Recensione 5 min

Soul Sacrifice Delta

Soul Sacrifice, action rpg esclusivo per PsVita uscito in Europa poco più di dodici mesi fa, costituisce, a tutt’oggi, una delle migliori ragioni per possedere la console portatile di casa Sony: il lore oscuro e malato, un sistema di combattimento che unisce azione frenetica a scelte tattiche e un comparto tecnico di prim’ordine ne fanno uno dei titoli migliori in assoluto della lineup della sottovalutata macchina del gigante di Tokyo.
Ecco perché, nonostante si tratti di una versione definitiva di questo stesso gioco più che di un vero e proprio seguito, i fan aspettavano con ansia Soul Sacrifice Delta.
L’attesa è finita.

Piattaforma:
PSVITA
Genere:
azione
Data di uscita:

Chi ha paura del lupo cattivo?
Tra la miriade di cloni di Monster Hunter spuntati come funghi dopo il successo commerciale della saga Capcom, la creatura di Keiji Inafune si è immediatamente distinta per una serie di tratti peculiari, che spaziano dalle meccaniche di gioco alla cura riposta nel ricreare un universo di gioco credibile, vivo, con una storia degna di essere raccontata.
Così, sin dall’incipit del gioco originario, vestiremo i panni di uno stregone costretto in una gabbia di ossa sospesa a mezz’aria, circondato da nient’altro che sangue e cadaveri, con un disturbante libro parlante come unico appiglio per sfuggire alla pazzia.
Apparentemente la fine è vicina ed inevitabile, ma, proprio grazie all’aiuto del libro, potremo ripercorrere le memorie di uno stregone passato a miglior vita, riscrivendo il fato e guadagnandoci così la possibilità di battere il nostro carceriere, Magusar, prima di venire sacrificati.
Narrata con uno stile inimitabile, abile nel proporre tutte le sfumature di grigio che intercorrono tra il bene e il male, la vicenda riesce a tenere il giocatore incollato allo schermo, tanto da accettare di buon grado la ripetitività insita in questo genere di giochi pur di progredire a livello narrativo.
In Delta, poi, alle due fazioni originarie, Avalon e Sanctuary, se ne aggiunge una terza, Grimm, ad ampliare il ventaglio di scelte in mano al giocatore e ad offrire sequenze narrative inedite.
Se la prima e la seconda fazione si concentravano rispettivamente sul sacrificio delle anime degli stregoni sconfitti e sulla loro salvezza, la terza via, introdotta da Delta, esula il giocatore da una scelta netta, rimettendo il destino dei vinti nelle mani del Fato, con esiti quindi imprevedibili.
Nei fatti, l’aggiunta di questa terza fazione permette al giocatore di rinforzare, più o meno alla pari, sia l’energia magica sia i punti vita, mantenendo una sorte di neutralità, e soprattutto permette agli sviluppatori di inserire nuovi mostri, nuove arene, nuovi personaggi, così da rendere l’acquisto appetibile anche per quanti possedessero già il titolo del 2013.

Modifiche con il bilancino
Sebbene ritenga che proprio le aggiunte in termini narrativi siano le più significative, non si può certo dire che i ragazzi di Marvelous AQL si siano risparmiati dal punto di vista delle aggiunte e dei bilanciamenti apportati al gameplay: se le prime partite risultano utili per far sentire a casa chi ha già speso decine di ore con Soul Sacrifice, già dopo una ventina di missioni appare subito evidente il lavoro di cesello svolto soprattutto sugli incantesimi da lancio, ma anche sul combattimento corpo a corpo e sul comportamento dei due stregoni che potremo portare con noi in battaglia, gestiti dall’intelligenza artificiale.
Nel primo titolo, bisogna ammetterlo, gli incantesimi da lancio, se ben utilizzati, potevano garantire da soli la vittoria nelle battaglie più ardue, quando era saggio girare al largo dal boss per l’elevata quantità di danni che questi poteva infliggere: molti dei combattimenti più impegnativi, quindi, vedevano il giocatore bersagliare il mostro dalla distanza, mentre quest’ultimo veniva distratto dai due stregoni di supporto. Ora Soul Sacrifice Delta non è più possibile per due motivi: innanzitutto gli incantesimi da lancio sono stati leggermente depotenziati, in modo da infliggere meno danni, e, secondariamente, l’animazione ad essi connessa è più lenta, lasciando così il nostro alter ego scoperto per una qualche frazione di secondo in più rispetto al passato.
Certo, parliamo davvero di pochissimi istanti, ma sufficienti, ad esempio, per venire travolti dalla carica di uno dei possenti arcidemoni.
Come se non bastasse, adesso non è possibile portare più di due incantesimi per tipo, così da costringere il giocatore più pigro a rivedere le sue strategie d’attacco, a tutto vantaggio della varietà e della spettacolarità dell’azione.
In accordo con questi cambiamenti, è stata posta maggiore enfasi sul combattimento corpo a corpo, potenziando sensibilmente i danni inflitti dalle magie di questo tipo (che perdevano di utilità nella seconda metà di Soul Sacrifice) e diversificando l’atteggiamento dell’AI alleata, che adesso si butta a capofitto sul bersaglio molto meno di quanto non facesse in precedenza, costringendo il giocatore a “sporcarsi le mani” e a rischiare molto di più in prima persona.
Il risultato è un gameplay ancora più veloce e adrenalinico, che non rivela falle particolari e che innalza l’asticella del livello di difficoltà per le boss fight dell’ultimo terzo di gioco, proprio perché la quantità di danni inflitta dai mostri più potenti non potrà essere evitata semplicemente girando a largo.
Se a questo aggiungiamo una miriade di nuovi costumi per la personalizzazione del personaggio, incantesimi inediti che sfruttano il nuovo bilanciamento, un negozio in-game che consente di acquistare “dicerie” che vanno a influire sullo stile di gioco (rafforzando i nemici o aumentando l’esperienza ottenuta, ad esempio), e soprattutto la possibilità di importare il salvataggio da Soul Sacrifice, è evidente che il lavoro dietro Soul Sacrifice Delta sia stato di primo livello, lontano dalle bieche operazioni commerciali in cui noi videogiocatori ci imbattiamo sempre più spesso.

Ottimo lavoro
La ripulitura a livello grafico, di texture e di animazioni va a influire sulle dinamiche di gameplay in maniera molto limitata, ma è pur sempre una ulteriore testimonianza dell’amore e della cura che sono dietro a questo prodotto: sono servite parecchie ore di gioco per notarle, devo essere sincero, ma in effetti le texture ambientali risultano più nitide, le animazioni si legano molto meglio l’una all’altra e il framerate, che pure è rimasto quasi del tutto identico, mi sembra soffra meno in condizioni di sovraffollamento a schermo.
Più che a livello meramente tecnico, Soul Sacrifice Delta stupisce per l’incredibile direzione artistica, che, alle mostruosità lovecraftiane del primo capitolo, unisce una rilettura in chiave gotica di alcune delle favole più famose dei fratelli Grimm, con un risultato che farebbe invidia al miglior Tim Burton: Biancaneve e i tre porcellini non saranno più gli stessi, dopo che li avrete affrontati in Soul Sacrifice Delta.
La colonna sonora si mantiene sugli standard, più che rispettabili, fissati dal capitolo dell’anno scorso, mentre la longevità globale, forte della aggiunte di cui ho raccontato, varia da un minimo di trenta ad un massimo di anche sessantacinque ore di gioco, il tutto ad un prezzo di lancio inferiore rispetto a Soul Sacrifice, fissato a meno di trenta euro su PSN (purtroppo non è prevista un’edizione fisica).

Nuova linea narrativa
Gameplay finemente rifinito
Direzione artistica affascinante
Incantesimi per tutti i gusti
Prezzo budget al lancio

Non vi farà cambiare idea su Soul Sacrifice
Inevitabile ripetitività di fondo

8.5

Soul Sacrifice Delta è un atto d’amore degli sviluppatori verso la loro fortunata creatura, nonché uno dei titoli imprescindibili per ogni possessore di PsVita che non odi visceralmente questo genere di giochi.
La mole di contenuti, la bontà del sistema di combattimento, l’eccellente art design, la cura per il comparto narrativo lo elevano al di sopra di ogni clone di Monster Hunter fin qui uscito sul mercato.
Al prezzo a cui è proposto, poi, l’acquisto è quasi obbligato: i neofiti della serie farebbero bene a partire da qui, visto che il gioco è la versione finale dell’originale, mentre i fan del titolo del 2013 avranno sufficienti motivi per rivestire i panni del loro stregone e rituffarsi nel mondo malato partorito dalla mente di Keiji Inafune.