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Pro
- Il modello di guida è il più convincente della serie.
- La modalità Carriera fa finalmente il salto di qualità.
- Contenuto abbondante e ben strutturato.
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Contro
- Le conferenze stampa rischiano la ripetitività nel lungo periodo.
- L'IA degli avversari mostra ancora qualche incertezza in gara.
- Le relazioni con i team nella carriera potevano essere spinte oltre.
Il Verdetto di SpazioGames
Non è ancora la profondità di un gestionale vero, ma è un passo avanti netto e percepibile. Il contenuto complessivo è il più ricco di sempre, la direzione artistica in stile televisivo e le nuove registrazioni sonore alzano ulteriormente l'asticella dell'immersione. Restano margini di miglioramento, soprattutto nell'intelligenza artificiale e nella longevità di alcune meccaniche secondarie, ma il quadro complessivo è quello di un gioco che sa quello che vuole essere e lo fa con convinzione. Chi ama la MotoGP, reale o virtuale, ha trovato il suo titolo dell'anno.
MotoGP 26 è uno di quei giochi che arriva ogni anno come un appuntamento fisso, puntuale come le prime fasi di qualifica al Gran Premio di apertura della stagione.
Milestone sa bene che il suo pubblico è fedele, esigente, e si ricorda benissimo cosa c'era nell'edizione precedente. Non basta riciclare la griglia con i numeri aggiornati: bisogna portare qualcosa di concreto, qualcosa che giustifichi la spesa e faccia sentire il salto.
Quest'anno, con MotoGP 26, lo studio milanese ha fatto i compiti. Non ha stravolto tutto, non ha reinventato la ruota. Ha lavorato con intelligenza su ciò che contava davvero: la fisica, la carriera, il senso di progressione.
E il risultato è il capitolo più solido e completo della serie nell'ultimo lustro. Vi spiego bene il perché nella recensione completa.
Una nuova filosofia alla guida
Il punto di partenza, quello da cui discende tutto il resto, è il nuovo modello di guida costruito attorno alla tecnologia Rider-Based Handling. Sembra una di quelle formule tecniche che i comunicati stampa usano per dare un tono a cambiamenti tutto sommato marginali. Invece no: questa volta la differenza si sente davvero sul controller, fin dalle prime staccate.
Il concetto è semplice ma potente: il corpo del pilota diventa il fulcro dell'intera dinamica di guida. Lo spostamento del peso, la postura in curva, la gestione del trasferimento di carico durante la frenata. Tutto passa attraverso il rider virtuale, non più attraverso un modello di fisica applicato direttamente alla moto come a un oggetto inerte.
Chi conosce bene la serie si accorgerà della differenza quasi subito. Chi arriva per la prima volta, invece, godrà di una curva di apprendimento più morbida, anche grazie alla conferma dei due stili di guida: l'Esperienza Arcade, accessibile e immediata, e l'Esperienza Pro, dove ogni singola variabile della moto diventa responsabilità del giocatore. Due filosofie distinte, entrambe gestite con equilibrio.
La modalità Carriera era da anni il tallone d'Achille della serie: funzionale, sì, ma arida. Un menu dopo l'altro, qualche scelta tecnica, poi in pista. Poco più di un involucro attorno alle gare. Con MotoGP 26, Milestone ha costruito attorno alla carriera un contesto che finalmente respira.
Il paddock tridimensionale diventa l'hub da cui si muove l'intera stagione, e non è solo una scelta estetica. È lì che si trovano le conferenze stampa del giovedì, una delle novità più interessanti del capitolo.
Ogni risposta data davanti ai microfoni ha un peso: costruisce o erode la reputazione del pilota, alimenta rivalità o stabilisce alleanze, influenza gli obiettivi che il team fissa per i weekend successivi. Non siamo al livello di profondità di un gioco gestionale, sia chiaro, ma la sensazione di essere un personaggio all'interno di un ecosistema sportivo reale è concreta.
A supporto di tutto questo arriva il manager personale, che segue le trattative per i contratti e guida lo sviluppo della carriera a lungo termine, rendendo il mercato dei trasferimenti un elemento attivo e non più una formalità burocratica.
Ma la vera bomba, almeno per i fan della MotoGP, è la possibilità di vestire i panni di un pilota reale e riscriverne la carriera. Bagnaia, Quartararo, Martín, Márquez: si parte dalla Moto3 e si ridisegna da zero il percorso di uno dei campioni del Motomondiale. È una modalità che ha un potenziale di rigiocabilità enorme, e che aggiunge un livello di personalizzazione narrativa che la serie non aveva mai esplorato con questo coraggio.
La griglia 2026, carte collezionabili e Race Off
Sul fronte del contenuto ufficiale, MotoGP 26 arriva con la stagione 2026 completa: 38 squadre, oltre 70 piloti, tutti i circuiti del calendario, compreso il ritorno del Gran Premio del Brasile e i nuovi ingressi in griglia come Toprak Razgatlıoğlu e Diogo Moreira.
La novità che accompagna la gestione della griglia è il sistema Dynamic Rider Ratings, che aggiorna le valutazioni dei piloti in tempo reale sulla base dei risultati del campionato reale. Quattro parametri: time attack, ritmo gara, testa a testa e affidabilità. Un modo intelligente per mantenere la griglia virtuale allineata a ciò che accade in pista ogni fine settimana.
Le oltre cento carte collezionabili, alcune firmate dall'artista giapponese Ranka Fujiwara, si sbloccano giocando in tutte le modalità e rappresentano un elemento di progressione trasversale che tiene il giocatore impegnato anche al di fuori delle gare canoniche. Non rivoluzionano nulla, ma sono un incentivo concreto e ben inserito nell'economia complessiva del gioco.
La modalità Race Off torna ampliata, con il nuovo scenario britannico di Canterbury Park ad affiancare Borgo Caselle e Mont Lagard. Gli eventi disponibili spaziano tra Motard, Flat Track e Minibike, e per la prima volta fanno il loro ingresso gli eventi dedicati alle moto stradali da 1000 cc organizzati dai singoli costruttori. È una modalità che racconta bene la cultura motorsport attorno alla MotoGP: un pilota non si allena solo in pista, e il gioco finalmente lo riflette in modo credibile.
Il comparto multiplayer riceve interventi significativi. Le griglie online salgono fino a 22 giocatori con cross-play completo (escluso Nintendo Switch), il matchmaking è stato rivisto per garantire lobby più equilibrate, e lo split screen locale rimane disponibile per chi vuole sfidare un amico sul divano. Gli editor grafici per caschi, livree e numeri di gara sono confermati, con supporto alla condivisione cross-platform delle creazioni personalizzate.
Sul piano visivo e sonoro, Milestone ha scelto di adottare una direzione artistica in stile televisivo che avvicina l'esperienza a quella di seguire una gara in diretta. Le nuove registrazioni sonore dei motori, in particolare, sono un upgrade percepibile e apprezzabile: ogni categoria ha una voce propria, e il rombo che esce dagli altoparlanti ha finalmente la credibilità che il titolo si meritava. Non parliamo di un salto generazionale nella grafica, ma di una cura complessiva che rende l'esperienza più immersiva e coerente dall'inizio alla fine.
Qualche limite rimane
Non tutto funziona alla perfezione. Le conferenze stampa, per quanto ben pensate come meccanica, rischiano di diventare ripetitive sul lungo periodo: le risposte disponibili non sono infinite, e dopo qualche stagione il senso di reale impatto sulle dinamiche del paddock tende a scemare.
Il sistema di carriera, per quanto migliorato, avrebbe potuto spingersi oltre nella profondità delle relazioni con i team e nelle conseguenze delle scelte più radicali. Inoltre, chi non ha mai avuto un rapporto con la MotoGP come sport reale potrebbe trovare l'abbondanza di contenuto inizialmente disorientante, nonostante il lavoro fatto per rendere il gioco più accessibile a livello di guida.
Restando sul piano tecnico, su alcune piattaforme si registrano piccole incertezze nella gestione degli avversari in gara, con comportamenti dell'intelligenza artificiale che in determinati frangenti tradiscono ancora qualche limite di fondo. Non compromettono l'esperienza complessiva, ma sono lì, e chi guarda con occhio critico li noterà.
Un capitolo che vale davvero
MotoGP 26 è il gioco che i fan della serie aspettavano. Non è una rivoluzione, ma è un'evoluzione solida, pensata, e in larga parte riuscita. La nuova fisica di guida porta un beneficio concreto e percepibile, la carriera guadagna finalmente uno spessore narrativo degno di nota, e il contenuto complessivo è il più ricco di sempre per questo franchise.
Milestone conosce bene il suo pubblico, e con questo capitolo ha dimostrato di saper ascoltare le critiche degli anni passati. Chi ama la MotoGP ha già tutto il motivo per salire in sella.