Riposizionamenti strategici e grandi voragini prima della next-gen – Editoriale

Prima dell'arrivo di PS5 e Xbox Series X, c'è un intero anno in cui i rinvii rischiano di lasciarci a bocca asciutta per diversi mesi. È davvero la strategia migliore per tutti?

Speciale
A cura di Domenico Musicò - 20 Gennaio 2020 - 11:11

Il 2020 appena iniziato culminerà con l’arrivo della nuova generazione di console, con un passo in avanti in termini tecnologici che – come testimoniato dalle intenzioni di Sony e Microsoft – non lascerà del tutto indietro quella corrente. La dichiarazione della casa di Redmond di non avere esclusive per ben due anni ha sollevato un discreto brusio tra gli appassionati, e non è così peregrina l’idea di aspettare i prodotti di punta prima di lanciarsi in maniera compulsiva verso un immediato doppio acquisto. D’altra parte, il mercato ha aperto le strade a un’inclusività delle vecchie console che fungeranno ben presto da entry-level per ciò che riserverà il futuro, dimostrando che il supporto ci sarà anche al di là della prima fase di fisiologica cross-gen. Vale soprattutto per Microsoft; un po’ meno per Sony, fino ad oggi abituata a mettere più paletti tra una macchina e l’altra.

Eppure l’apertura al mondo PC è una diretta conseguenza di ciò che da mesi si sta già prospettando: un settore con pochissime barriere, un “campanilismo” meno accentuato o lasciato ormai ai pochi strenui difensori di sparuti prodotti che da soli non possono determinare l’andamento delle maree. In Italia l’ago della bilancia è ancora molto condizionato dalle esclusive, che servono più per orientare le scelte dei consumatori verso una macchina piuttosto che l’altra, anche al di là di una potenza bruta che stavolta potrebbe sul serio dimostrare che le parti si sono invertite. Ma poco male, perché in fondo non è di questo che si vuole discutere, né si vogliono fare congetture sulla componentistica ancor prima che le carte siano del tutto scoperte e ben visibili. Piuttosto, è importante sottolineare come quest’anno possa rivelarsi in ultima battuta molto meno entusiasmante dei due appena trascorsi, per quanto riguarda l’abbondanza del software.

Riposizionamenti strategici e grandi voragini prima della next-gen – Editoriale

I motivi sono senz’altro legati alla natura di alcuni progetti in cantiere e ad altri che dovranno essere pronti contemporaneamente per questa e per le prossime console, senza dimenticare che gran parte della produzione delle case di sviluppo si è già spostata in massa su PS5 e Xbox Series X. La logica conseguenza è la presenza di alcuni grossi buchi in diverse finestre di lancio solitamente molto appetibili, con tanto di affollamento nei mesi da sempre considerati più caldi rispetto ad altri. Accade dunque, come abbiamo visto senza troppe sorprese, un effetto domino fatto di rinvii dell’ultimo momento, riposizionamenti strategici e bugie su prodotti che non sarebbero ancora pronti. In fondo è giusto così, fa parte del gioco e nessuno può davvero dirvi col cuore in mano che è necessario togliere le tende perché il pericolo di due uragani incombenti non promette nulla di buono in termini di proiezioni di vendite durante le prime settimane.

Si sta ovviamente parlando del trittico composto da Resident Evil 3, Final Fantasy 7 Remake e Cyberpunk 2077: nel momento in cui il secondo è stato spostato al 10 aprile, ossia sette giorni dopo l’arrivo del primo, è apparso subito evidente che il 17 aprile per Cyberpunk non sarebbe più stato il miglior momento per presentarsi sul mercato. Nemmeno un’onestissima e trasparente azienda come CD Project può dirvi che lo slittamento a settembre è d’improvviso diventato una necessità. Nessuno può farlo davvero. Con questo non si vuole dubitare della forza e della qualità di Cyberpunk 2077, ma è chiaro che il fattore nostalgia verso due mostri sacri che riappaiono dal passato in forma più che smagliante, può ledere molto una nuova IP che danza ancora in alcune zone d’ombra. Detto ciò, non mi abbandona la convinzione che la nuova opera di CD Project possa essere il tipico videogioco che beneficia di vendite a coda lunga come la saga di The Witcher, soprattutto perché c’è un salto generazionale che può trasformarsi agevolmente in un secondo trampolino di lancio.

Ipotesi corroborate o meno, questo 2019 – si diceva – appare quantitativamente più carente, e di fatto i titoli davvero imprescindibili sono cinque o sei, con le cosiddette sleeper hit e gli altri prodotti di livello medio e medio-alto a fare da corollario a un’annata pronta a sparare le ultime cartucce delle console a loro volta pronte a cedere il testimone di questa sempre più rapida staffetta. Sarebbe, dunque, il momento propizio per i giochi meno in vista, quelli che solitamente devono lottare coi denti per farsi notare o che devono proporre qualcosa davvero fuori dagli schemi per non farsi eclissare. E invece, per ragioni che sfuggono a ogni logica, anche loro diserteranno interessanti finestre di lancio dove il nulla totale lascerà ai giocatori un po’ di tempo per snellire un minimo il proprio pachidermico backlog.




TAG: cyberpunk 2077, Final Fantasy VII Remake, PS5, Resident Evil 3 Remake, xbox series x