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Pro
- Direzione artistica HD-2D semplicemente straordinaria.
- Esplorazione ricca di segreti e gratificante.
- Sistema di viaggio nel tempo integrato brillantemente nel gameplay.
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Contro
- Dialoghi spesso troppo invasivi e ridondanti.
- Alcuni momenti narrativi arrivano prematuramente.
- Progressione Magisite eccessivamente legata alla casualità.
Il Verdetto di SpazioGames
Disponibile su: PS5, PC, XSX, SWITCH2
Informazioni sul prodotto
Ci sono giochi che conquistano con un'idea rivoluzionaria e altri che preferiscono affidarsi a quel maledetto effetto nostalgia che sembra riuscire sempre a fare colpo su noi giocatori di vecchia data. The Adventures of Elliot: The Millennium Tales appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
L'opera di Square Enix e del team responsabile di Octopath Traveler, Bravely Default e Triangle Strategy non cerca di reinventare l'action RPG. Piuttosto prende in prestito alcune delle migliori intuizioni degli action-adventure classici, le fonde con la maestria esecutiva del Team Asano e costruisce un'avventura che riesce a evocare costantemente quel meraviglioso senso di innocente scoperta che sembrava essere confinato, oramai, a una strettissima cerchia di titoli indie.
Sia chiaro, Elliot non è il primo action RPG in HD-2D (quello è l'ottimo Star Ocean The Second Story R), così come non reinventa nulla di quel genere già ampiamente esplorato in ogni dove da centinaia di titoli negli ultimi 40 anni, ma è indubbio che Team Asano ha dimostrato come anche un'opera a metà strada fra il conservativo e il celebrativo possa conquistare se eseguita con cuore e cura certosina.
Dopo aver trascorso parecchie ore nel mondo di Elliot, però, mi sono trovato davanti a una sensazione piuttosto particolare. Da una parte ero conquistato dal desiderio di continuare a esplorare, dall'altra continuavo a percepire alcuni limiti che, come in tanti altri titoli che hanno percorso questa impervia strada, impediscono all'opera di compiere l'ultimo passo verso l'eccellenza assoluta.
Eppure, nonostante tutto, The Adventures of Elliot è uno di quei giochi che riescono a restare impressi e che, oltre a conquistare noi "vecchiacci", potrebbe diventare un ottimo biglietto da visita per far conoscere ai più giovani un modo diverso di fare videogiochi.
Una favola HD-2D da togliere il fiato
La prima cosa che colpisce di Elliot è inevitabilmente il comparto artistico. Pensavo che il Team Asano avesse ormai spremuto tutto il potenziale dello stile HD-2D, e invece mi sbagliavo.
Ancora una volta gli sviluppatori riescono a stupire. I personaggi realizzati in pixel art si muovono all'interno di ambienti tridimensionali ricchissimi di dettagli, illuminati da effetti di luce che trasformano ogni schermata in una sorta di diorama animato.
Praterie, deserti, montagne innevate, rovine dimenticate e dungeon sotterranei convivono all'interno di un mondo che non punta sulle dimensioni mastodontiche, ma sulla densità dei contenuti.
È una scelta che ho apprezzato enormemente. In un periodo storico in cui molti open world sembrano giganteschi parchi giochi riempiti artificialmente di attività ridondanti, The Adventures of Elliot sceglie una strada diversa.
A rendere il tutto ancora più memorabile interviene una colonna sonora eccellente. Le melodie accompagnano l'avventura senza mai risultare invasive e contribuiscono a creare quell'atmosfera da grande viaggio che rappresenta uno dei punti di forza dell'intera esperienza.
L'anima di Zelda, il cuore di Mana
Fin dai primi minuti è impossibile non pensare ai grandi classici del passato. Le somiglianze con The Legend of Zelda: A Link to the Past sono evidenti. Elliot raccoglie strumenti come bombe, arco, boomerang, lance e spade. Esistono percorsi bloccati che possono essere aperti soltanto dopo aver ottenuto l'equipaggiamento corretto. I dungeon alternano combattimenti ed enigmi. Persino i vasi da rompere e il denaro sparso per il mondo richiamano immediatamente una certa filosofia di design.
Ma ridurre il gioco a un semplice clone sarebbe profondamente ingiusto. L'opera possiede infatti una forte identità RPG che emerge soprattutto nella progressione del personaggio e nel sistema Magisite.
Il combattimento è volutamente semplice. Elliot dispone di attacchi normali, attacchi caricati e di uno scudo che consente di bloccare gli assalti nemici consumando stamina. Non esistono schivate vere e proprie, o perlomeno non inizialmente, e gran parte degli scontri ruota attorno al posizionamento.
Una scelta che inizialmente può sorprendere, ma che funziona meglio del previsto. Cambiare rapidamente arma durante gli scontri mantiene elevato il ritmo e ogni strumento possiede caratteristiche sufficientemente differenti da giustificare il suo utilizzo.
La spada offre affidabilità, la lancia garantisce maggiore portata, il boomerang permette approcci più tattici e le bombe diventano fondamentali sia durante l'esplorazione sia nei combattimenti. Il risultato è un sistema immediato ma sorprendentemente dinamico e indorato di una componente strategica inaspettata.
Il fascino del Magisite
La vera particolarità della progressione risiede però nel sistema Magisite. Qui non esistono livelli di esperienza tradizionali. I nemici lasciano denaro e frammenti speciali che possono essere utilizzati per ottenere gemme da inserire nelle varie armi.
Alcune aumentano i danni. Altre migliorano i colpi critici. Altre ancora modificano direttamente il comportamento delle abilità. L'idea funziona perché incentiva costantemente la sperimentazione. Mi sono ritrovato più volte a modificare la configurazione delle armi per adattarla a specifiche situazioni o semplicemente per provare nuove combinazioni. Non tutto però è perfetto.
L'intero sistema si basa in larga parte sulla casualità. Ottenere determinate gemme dipende infatti dalla fortuna e questo potrebbe generare esperienze molto differenti da giocatore a giocatore.
Durante la mia avventura non l'ho percepito come un problema particolarmente grave, alla fine se si gioca con criterio si porta a casa facilmente ogni scontro, ma resta un aspetto poco riuscito, specialmente perché vincola la possibilità di realizzare alcune build dietro a un muro fatto di casualità e fortuna.
Un mondo costruito per essere esplorato
La qualità migliore di The Adventures of Elliot emerge quando il gioco smette di parlarci e lascia semplicemente spazio all'esplorazione. È in quei momenti che l'opera mostra il suo lato migliore.
La struttura può essere definita come una sorta di open world lineare. Esiste una progressione narrativa ben precisa, ma allo stesso tempo il giocatore gode di una libertà sorprendente nell'affrontare percorsi alternativi, tornare in aree già visitate o dedicarsi alle attività secondarie.
Le missioni opzionali si sono rivelate generalmente interessanti e mai completamente scollegate dal mondo di gioco. Anche le numerose funzionalità dedicate alla quality of life meritano un plauso.
Il viaggio rapido è estremamente pratico e consente di raggiungere qualsiasi punto di salvataggio già scoperto senza inutili perdite di tempo, così come la mappa tridimensionale si rivela uno strumento eccellente per individuare segreti, forzieri mancati e percorsi ancora inesplorati.
Tutto comunica una sensazione di rispetto nei confronti del tempo del giocatore e questo, specialmente ai giorni nostri, è un aspetto da tenere in considerazione.
Il viaggio nel tempo è la vera star
L'elemento che più mi ha colpito, però, è la gestione delle epoche temporali. Il viaggio nel tempo non rappresenta soltanto un espediente narrativo abusato oramai in ogni tipologia di produzione, ma è una meccanica integrata profondamente nell'esplorazione.
Visitare differenti versioni dello stesso mondo apre continuamente nuove possibilità. Un passaggio bloccato nel presente può risultare accessibile nel passato. Un forziere irraggiungibile in una determinata epoca può diventare facilmente recuperabile in un'altra.
Non si tratta di un concetto rivoluzionario, anzi, ma viene implementato con grande intelligenza e soprattutto ampliando sapientemente il già ottimo level design del titolo.
La sensazione costante è quella di trovarsi davanti a un enorme puzzle interconnesso che si espande progressivamente man mano che si acquisiscono nuove abilità e si sbloccano ulteriori periodi temporali.
Dove invece il gioco convince meno è nella narrazione. La premessa funziona. Elliot è un protagonista piacevole, genuino e sorprendentemente lontano dagli stereotipi dell'eroe tormentato che ormai domina gran parte delle produzioni moderne.
Tuttavia la sceneggiatura fatica spesso a valorizzarlo. Alcuni personaggi vengono introdotti come figure fondamentali prima ancora che il giocatore abbia avuto il tempo di conoscerli davvero. Di conseguenza certi momenti emotivi arrivano troppo presto e finiscono per perdere gran parte del loro impatto.
Il prologo è eccessivamente lungo, le prime fasi di gioco sono un pelo troppo prolisse e, soprattutto, il ritmo dei dialoghi è a tratti snervante. Se già faticavo a comprendere la necessità di interrompere così tanto l'esperienza di gioco durante il prologo (che funge anche da tutorial), avere la versione Temu di Navi che interviene continuamente per tutta la prima parte dell'avventura diventa leggermente snervante.
L'apertura di un forziere, la scoperta di una chiave, un particolare ambientale o una semplice curiosità del paesaggio diventano spesso occasioni per interrompere il flusso dell'avventura e alla lunga stufano.
Il problema non è tanto la quantità dei dialoghi, sia chiaro, quanto la loro ridondanza e la loro effettiva utilità all'interno del tessuto narrativo.
Per esempio, nei tutorial molte informazioni vengono spiegate dopo che il gameplay le ha già comunicate in maniera perfettamente chiara. Durante l'esplorazione si incappa in pareri non richiesti e a tratti persino nei dialoghi importanti si percepisce un'eccessiva prolissità.
Ed è un peccato, perché quando ci si trova davanti a un gioco che punta tutto sull'immediatezza e sul non divorare inutilmente il poco tempo libero del giocatore, vedere che si è pensato a tutto tranne che ai dialoghi fa storcere il naso.
Un esordio che lascia il segno
Resta il fatto che se il problema più grosso di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales sono i dialoghi, questo vuol dire che il titolo rappresenta un debutto sorprendentemente solido per il Team Asano nel genere action RPG.
Non tutto funziona alla perfezione e, in linea di massima, a molti di noi sembrerà tutto "già giocato" in passato.
Eppure ogni volta che posavo il controller mi ritrovavo a pensare a Elliot, esattamente come mi accadeva trent'anni fa con Link e qualche estate fa con il tenero protagonista di Tunic. E questo, signori miei, è il segnale che si è davanti a un'opera ben confezionata (di cui trovate 10 curiosità che forse non conoscete qui).