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Pro
- Scrittura matura e rispettosa del rapporto tra Max e Chloe.
- Doppia protagonista che arricchisce gameplay e narrazione.
- Componente investigativa avvincente.
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Contro
- La fusione delle timeline indebolisce il peso della scelta originale del 2015.
- Personaggi di Double Exposure trattati con superficialità.
- Problemi tecnici ricorrenti.
Il Verdetto di SpazioGames
“Siamo le nostre scelte” diceva Jean-Paul Sartre, e come dare torto al filosofo francese? La vita è fatta di scelte, più o meno importanti, e le conseguenze delle stesse sono ciò che determina il nostro passato, presente e futuro. Crescere significa anche accettare le scelte che abbiamo fatto, imparare a conviverci e tirare fuori il meglio anche dai rimpianti. C'è una persona, però, che esula da questo meccanismo insito nella natura umana: Max Caufield.
Quando abbiamo conosciuto la protagonista di Life is Strange correva l'anno 2015, ed era appena una ragazzina che, di fronte al trauma di aver perso una delle persone più importanti della sua vita, scopre di avere un potere incredibile che le permette di rivivere alcune delle scelte fatte, riscrivendo così il corso della sua storia e quella delle persone attorno a lei.
Un dono, certo, ma anche una condanna, perché nonostante le abilità superumane non tutto può andare sempre secondo i piani: alla fine del primo gioco Max deve compiere una decisione estremamente complessa, quella di sacrificare Chloe, la sua anima gemella, o Arcadia Bay, la sua città natale e tutti i suoi abitanti, compresa la sua famiglia.
All'epoca, sacrificare Chloe o Arcadia Bay significava decidere che tipo di persona volevamo essere, e quella decisione si portava dietro un peso emotivo che pochi giochi sono riusciti a replicare da allora. La forza di quel finale stava proprio nella sua brutalità: qualunque cosa scegliessi, perdevi qualcosa di importante. Non c'era via d'uscita pulita.
Undici anni dopo, Life is Strange: Reunion ci chiede di riaprire quella ferita, e lo fa con un'ambizione che oscilla costantemente tra il coraggio narrativo e il rischio di finire nell'abisso del fan service, tra la voglia di dare una conclusione degna a due personaggi iconici e la tentazione pericolosa di accontentare chi non ha mai accettato di lasciarli andare. Ma ci troviamo dinanzi a un'opera che ha effettivamente senso di esistere, o di un titolo creato solo per provare a spremere il più possibile dalle due protagoniste? Parliamone.
Riscrivere il passato senza cancellarlo
Reunion parte da una premessa che sembrava impossibile: riunire Max e Chloe indipendentemente dalla scelta del giocatore nel primo capitolo. Se avete giocato a Double Exposure, l'ultimo gioco della serie, ricorderete di aver fuso le due timeline per poter salvare la vita di Safi dopo il tornado; bene, ciò ha eliminato la biforcazione "originale" creata con la scelta nel primo gioco e creato un paradosso temporale in cui entrambi i finali possono coesistere... ma non senza problemi (e su questo tema ci torniamo dopo).
So cosa state pensando, sulla carta suona come la più grande concessione al fan service che la serie potesse fare. Nella pratica, però, Deck Nine riesce a gestirla con più consapevolezza del previsto, dato che il gioco non ignora il peso di quella decisione: chi aveva scelto di lasciar morire Chloe si ritrova con una Max segnata dal senso di colpa, ancora in lotta con il fantasma di quella perdita; chi l'aveva salvata, invece, scopre le cicatrici che quella scelta ha lasciato su entrambe le protagoniste nel corso degli anni successivi.
Certo, resta il nodo concettuale di fondo: se Life is Strange ha sempre costruito la sua identità sull'irreversibilità delle conseguenze, annullare quella irreversibilità tocca e annulla il cuore filosofico della serie. Da una parte è impossibile non pensare che la serie abbia sacrificato la sua complessità in virtù della nostalgia, ma dall'altra, il team di sviluppo ha tirato fuori il meglio possibile dalla narrazione dopo il finale di Double Exposure, scrivendo una storia che a livello logico sta in piedi e che chiude davvero - si spera - il cerchio di Max e Chloe.
Fuoco cammina con me
L'evento catalizzatore di Reunion è un incendio devastante alla Caledon University, la stessa ambientazione di Double Exposure che torna al centro della scena. Max, testimone della tragedia, ricorre nuovamente al suo potere per tornare indietro di tre giorni e cercare di impedire il disastro in tutti i modi possibili. Il meccanismo del rewind ricompare, quindi, come fulcro del gameplay, ma con un'evoluzione significativa rispetto all'originale.
Il riavvolgimento temporale in Reunion, infatti, è chirurgico: non si fanno salti ampi o incontrollati, si lavora su singoli scambi di battute, su azioni specifiche, su dettagli che cambiano il corso di una conversazione o sbloccano informazioni altrimenti inaccessibili. Il gioco costruisce anche segmenti in cui il rewind diventa uno strumento investigativo, da usare con metodo per incastrare i pezzi di un puzzle narrativo e giungere a delle conclusioni. La sensazione è quella di un potere che finalmente ha trovato il suo equilibrio ludico: familiare nel concetto, molto più raffinato nell'esecuzione rispetto al semplice riavvolgimento del nastro.
La scelta strutturale più significativa di Reunion, però, è la doppia protagonista. Per la prima volta nella serie controlliamo sia Max che Chloe in modo alternato, e la differenza si sente. Come potete immaginare, non è un semplice cambio di prospettiva: i due personaggi interagiscono con il mondo in modi radicalmente diversi.
Max sfrutta la sua intelligenza e i suoi poteri per analizzare, osservare e raccogliere indizi con cautela; Chloe, al contrario, provoca, sfida e forza le situazioni con la sua caratteristica irruenza, immergendoci in situazioni dove dobbiamo sfruttare al meglio l'orazione per avere la meglio sull'interlocutore e "vincere" la conversazione come quelle viste in Before the Storm.
Il gioco abbandona poi la struttura episodica a favore di un flusso continuo in cui le due protagoniste si alternano mentre seguono piste parallele destinate a convergere, col fine ultimo di scovare il fautore dell'incendio e prevenirlo, e di capire come risolvere gli effetti negativi del paradosso temporale che affliggono Chloe.
L'indagine, il cuore inaspettato
Se c'è un aspetto in cui Reunion supera nettamente le aspettative, è la componente investigativa. Dietro l'incendio si nasconde una trama che coinvolge società segrete alla Eyes Wide Shut (che tra l'altro viene anche citato nel gioco), traumi e avvenimenti del passato dell'università che vengono occultati e connessioni con eventi già visti in Double Exposure.
Qualsiasi dramma adolescenziale lascia il posto a problemi reali, che coinvolgono decine se non centinaia di persone, e durante il gioco ci dobbiamo davvero impegnare per risolvere il mistero. Ci sono prove opzionali disseminate negli ambienti, indizi nascosti che richiedono esplorazione attenta, e le scelte su chi accusare come responsabile degli eventi influenzano concretamente e pesantemente lo sviluppo del finale. Trovare tutto al primo tentativo probabilmente è quasi impossibile (io, per lo meno, non ci sono riuscita), il che aggiunge una voglia di rigiocabilità genuina per capire come si sarebbe potuto ottenere un esito migliore tramite decisioni differenti.
Insomma, rispetto alla trama piatta e prevedibile di Double Exposure, il passo avanti è evidente. A tal proposito, però, va fatto un avvertimento necessario: chi non ha giocato al precedente titolo della serie farà davvero fatica a orientarsi; Reunion presuppone una conoscenza approfondita degli eventi di Double Exposure, e non offre particolari concessioni ai nuovi arrivati, né un riassunto abbastanza esaustivo per godersi il gioco a pieno.
Detto ciò, il mistero del tragico incendio si intreccia con le anomalie della realtà ricucita: Chloe percepisce frammenti di timeline che non dovrebbero esistere, come se il tessuto stesso del mondo reagisse alle manipolazioni subite. Durante la trama corrono, dunque, due questioni da risolvere, e purtroppo questa man mano che la trama prosegue ha sempre meno rilevanza, arrivando a non essere affatto risolta pienamente, il che è un peccato visto che viene introdotta in modo davvero interessante e coerente con gli eventi accaduti.
Un amore goffo
Come prevedibile, il rapporto tra Max e Chloe è il territorio emotivo in cui Reunion dà il meglio di sé. Le due non sono più le adolescenti del primo capitolo, sono donne adulte con vite separate, traumi accumulati e una distanza che non si colma con un abbraccio o una discussione. La messa in scena racconta questa difficoltà con tocchi sottili: gesti incerti, silenzi carichi di significato, momenti in cui entrambe cercano di ricostruire una confidenza che il tempo ha eroso, e che fanno inevitabilmente scaldare il cuore al giocatore che le guarda.
Hannah Telle e Rihanna DeVries offrono interpretazioni vocali di livello altissimo, capaci di dare peso anche alle pause tra le battute e di farci immergere pienamente nei filmati. Assolutamente imprescindibili sono anche i diari personali e gli scambi di messaggi tra le due, i quali aggiungono strati di intimità che arricchiscono l'esperienza ben oltre le scene principali.
Purtroppo, il peso e la qualità che il gioco offre per la relazione presente di Max e Chloe non valgono anche per quella passata: i dieci anni in cui le due non si sono viste vengono sbrogliati solo con qualche dialogo iniziale, il che è un vero peccato considerando che, nel caso in cui all'inizio si scelga di aver salvato Chloe, dalle conversazioni delle protagoniste è chiaro che la loro rottura derivi dai troppi traumi vissuti insieme, e non da una mancanza d'amore.
Dove Reunion inciampa
Arriviamo, infine, a parlare dei problemi di Reunion, che ci sono e non vanno ignorati. Sul piano narrativo, i personaggi introdotti in Double Exposure subiscono un trattamento ingiustamente sbrigativo: le possibili relazioni sentimentali di Max vengono chiuse completamente fuori scena seppure all'inizio il gioco chieda al giocatore di specificare se si fossero intraprese o meno, mentre figure potenzialmente importanti come Diamond scompaiono quasi del tutto.
Il tutto, probabilmente, è stato fatto per lasciare completamente la scena a Max e Chloe e non rischiare di annacquare troppo il brodo, il che è apprezzabile, ma la percezione è che manchino dei fili conduttori, dei passaggi che avrebbero reso la narrazione molto più naturale e meno forzata.
Sul piano tecnico, invece, i difetti ereditati da Double Exposure persistono: espressioni facciali che occasionalmente tradiscono il rig, illuminazione instabile nelle transizioni tra scene, tagli netti dei filmati, e una pulizia generale della produzione che non raggiunge gli standard di un tripla A. Oltre a ciò, i puzzle ambientali sono troppo elementari per rappresentare una sfida reale e funzionano più come intermezzi tra le sezioni narrative.
C'è poi una questione più ampia: Reunion porta Max e la sua storia in una dimensione quasi cosmica, trasformandola da ragazza con un potere incontrollabile a una figura capace di alterare il funzionamento stesso della realtà. Per quanto non venga sottolineato, si tratta di un'evoluzione che cambia il tono della serie, allontanandola dall'intimismo che l'aveva resa unica.
Non necessariamente in peggio, sia chiaro, ma la distanza dal romanzo breve e personale del 2015 si sente eccome, tanto che l'opera oscilla tra il genere romantico e quello investigativo.
Un cerchio che andava davvero chiuso?
Insomma, Life is Strange: Reunion è la fine che questa storia meritava? Dipende da cosa cercate. Per chi voleva ritrovare Max e Chloe e vederle affrontare insieme un ultimo capitolo, è un gioco che mantiene la promessa: scritto con cura quando conta, recitato con autentica emozione, e capace di costruire un finale che rispetta la complessità del rapporto tra le due protagoniste.
Per chi ritiene che la grandezza dell'originale risiedesse nell'impossibilità di tornare indietro, Reunion rappresenta un compromesso: non tradisce completamente quell'idea, ma la piega in una direzione che non tutti accetteranno.
Deck Nine è riuscita a correggere gli errori più gravi di Double Exposure, a costruire un mistero avvincente e a raccontare la relazione centrale delle protagoniste con una maturità che la serie non aveva ancora raggiunto.
Certo, non è il miglior Life is Strange, e non cancella le fragilità strutturali che lo studio si porta dietro, ma se davvero questo è l'ultimo capitolo di Max e Chloe (e lo spero con tutta me stessa), è un capitolo che per lo meno ha avuto il coraggio di prendere posizione. E nella sua imperfezione, di farci sentire di nuovo qualcosa.