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Pro
- Finalmente in italiano, con una localizzazione curata.
- Porting tecnico solido su Switch 2, fluido e stabile.
- Storie e personaggi ancora straordinariamente attuali.
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Contro
- Nessun contenuto nuovo o filmato extra.
- Kiwami 1 mostra la sua età strutturale.
- Da valutare per chi li ha già giocati.
Il Verdetto di SpazioGames
Disponibile su: PC, PS4, SWITCH, XONE, SWITCH2
Informazioni sul prodotto
Ci sono serie che invecchiano male, e poi c’è Yakuza. Una saga che, come il sakè servito in un bicchiere scheggiato, brucia, ma ti scalda. Con l’arrivo di Yakuza Kiwami e Yakuza Kiwami 2 su Nintendo Switch 2, la domanda è una sola: aveva davvero bisogno di tornare?
La risposta, come spesso accade con la serie di Ryu Ga Gotoku Studio, non è mai lineare. Perché dietro al picchiaduro da bar, alle scazzottate da vicolo e alle mille attività assurde, c’è una Tokyo digitale che vibra ancora come un cuore pulsante. Kamurochō non è mai stata solo un’ambientazione, ma un modo di vivere, un microcosmo dove il caos incontra la malinconia.
E vedere oggi, nel 2025, questi due capitoli storici approdare sulla console di Nintendo è come rivedere un vecchio amico in giacca nuova: riconosci lo sguardo, ma noti qualche ruga in più sotto la stoffa lucidata.
Si torna a Kamurochō
Yakuza Kiwami e Kiwami 2 sono il rifacimento dei primi due episodi usciti originariamente su PlayStation 2 e poi ricreati con motori moderni. Ma ora, per la prima volta, arrivano su Switch 2 con una sorpresa che i fan italiani aspettavano da vent’anni: una localizzazione in italiano.
E già questo, da solo, vale un brindisi. Perché le storie di Kiryu Kazuma, Goro Majima e di quel mondo di ombre e onore, non possono vivere solo nei sottotitoli in inglese. Servono le parole giuste, servono le inflessioni, serve capire la sottigliezza di un “aniki” o di un “kyodai” senza dover aprire Google Translate.
E allora eccoci qui, di nuovo a Kamurochō. Le luci al neon, le voci ubriache che rimbalzano tra i vicoli, le hostess che ti invitano dentro, e quell’inconfondibile rumore di pugni contro la giacca di un teppista. La routine perfetta per un uomo che non ha più nulla da perdere.
La trama di Yakuza Kiwami è la stessa che ha dato inizio alla leggenda: Kiryu, giovane promessa della famiglia Dojima, finisce in prigione per un delitto che non ha commesso. Dieci anni dopo, esce da quella cella e trova un mondo cambiato: gli amici sono diventati nemici, la famiglia è crollata, e l’onore (quel valore che dava senso a tutto) sembra non avere più posto nella nuova Kamurochō.
È un racconto che parla di fedeltà, di perdita, di redenzione. Ma soprattutto, di identità. Di cosa rimane di un uomo quando il suo codice d’onore viene ridotto in polvere.
Yakuza Kiwami 2, invece, è il capitolo della maturità. Qui Kiryu tenta di lasciarsi tutto alle spalle, ma l’inferno non è un posto da cui si può andare in pensione. Quando la pace tra il Clan Tojo e l’Alleanza Omi si spezza, il “Drago di Dojima” torna a combattere e incontra un avversario degno del nome: Ryuji Goda, il “Drago di Kansai”. Due uomini, due simboli, due visioni del mondo. La vecchia scuola contro la nuova. La tradizione contro il caos. In un Giappone dove la yakuza sta perdendo potere, ma non ferocia.
L’operazione di porting su Switch 2 è sorprendentemente solida. Il frame rate tiene, le texture reggono il colpo, e la fluidità in modalità portatile è notevole. C’è un lavoro tecnico pulito, privo di fronzoli ma efficace, che rispetta il materiale originale senza deturparlo. Il che, in un’epoca di port disastrosi, è già un miracolo.
Ma non illudiamoci: questi non sono remake nati per stupire chi conosce già ogni angolo di Kamurochō. Sono pensati per chi non c’era, per chi vuole scoprire come tutto è cominciato, per chi crede ancora che un pugno ben assestato valga più di mille parole.
Menare le mani, ancora
Sul piano del gameplay, Kiwami mostra inevitabilmente la sua età. Il sistema di combattimento, pur fluido, resta ancorato a una struttura più rigida, con combo basilari e qualche legnosità di troppo. La modalità “Majima Everywhere” (in cui il folle Goro Majima spunta nei luoghi più impensati per mettere alla prova Kiryu) aggiunge una nota di follia e ritmo, ma non basta a nascondere le rughe di un gioco nato in un’altra epoca.
Kiwami 2, invece, gode del motore Dragon Engine e offre una spettacolarità più moderna: colpi più dinamici, ambienti interattivi, animazioni finalmente degne della brutalità che rappresentano.
E poi ci sono loro: le side quest. Quel caos narrativo che rende la saga unica. In un momento stai affrontando un clan rivale, e un attimo dopo ti ritrovi a gestire un negozio di hostess o a cantare in un karaoke surreale. È l’equilibrio perfetto tra tragedia e commedia, tra Shakespeare e Takeshi Kitano.
Ed è qui che la localizzazione italiana brilla davvero: per la prima volta, le battute funzionano, i giochi di parole si capiscono, le gag non si perdono nella traduzione. Una conquista culturale, prima ancora che ludica.
Ma attenzione: non tutto è oro che luccica. Chi ha già giocato Kiwami e Kiwami 2 troverà ben poche novità sostanziali. Nessuna nuova missione, nessun filmato extra, nessun contenuto davvero inedito. Lle versioni Switch 2 non aggiungono nuovi filmati o contenuti per il giocatore. E questo, francamente, pesa.
Perché se da un lato c’è il piacere di rimettere piede a Kamurochō, dall’altro resta la sensazione che Sega non abbia voluto osare. Bastava poco: un dietro le quinte, un documentario, persino un’intervista a chi ha scritto quei dialoghi immortali. Nulla di tutto ciò. Solo una riedizione solida, ma senza cuore extra.
La longevità resta comunque notevole. Tra trama principale, attività secondarie, tornei clandestini, minigiochi e battaglie casuali, superare le cinquanta ore è una formalità. Ma non si tratta di quantità fine a se stessa: ogni episodio è una discesa nell’anima di un Giappone parallelo, dove il codice d’onore convive con la violenza, e la malinconia con il delirio. Yakuza resta una delle poche saghe capaci di trasformare la violenza in introspezione.
Kiwami 2 ha poi un vantaggio enorme: la regia. Ogni filmato, ogni sguardo, ogni pausa ha il ritmo di un film. E in un’epoca dove i giochi d’azione sembrano clip di TikTok, RGG Studio dimostra che si può ancora raccontare con calma, con gravità, con eleganza. Il rapporto tra Kiryu e Kaoru Sayama, ad esempio, resta una delle relazioni più adulte mai viste in un videogioco. Un amore impossibile, ma narrato senza smancerie, con il pudore e la dignità di chi sa che non c’è lieto fine possibile.
Giocare oggi Yakuza Kiwami e Kiwami 2 su Nintendo Switch 2 è come leggere un classico in un’edizione rilegata di lusso. Sai già come va a finire, ma il piacere sta nel viaggio, nella cura, nella riscoperta. Nel sentire ancora una volta quella musica malinconica partire, mentre la pioggia cade sulle strade di Kamurochō e Kiryu accende una sigaretta.
Vale la pena rigiocarli?
In conclusione, questi Kiwami e Kiwami 2 su Switch 2 sono due gemme ripulite dal tempo. Due storie di uomini che non riescono a smettere di combattere, anche quando sanno di aver già perso tutto. Due lezioni di narrativa travestite da picchiaduro. E in un mercato dove tutto è effimero, dove il cinismo detta legge, ritrovare una saga che parla ancora di lealtà, sacrificio e dolore, è un lusso raro.
Quindi sì, tornare a Kamurochō vale sempre la pena. Perché ogni pugno che tiri, ogni bicchiere che rompi, ogni passo che fai sotto quelle luci, ti ricorda che anche i videogiochi possono essere letteratura. E Kiryu Kazuma, in fondo, è uno degli ultimi eroi tragici che ci restano.