore del termine: stratificato nei meccanismi, folle nel tono, iconico nell'estetica. Henshin-a-go-go, Baby. Il secondo capitolo arrivò nel 2004.
Da allora, Double Trouble su Nintendo DS nel 2005 e il silenzio. Il brand appartiene a Capcom, Kamiya non lavora più lì, ma questo non significa che la serie debba rimanere sepolta. Con il giusto team, Viewtiful Joe potrebbe fare per i beat 'em up quello che Resident Evil 2 ha fatto per i survival horror: prendere qualcosa di amato, rifarlo con rispetto, farlo scoprire a una nuova generazione.
Capcom (qui 10 curiosità che forse non conoscete sulla software house giapponese) ha dichiarato di voler sfruttare la sua libreria. Ha i titoli. Ha la tecnologia.
Ha dimostrato con i vari Resident Evil, con Devil May Cry 5 e con Street Fighter 6 di saper fare grandi giochi quando vuole davvero farli. Adesso mancano solo le decisioni giuste.