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Immagine di The Legend of Heroes Trails to Azure | Recensione - Finalmente in Occidente

Recensione

The Legend of Heroes Trails to Azure | Recensione - Finalmente in Occidente

Vi auguriamo un piacevole soggiorno a Crossbell

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Avatar di Gianluca Arena

a cura di Gianluca Arena

Editor @SpazioGames

Pubblicato il 07/03/2023 alle 15:00
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  • Pro
    • Completa l'arco di Crossbell anche per i giocatori non giapponesi
    • Personaggi ben scritti a cui è facile affezionarsi
    • Buon combat system
  • Contro
    • Inaccessibile senza aver prima giocato Trails from Zero
    • Riproposizione sic et simpliciter
    • Sotto alcuni punti di vista dimostra l'età che ha

Il Verdetto di SpazioGames

7
Molte delle considerazioni fatte qualche mese fa per Trails from Zero si applicano anche a Trails to Azure, che non è che la seconda metà della mela stagionata proposta da Falcom e NIS: ad un combat system solido si affianca una narrativa complessa e stratificata, sebbene a tratti molto verbosa, e gli elementi per un buon gioco di ruolo giapponese ci sono tutti. Purtroppo l'arco di Crossbell soffre se paragonato a quello di Erebonia sotto quasi tutti i punti di vista, e la pigrizia con cui ci viene riproposto, quasi identico alla versione originale per PSP, non aiuta a digerirne l'età e le scelte di game design invecchiate peggio. Rimane comunque un capitolo fondamentale per chi vuole connettere tutti i puntini del franchise The Legend of Heroes, ma le condizioni per goderselo non sono poche: bisogna aver giocato Trails from Zero, meglio ancora anche gli altri capitoli, bisogna soprassedere sulla presentazione e digerire gli aspetti del gameplay che, dopo oltre dieci anni, risultano obsoleti. Soddisfatte queste condizioni, ad aspettarvi ci sono personaggi molto ben scritti, combattimenti strategici e parecchi contenuti.

Disponibile su: PC, PS4, SWITCH, PSVITA, PSP

Informazioni sul prodotto

Sono passati solamente pochi mesi dalla pubblicazione occidentale di The Legend of Heroes: Trails from Zero, primo dei due capitoli che compongono l'arco narrativo di Crossbell, il più breve tra quelli proposti dagli infaticabili del team di Nihon Falcom.

Oggi siamo qui a raccontarvi dell'altra metà della mela del titolo, che tira le fila della storia della città stato ma lascia aperte le porte affinché chi lo gioca possa poi perdersi nel mare magnum degli innumerevoli titoli del franchise, i cui capitoli conclusivi usciranno entro il 2024.

Se siete curiosi, non vi resta che continuare a leggere: questa è la nostra recensione della versione PS4 (ma giocata su PS5 in retrocompatibilità) di The Legend of Heroes: Trails to Azure.

Il valore della familiarità

Trails to Azure (lo trovate su Amazon) riprende esattamente da dove era finito Trails from Zero, mettendo immediatamente il giocatore nei panni di Lloyd Bannings mentre è impegnato nella missione conclusiva delle indagini condotte nel precedente capitolo.

Non diremo di quale missione si tratta per non rovinare la sorpresa a quanti non abbiano ancora giocato il predecessore, ma basti sapere che già dal prologo appare evidente come chiunque non abbia giocato le avventure recensite su queste pagine meno di sei mesi farà non poca fatica a riconnettere motivazioni, personaggi e situazioni, nonostante la presenza di una voce "Backstory" nel menu di pausa che condensa in poche schermate informazioni passate su tutti i personaggi.

La Special Support Section al gran completo

Chiuso il prologo, la narrativa si azzera o quasi, proponendo alla Special Support Section nuove minacce, nuovi antagonisti e nuovi, strani compagni di letto – ma, nondimeno, entrare nella serie partendo da questo secondo episodio risulterà decisamente ostico per quanti non conoscessero la lore della serie messa in piedi da Nihon Falcom.

Sin dall'origine, questo gioco era pensato come un unicum con Trails from Zero, diviso per motivi di opportunità (e di marketing, aggiungeremmo noi) ma continuo in tantissimi aspetti, dal filone narrativo principale, alle location, passando, ovviamente per i personaggi.

Le due new entry nel party del giocatore lo sono solamente sulla carta, visto che, in pieno stile Legend of Heroes, si tratta di due personaggi che chi ha giocato il precedente capitolo ha già incontrato sulla sua strada nelle vesti di NPC: il loro gradimento risulterà ovviamente soggettivo, ma li abbiamo trovati piuttosto insipidi, tanto in battaglia quanto a livello di caratterizzazione, tanto da sostituirli non appena il vecchio gruppo di amici si è reso nuovamente disponibile.

Al netto dei gusti personali, il riutilizzo di personaggi, ambientazioni e situazioni noti rappresenta la classica medaglia a due facce: consente di approfondire da un lato la psicologia e le motivazioni delle personalità coinvolte e aumenta il senso di immersione nello scenario di Crossbell, tanto da rendere superfluo l'utilizzo della mappa durante l'esplorazione, ma dall'altro diminuisce drasticamente il senso di novità ed azzera le sorprese, rendendo piuttosto prevedibili le fasi di esplorazione e combattimento.

Il comparto grafico risente del peso degli anni e della scelta di non ammodernarlo

In breve, sostenere che se vi sono piaciuti la storia e l'approccio ad essa di Trails from Zero potrebbero piacervi anche quelle di Trails to Azure non appare una semplificazione eccessiva.

Il tempo non ha toccato tutto

Anche dal punto di vista delle meccaniche di gioco le novità sono davvero ridottissime rispetto al precedente capitolo: una di quelle accolte meglio, disponibile già dopo le primissime ore di gioco, è l'introduzione di una vettura in dotazione alla SSS, che consente spostamenti molto più rapidi e risolve in gran parte la problematica dell'andirivieni per le mappe che avevamo evidenziato nella recensione di Trails from Zero.

L'introduzione dei succitati nuovi membri del gruppo allarga poi il ventaglio di tattiche che è possibile impiegare in battaglia, con Wazy che si configura come un attaccante corpo a corpo, meno potente di Randy e Lloyd ma più veloce ed agile, e Noel che conta invece su attacchi dalla distanza ad area, mediamente più forti di quelli di Elie.

Lasciando da parte tutte le considerazioni che abbiamo (giustamente) fatto riguardo alla necessità di aver giocato il capitolo precedente e all'invecchiamento del comparto visivo e di alcune meccaniche di gameplay, quando si scende in campo per combattere, Trails to Azure si difende ancora egregiamente – e questo è il motivo principale per cui il voto in calce a questa recensione rimane positivo, nonostante gli scarsi sforzi da parte del publisher e del team di sviluppo nel riproporre il titolo ai giocatori odierni.

Il combat system è classico, ma funzionale e solido

I nemici sono visibili sulla mappa e facilmente aggirabili, lasciando in mano al giocatore i ritmi di gioco – e il combat system a turni, pur nella sua estrema classicità, non sbaglia quasi nulla, concentrandosi sulle fondamenta e sulla profondità tattica, regalando scontri sempre vivaci e discretamente impegnativi, quantomeno optando per il livello di difficoltà superiore a quello di default, piuttosto permissivo.

A fronte di fasi dialogiche spesso eccessivamente lunghe, che spezzano i ritmi di gioco e rallentano la progressione, ci siamo trovati a preferire le quest di sterminio, che richiedono l'eliminazione di uno o più bersagli spesso consistentemente più forti dei boss incontrati lungo la campagna principale.

Considerando anche la buona varietà di equipaggiamenti e di orbment disponibili, l'appassionato duro e puro di JRPG troverà pane per i suoi denti. Cosa sono gli orbment? Materie equipaggiabili non troppo dissimili da quelle viste in Final Fantasy VII e nel suo recente remake, che consentono di avere accesso ad abilità anche molto differenti tra loro, tra incantesimi di attacco, di supporto, di cura o che assegnano malus alle unità nemiche.

Non siamo di fronte, in altre parole, al pinnacolo del genere né su console Sony né su Switch, ma il prodotto Falcom ha fatto i compiti a casa e non delude in nessuno dei punti fondamentali per un gioco di ruolo, e tanto basterà a chi è cresciuto a pane e JRPG, o a chi ama la Zemuria creata dal team di sviluppo giapponese.

I viaggi in treno stanno a The Legend of Heroes come l'eroe che dorme in apertura sta ai Pokemon

Siamo sempre lì

La quasi totalità delle non esattamente lusinghiere osservazioni fatte qualche mese fa in occasione dell'analisi tecnica di Trails from Zero è valida anche per questo secondo episodio, visto che anche le condizioni della nostra prova sono rimaste immutate: sia il televisore 4K OLED su cui abbiamo effettuato la prova della versione PS4 giocata su PS5 in retrocompatibilità sia, ahinoi, la pochezza dello sforzo produttivo da parte del publisher per abbellire un prodotto con ben più di un decennio sulle spalle, originariamente pubblicato su una console portatile come PSP.

In attesa della patch del day one, che speriamo (ma non crediamo) possa migliorare la situazione, nessuna delle feature per la quality of life che invocavamo sei mesi fa è stata implementata in questo seguito: manca ancora una funzione di autosalvataggio, il che metterà a rischio i progressi dei giocatori più sbadati, non sono state apportate modifiche al font ed alla definizione dei menu, che rimangono davvero brutti da vedere, e non è possibile cambiare il livello di difficoltà in corso d'opera.

Uno spaccato della base operativa della SSS

Per certi versi, la pigrizia dell'operazione di rimasterizzazione ci ha ricordato quella del recente Tales of Symphonia Remastered, anche se in questo caso un minimo di sforzo in più si è visto, quantomeno nell'inserimento della doppia traccia audio inglese/giapponese, nel rifacimento da zero delle talking head dei personaggi e nell'innalzamento della definizione delle texture anche in contesti che esulano dalla main quest.

Si naviga allora sempre a vista, tra la soddisfazione per aver ricevuto anche l'arco narrativo di Crossbell, che mette i giocatori europei quasi alla pari con quelli giapponesi in attesa dei prossimi capitoli della serie, e l'amarezza di vedere uno JRPG solido e perfettamente godibile riproposto in maniera scolastica, senza uno sforzo degno della qualità del combat system e della enorme lore narrativa di cui questa serie si fa latrice.

Più che soddisfacente, sebbene leggermente inferiore agli standard imposti fin qui dal resto della saga, la durata complessiva: anche saltando a piè pari molte delle quest secondarie, non sempre ispirate come quelle dei capitoli più recenti, difficilmente si riuscirà a vedere la fine del Crossbell Arc in meno di quaranta ore di gioco abbondanti, anche a causa delle lunghe fasi dialogiche e del buon livello di sfida proposto dal gioco.

Versione recensita: PS4 (retrocompatibilità su PS5)

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