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Pro
- Prestazioni ai vertici del mercato.
- Raffreddamento a liquido reale con ventola attiva altamente efficace.
- Autonomia eccezionale, anche con sessioni gaming prolungate.
- Trigger fisici personalizzabili e modalità gaming completa.
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Contro
- Compartimento fotografico leggermente sotto la media rispetto ai top di gamma tradizionali.
- Software perfetto per il gaming ma da migliorare nella localizzazione.
Il Verdetto di SpazioGames
Informazioni sul prodotto
Se vi state chiedendo cosa ci faccia uno smartphone da gaming qui su SpazioGames, la risposta è molto più semplice di quanto possiate immaginare. Con la possibilità di spendere un po' di tempo assieme al REDMAGIC 11 Pro, ho colto l’occasione non solo per testare un dispositivo decisamente estremo, in senso positivo, ma per cercare di capire, il più seriamente possibile, quanto il gaming mobile sia stato, per anni, bistrattato da noi “giocatori di vecchia scuola”.
I numeri parlano chiaro: in Italia, il 61% dei videogiocatori gioca principalmente su smartphone. Non stiamo parlando di Candy Crush o dei soliti stereotipi legati al casual gaming, ma di titoli come Genshin Impact, Roblox, Call of Duty Mobile e molti altri giochi che hanno una controparte, o una versione alternativa, su console, oltre che un pubblico enorme anche nel nostro Paese.
Il vero shock, però, arriva guardando al mercato asiatico, dove il 41% del fatturato dell’intera industria videoludica proviene dal gaming mobile. Ed è proprio lì che nascono e si affermano smartphone come il REDMAGIC 11 Pro.
La ragione, anche in questo caso, è molto semplice: lo smartphone è l’unico dispositivo che accompagna le persone ogni singolo giorno. È sempre in tasca, sempre pronto all'uso. E avere a disposizione un dispositivo che riesca ad avvicinarsi all’esperienza di una console portatile, senza costringere l'utente a portare con se un secondo device, fa un’enorme differenza. Ed è qui che entra in gioco il REDMAGIC 11 Pro.
Non è uno smartphone come gli altri
In seguito alla prima configurazione, non appena lo si collega all'alimentatore in dotazione, il REDMAGIC 11 Pro ti fa subito capire che non sei di fronte a uno smartphone tradizionale. Non appena si avvia la ricarica rapida, si attiva anche una ventolina interna. E no, non si tratta della solita trovata estetica: è parte integrante di uno dei sistemi di raffreddamento più avanzati mai visti su uno smartphone.
Attraverso una finestra trasparente posta sul retro si può anche osservare il liquido di raffreddamento muoversi all’interno dei tubicini posti in uno degli strati che compongono il retro del dispositivo. Sì, perché questo è il primo smartphone che integra un vero raffreddamento a liquido simile a quello disponibile sui PC.
La struttura interna è composta da micro-tubi incisi al laser che attraversano lo chassis come una rete, disposti in uno strato superiore rispetto alla scheda madre, quasi a ridosso del modulo fotocamere. Il risultato? Lo smartphone sotto sforzo non rimane mai realmente “freddo” al tatto, ma impedisce al processore di raggiungere quelle temperature che portano al famigerato thermal throttling. Tradotto: anche sotto stress, le prestazioni restano sempre al massimo e la scocca si rivela solamente leggermente tiepida.
Durante sessioni prolungate con titoli estremamente pesanti come Genshin Impact, il dispositivo rimane tiepido, mai rovente, e soprattutto non mostra alcun calo di performance, persino se comparato a smartphone top di gamma (uno fra tutti l'iPhone 17 Pro Max) che qualche piccolo calo di frame rate lo accusano nelle situazioni più concitate. Ed è qui che si inizia a comprendere quanto questo progetto sia effettivamente serio.
Un mostro pensato per non avere limiti
Partendo dalla scheda tecnica, è chiaro come si sia deciso di non scendere a compromessi. Il cuore pulsante del REDMAGIC 11 Pro è il Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5, uno dei processori più performanti mai visti su smartphone, capace di sprigionare una quantità di potenza impressionante. Ma Red Magic non si è fermata qui.
Accanto al SoC di Qualcomm, difatti, troviamo il Red Core R4, un processore proprietario dedicato esclusivamente alle funzioni gaming: super resolution, frame interpolation, latenza ridotta del 33% rispetto alle precedenti generazioni di device di REDMAGIC, risposta al tocco più che istantanea e tutta una serie di ottimizzazioni che entrano in gioco solo quando necessario, ovvero con le produzioni più esose di risorse.
Le configurazioni di RAM arrivano fino a 24 GB di LPDDR5T, passando per versioni da 12 GB e 16 GB, mentre lo storage tocca quota 1 TB (anche in questo caso passando per i tagli da 256 GB e 512 GB) sfruttando la tecnologia UFS 4.1 Pro. In pratica: caricamenti istantanei, avviamenti fulminei e un’esperienza che definire fluida sarebbe, semplicemente, riduttivo.
Anche per quanto riguarda lo schermo REDMAGIC non si è contenuta. Il display, difatti, è un AMOLED con risoluzione pari a 2688×1216, 6,65" di diagonale, 1500 nits di luminosità massima e refresh rate fino a 144Hz.
I trigger laterali, atti a simulare i dorsali di un controller, sono a 520Hz in modo da garantire una risposta istantanea a ogni tocco; non manca il jack per le cuffie, in modo da permettere di utilizzare il modello da gaming preferito senza limitazioni di sorta.
A completare il quadro troviamo la camera di vapore più grande mai inserita in uno smartphone, pensata per distribuire il calore su tutta la superficie del dispositivo in modo uniforme, e alcune applicazioni di metallo liquido per supportare ulteriormente la dissipazione delle temperature in alcuni punti specifici di un device che scende a leggeri compromessi solo per quanto riguarda la fotocamera, ma solo per garantire una superficie piatta nella scocca posteriore del dispositivo.
Il retro del REDMAGIC 11 Pro, difatti, è completamente piatto. Niente camera bump. Niente gobbe. Una scelta voluta, pensata per migliorare l’ergonomia durante le lunghe sessioni di gioco e per garantire un accesso perfetto ai grilletti laterali. Il compromesso? Un comparto fotografico da flagship ma senza pretese di porsi come il migliore della categoria.
Troviamo due sensori posteriori da 50 MP e una camera frontale da 16 MP. Foto e video sono molto buoni, ma il classico “punta e scatta” non è fulmineo e quando si inizia a spingere su zoom o scatti più complessi emergono i suoi limiti. Nulla di drammatico, ma è giusto evidenziarlo: qui l’obiettivo principale non è la fotografia e il fatto che si comporti comunque molto bene è solo un valore aggiunto.
Una vera bestia da maratona
Dove non si è sceso a compromessi, invece, è sull'autonomia. La batteria da 7500 mAh è semplicemente fuori scala. Parliamo di due giorni di utilizzo intensivo, un giorno e mezzo di utilizzo estremamente pesante e, dato che mi ha sinceramente colpito, circa 10 ore di Genshin Impact con dettagli grafici al massimo e frame rate bloccato a 60 fps, senza alcuna incertezza. Numeri che, su smartphone, fanno indubbiamente impallidire.
La vera anima del REDMAGIC: la modalità gaming
La differenza tra uno smartphone tradizionale e uno smartphone da gaming come il REDMAGIC 11 Pro, in questo caso sta tutta in un piccolo tasto laterale. Premendolo, infatti, si entra in una sorta di “modalità console portatile”.
Il sistema operativo viene isolato, l’interfaccia si blocca per evitare tocchi accidentali e parte automaticamente un hub dedicato esclusivamente al gaming. La ventola si attiva subito, mentre il raffreddamento a liquido entra in funzione solo quando si avviano titoli realmente pesanti e tutti i processi inutili in background vengono terminati, lasciando attivi solo quelli abilitati manualmente in precedenza.
Ed è qui che entrano in gioco anche i grilletti fisici. Non sono tasti “veri” nel senso classico: sono trigger aptici che funzionano come delle estensioni del touch screen. Attraverso il software si assegna a ogni grilletto una zona dello schermo in cui simulare il tocco umano. In Call of Duty, ad esempio, ho mappato L per la mira e R per lo sparo, in Genshin Impact alcune abilità poste a lato dello schermo, insomma tutto pensato per non staccare mai i pollici dallo schermo e avere il massimo controllo di movimento e telecamera.
Il risultato? Semplicemente sorprendente: si ottiene un controllo molto più simile a quello di un pad tradizionale e dopo un po' di pratica il bisogno di un controller esterno si assottiglia via via sempre di più. Rimane comunque la possibilità di collegare sia un controller bluetooth che mouse e tastiera, garantendo una versatilità totale e una personalizzazione di ogni sorgente di input pressoché totale.
Per quanto riguarda le prestazioni, dopo più di mezz’ora su Call of Duty con impostazioni al massimo, il frame rate non è mai sceso sotto i 60 fps. Niente tentennamenti, niente micro-lag e con ombre, bloom, e profondità di campo attive. Su Genshin Impact? Stesso discorso. Nessuno stutter, nessun micro calo, tutto al massimo e frame rate granitico anche dopo oltre due ore di gioco.
L'aspetto più sorprendente, però, è che lo smartphone rimane tiepido. Non caldo. Non fastidioso. Semplicemente tiepido. La ventolina, che ricordo tocca i 23.000 Rpm, è l'unico elemento a produrre un qualsivoglia rumore. Nella fattispecie un leggero ronzio percepibile se si gioca senza audio, ma al netto di questo, il REDMAGIC 11 Pro, sotto sforzi estremi si comporta esattamente con un qualsivoglia smartphone si comporterebbe in tutte quelle attività quotidiane che si alternano fra navigazione dei social, letture delle mail e fruizione di video in streaming.
Nell'hub dedicato al gaming, inoltre, ogni gioco ha il suo pannello di controllo dedicato, dove è possibile regolare l'utilizzo della GPU, configurare le prestazioni, abilitare il Wi-Fi a bassa latenza e molti altri aspetti che faranno la gioia dei fanatici delle micro configurazioni.
Sempre nell'hub dedicato al gaming è presente, inoltre, una sezione chiamata Gravity X nella quale è possibile accedere al cloud gaming tramite Steam, Epic Games, PlayStation e Xbox Game Pass. Come vi dicevo è possibile collegare mouse, tastiere, controller via Bluetooth e persino giocare su schermi esterni, usando lo smartphone come controller o sfruttandolo come un monitor di supporto mentre si gioca con delle periferiche da gaming. Molto interessante anche la possibilità di collegare un secondo dispositivo REDMAGIC come schermo ausiliario.
E infine c’è Mora: un’intelligenza artificiale locale. Una sorta di assistente virtuale animata, e con le fattezze di un personaggio scappato dal cast di Evangelion, che aiuta l'utente nella gestione del sistema e delle impostazioni di gioco. Al momento la traduzione italiana non è perfetta, motivo per il quale non ha molto senso soffermarsi su di lei, ma il potenziale in lingue come l'inglese o il cinese è evidente, soprattutto perché è in grado di trovare per noi una serie di plug-in, pensati per simulare le più celebri mod, atti a migliorare l'esperienza complessiva all'interno dei vari giochi.
Va bene tutto, ma ha davvero senso?
La risposta, dopo aver usato il REDMAGIC 11 Pro per qualche settimane, è semplice: sì, eccome se ha senso. Se siete gamer mobile, non esiste alternativa migliore. Questo dispositivo è paragonabile a un PC handheld travestito da smartphone.
La potenza del processore, il sistema di raffreddamento e la gestione termica lo rendono un device semplicemente devastante che, nelle giuste mani, può diventare una vera e propria macchina da guerra (e mi sono forzatamente trattenuto dal parlarvi di come si comporta quando si inizia a giochicchiare con gli emulatori).
Ma c’è un secondo punto spesso ignorato: la potenza di questo smartphone nell’uso quotidiano. Editing, rendering, conversioni video: tutto diventa istantaneo. È un device perfetto anche per creativi e tech enthusiast, proprio in virtù di un processore libero di esprimersi a pieno regime senza limitazioni tecniche di sorta.
Il comparto fotografico è leggermente sotto la media, è vero, così come il software ha bisogno di alcuni miglioramenti sul versante della localizzazione, ma il giudizio finale è netto. Il REDMAGIC 11 Pro è, senza mezzi termini, il miglior smartphone da gaming attualmente in circolazione, nonché la migliore iterazione di quei device che, con sempre più costanza, stanno prendendo il posto delle vecchie, e mai dimenticate, console portatili.