Sekiro: Shadows Die Twice | I Diari del Lupo Grigio: Pagina 8

Il mal di drago non lascia scampo

Diari del lupo grigio
A cura di Adriano Di Medio - 3 Maggio 2019 - 8:15

Bentornati ai Diari del Lupo Grigio, la partita a Sekiro: Shadows Die Twice narrata come se fosse il diario personale del protagonista. Il Lupo ha fatto molta strada da quando ha perso l’onore, e le sue abilità sono cresciute con lui. Nella puntata precedente lo abbiamo visto affrontare e sconfiggere il comandante Masataka Oniwa Gyoubu in uno scontro memorabile. La puntata di oggi non avrà un combattimento ugualmente epico ma sarà comunque molto corposa. Nel lasciargli la parola vi avvertiamo che da questa puntata in poi potrebbero essere presenti SPOILER minori, quindi leggete a vostra discrezione.

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Giorno 18: Soprannome

La sconfitta del cavaliere ha portato un ulteriore vantaggio: un “ricordo”. È una memoria latente che galleggia nella mia mente, che attraverso i poteri dell’Idolo dello Scultore posso in qualche modo catalizzare. Mi riposo a quello comparso vicino a dove Gyoubu era partito alla carica, e nel sonno innaturale di quel manufatto è come se il ricordo si sedesse pazientemente in un angolo della mente fornendomi consigli alla bisogna. Quando mi risveglio scopro effettivamente di sentirmi più forte. Anche perché l’area successiva presenta minacce molto meno preoccupanti, almeno nell’immediato. I soldati sono di meno e in punti più strategici, e i lavoranti con martello di legno raddoppiano: colpiscono il terreno ma non toccano l’erba alta, come se ne avessero paura. Ci sono anche dei piccoli umanoidi con un grosso cappello, che sciacallano soprattutto i corpi isolati. Inizialmente cerco di prenderli alle spalle, ma lascio perdere dopo che mi accorgo che il loro udito è addirittura superiore alle mie abilità sopprimi-rumore. E del resto anche il poco bottino che rilasciano non vale l’impresa. Più avanti scopro che saltando col rampino fino in cima alla seconda torretta posso facilmente aggirare la maggior parte degli scontri, e sulla scalinata di quello che pare il portone principale del Castello Ashina vedo due soldati parlottare. Origliando apprendo che i signori degli Ashina stanno progettando diverse armi per rivalersi della guerra ormai in loro sfavore, una delle quali è proprio nel cortile adiacente. Per quanto la sua efficacia sia tutta da dimostrare, uno dei due la trova anche troppo “stravagante”.

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Per adesso li lascio alle loro belle parole e torno indietro al campo di battaglia dove ho affrontato Gyoubu. Oltrepasso le bandiere strappate e i falò accesi intorno ai cadaveri e raggiungo la base del mastio, di nuovo senza incontrare grosse minacce. Vicino all’entrata noto una piccola tenda lacera, che scopro abitata: si presenta come un componente della Congrega Memore, incaricato di vegliare sui trapassati, e si offre di vendermi degli ex-voto. Mentre do un’occhiata ai suoi oggetti, due cose mi colpiscono: un marchingegno che spara castagnole e una goccia di Sangue di Drago. Il primo costa, mentre la seconda è sorprendentemente abbordabile. Ammetto di essermi sentito sollevato quando ho scoperto che c’è qualcuno che può vendermi questi manufatti, non andare ogni volta da Emma non è cosa da poco. Il mastio secondario invece ha la porta aperta e un’atmosfera tranquilla, tanto da farmi rinfoderare Kusabimaru. Dentro trovo un uomo alto e sottile, con il volto coperto da una maschera di tengu, con il prominente naso adunco. Mi accoglie con un certo orgoglio, addirittura chiamandomi “Sekiro”. La sua voce baritonale mi affida la missione di uccidere quelli che lui apostrofa come “topi”, consegnandomi una piccola pergamena che li descrive. Qualunque altra domanda gli porga si infrange sul suo autocompiacimento, quindi dopo un po’ semplicemente lascio perdere. Percorro le scale e quando queste finiscono uso il rampino, visto che le travi del solaio solo perfettamente in grado di reggermi. In cima trovo uno scrigno con dentro un grano di rosario: tutto sommato un bottino che è valso la scalata, visto che potrà ulteriormente aiutare il mio sviluppo insieme alle risorse che ho raccolto sia dai nemici normali che dal combattimento con Gyoubu.

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Giorno 19: Toro

Ho comprato la Goccia di Sangue di Drago e lo spara-castagnole dal mercante della Congrega Memore. Lo Scultore al Tempio in Rovina ha accettato di buon grado di adattarmela in strumento protesico, tra l’altro raccontandomene la storia. Le vendeva un certo Robert, un gaijin giunto qui addirittura dall’Occidente per trovare un rimedio alla malattia sua e della sua progenie. È attraverso la fabbricazione di queste castagnole che si finanziava i numerosi viaggi, divenuti di recente assai più frequenti una volta che aveva scoperto l’esistenza della Sorgente qui ad Ashina. Devo ancora allenarmi a usarla, ma ogni caso l’unica strada possibile per adesso è proprio quella oltre i due soldati: è tempo di capire la natura di quest’arma “stravagante”.

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Torno dai soldati loquaci sfruttando la scorciatoia della torretta, li oltrepasso senza colpo ferire e apro il portone in cima alla scalinata: mi trovo in un cortile con due impalcature di legno e qualche palizzata di bambù. Altri due tizi stanno guardando verso un mucchio di balle di fieno buttato nell’angolo più remoto. Quando mi vedono subito mi si scagliano contro, ma ecco che da suddetto ammasso emerge un gigantesco Toro Incandescente, con legate alle corna due lunghe balle di fieno infuocate. L’animale travolge come fuscelli i due soldati e mi punta direttamente, rivelandosi imparabile. Schivo e mi allontano, d’istinto preparo la castagnola shinobi ma subisco altre due incornate prima di poterla usare una volta: il toro si solleva sulle zampe posteriori spaventato dagli scoppiettii, ma è troppo forte e troppo dannoso e mi uccide.

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Questo animalaccio mi sconfigge un numero abbastanza ingiustificabile di volte. Quasi tutti i suoi attacchi sono imparabili, cosa cui si aggiunge anche la componente del fuoco. L’unico momento in cui sembra effettivamente colpibile è quando è spaventato dalla castagnola, ma il fatto che costi molti Emblemi Spiritici ne limita non poco gli utilizzi. Alla fine la via diventa solo lo sfruttamento della sua stupidità, facendolo incastrare tra gli elementi del cortile che non riesce a sfondare, come le pareti di pietra. Quando ho finito sia i sorsi di fiaschetta che le risurrezioni passo alle poco utili compresse, stavolta adottando il metodo di stargli il più vicino possibile. Anche gli attacchi non parabili impregnano i miei vestiti del liquido infiammabile cosparso sulle sue corna, quindi ogni volta rischio di venire acceso dai suoi colpi. Infine, a seguito dell’ennesima incornata il toro perde l’equilibrio rovesciandosi su un lato. Immediatamente mi fiondo su di lui e lo colpisco, fino a che non vedo la sua gola scoperta e metto definitivamente fine alle sue sofferenze, spegnendolo di lato come farebbe un macellaio. Sinceramente mi irrita che per questo toro si sia diffuso nuovamente il Mal del Drago, cosa che mi ha appunto costretto a usare la Goccia appena comprata. Alla fine riesco a sconfiggerlo, tuttavia senza provare davvero soddisfazione, neanche quella amara che da sempre arriva in fondo alla gola a chi fa il mestiere dello shinobi. Barcollo verso l’Idolo dello Scultore e mi lascio avvolgere dal buio senza notte del suo incantesimo.

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Giorno 20: Arrampicate

Ero talmente preso dalla stanchezza da non essermi accorto che accanto all’Idolo c’era una donna. Vestita con un mantello lacero e rivolta verso il basso, la vecchia pare concentrata esclusivamente sulla preghiera: mi dice che se voglio pregare con lei devo dimostrare la mia fede. Probabilmente si tratta di un’altra di quelle correnti estremiste in cui viene richiesto l’auto-annullamento per essere ammessi. Un gioco al massacro cui solo chi non ha più niente da perdere può aderire, e a cui non mi unirò: sono finalmente dentro al Castello Ashina.

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È un grosso complesso di edifici che circonda una ripida scalinata, in cima alla quale c’è un generale che arringa i suoi pochi uomini. Le sue parole sono invero incoraggianti, ma nel contesto in cui sono pronunciate paiono quasi sortire l’effetto opposto. Sono abbastanza tentato di lasciarlo lì a sproloquiare, quindi mi arrampico sui tetti: un ninja quasi mai passa per il portone principale. Sulla destra trovo un altro piccolo cortile con un altro po’ di soldataglia e qualche altro oggetto consumabile, che comunque raccolgo in virtù del deposito all’Idolo. I soldati sono appena più competenti di quelli all’esterno, e hanno il loro margine di pericolosità quando armati di yari. Decido di continuare l’esplorazione in verticale, e gli spigoli dei tetti sono perfetti per il mio rampino. Il simbolo che vedo sulle tende e sulle insegne è quello di un fiore bianco su fondo blu notte, e ancora adesso che sto scrivendo non riesco a collegarlo a niente. Incontro però un tizio seduto a un angolo, che mi chiede di mettere a tacere tutti i nemici qui intorno: quando lo faccio mi ringrazia e dice che si sposterà; l’ho poi rincontrato al Tempio in Rovina, durante una delle mie visite per potenziare la fiaschetta.

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Con il samurai che arringava i soldati sulla scalinata è stata più che altro una questione di pazienza. Ho eliminato i suoi uomini uno per uno, approfittando della facoltà di sparire tra i tetti e piombare su di loro ogni volta da un punto diverso. In questa maniera sono anche riuscito a piazzare il primo colpo mortale sul loro capo, ma chiaramente era più resistente e ho dovuto ricorrere anche stavolta alla combinazione olio e fuoco. Sono rimasto piuttosto indispettito quando poi ho scoperto che la porta a cui faceva la guardia è chiusa dall’altro lato. La soluzione era esattamente quella che avevo pronosticato prima: devo cercarmi una finestra, pertanto ho continuato con l’esplorazione sui tetti. Oltre a trovare degli strani segnali di fumo violaceo, i tetti del Castello Ashina sono presidiati da ninja con il mantello corvino. I loro falcetti sono veloci e irritanti, ma la loro lentezza nello sferrare il primo colpo mi ha permesso più volte di allontanarmi senza troppi danni. In ogni caso i tetti qui sono tutti incredibilmente uguali, e a malapena sono riuscito a distinguere una qualche topografia. Oltre al mastio principale sui cui mi sto arrampicando ce n’è uno più in basso, che però non pare avere punti di ingresso. In compenso quando ci sono atterrato sopra sono stato assalito da un numero immane di ninja corvini. Ho combattuto contro alcuni di loro ma quando ho visto che non accennavano a diminuire sono semplicemente fuggito. E lì, con una fortuna e un istinto inaspettati, ho visto una finestra aperta proprio sul castello principale: mi ci sono subito fiondato lasciandomi tirare solo dal rampino. È la stanza al primo piano, subito oltre una scalinata sbarrata: c’è uno scrigno e un Idolo dello Scultore, al quale mi sono seduto e da dove sto scrivendo ora. Ora è meglio che riposi, sono direttamente nella tana del nemico e non saranno ammessi errori.

In questa puntata dei Diari del Lupo Grigio il nostro shinobi preferito ha affrontato e sconfitto quello che viene ancora adesso considerato il boss meno riuscito di Sekiro: Shadows Die Twice. Non a caso di una delle ultime patch pubblicate (per la precisione quella di fine aprile 2019) era stato detto che avrebbe ricalibrato un po’ di combattimenti, tra cui appunto anche quello con il Toro. Stavolta però notizie storiche vere e proprie ancora non ci sono, se non una piccola conferma che il clan Ashina del gioco è di natura fittizia. Il simbolo floreale che compare sulle bandiere del Castello Ashina non è infatti quello che è comunemente associato al clan Ashina storicamente esistito. Quest’ultimo infatti adottava qualcosa di assai più semplice, un cerchio con dentro tre linee orizzontali. In ogni caso rimanete con noi per la prossima puntata!




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