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Recensione

Mystery Castle

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Avatar di Sir Drake

a cura di Sir Drake

Pubblicato il 10/05/2016 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

6.5
Ci sono giochi indie che, pur non vantando un comparto grafico d’eccellenza, riescono a sopperire alle mancanze tecniche e ai limiti dovuti alle ristrettezze economiche dei loro team con idee originali, spunti innovativi e tocchi di stile inarrivabili. Ecco, non aspettatevi nulla di simile da Mystery Castle, gioco di Runestone Games Limited in uscita su Xbox One e su Steam (dove, da qualche tempo, ha ricevuto un bel semaforo verde su Greenlight). 
Il puzzle game in questione rappresenta la quintessenza di quegli indie senza grandi aspirazioni che puntano al riutilizzo di meccaniche vecchie e già abusate, dando vita ad un gioco solido ma non esaltante, che cerca di ritagliarsi un piccolo spazio sul mercato grazie ad un prezzo contenuto e meccaniche collaudate.
Ma andiamo con ordine e iniziamo ad addentrarci nei “misteriosi” meandri di questo titolo.
Usato sicuro
Il gioco ci permette di vestire i panni, piuttosto abbondanti, di Monty, un simpatico maghetto sovrappeso che viene letteralmente catapultato in mezzo all’avventura e sarà costretto ad usare tutto il proprio talento per tirarsi fuori da situazioni sempre più estreme ed apparentemente irrisolvibili. Non aspettiamoci, però, di controllare l’Harry Potter o il Gandalf di turno. Il nostro eroe, infatti, farà affidamento quasi esclusivamente sul proprio ingegno piuttosto che sull’utilizzo delle forze arcane, rilegate alla costruzione degli enigmi. 
Nelle 5 macro aree che compongono il mondo di gioco di Mystery Castle, i nostri neuroni saranno messi a dura prova da livelli sempre più labirintici, caratterizzati da un design davvero funzionale e ben congegnato. Purtroppo, bisogna subito mettere in chiaro come i vari elementi di gioco che vanno a comporre questo puzzle game, davvero vecchio stampo, non siano nulla di innovativo o di particolarmente ispirato. Le meccaniche che fanno da ossatura al titolo ricordano i grandi nomi della storia del videogioco, da Sokoban fino a Zelda. 
Come nel più classico dei “labirinti” (vecchio sottogenere in voga soprattutto negli anni ‘80), dovremo raccogliere i collezionabili sparsi strategicamente per il livello, in modo da evadere dall’area di gioco, evitando numerose trappole e modificando a nostro vantaggio l’ambiente che ci circonda. 
Tuttavia, dopo aver passato innumerevoli livelli a spingere scatole e scivolare tra un punto e l’altro della mappa, alla ricerca di un solido appiglio che fermi il nostro incedere, il senso di monotonia e di ripetitività non può che sorgere spontaneo. L’intero impianto di gioco non è, infatti, che una riproposizione di elementi ricorrenti nel mondo dei puzzle game, dando fin da subito un senso di dejà vu che, se da un lato riesce a rendere confortevole e immediato l’approccio ai primi livelli dell’avventura, ben presto si tramuta in un sensazione di ripetitività che annacqua un’esperienza che già non gode di un lato artistico indimenticabile. A mitigare la situazione concorrono, per fortuna, diverse variazioni sul tema, come livelli a tempo o semplici boss fight, che però non riescono a spazzar via la monotonia e lo scarso coraggio del titolo.
Un magico dedalo
Il nostro caro Monty, durante il suo incedere, avrà modo di incontrare e fare la conoscenza di cinque individui molto particolari, uno per ogni macro area, atti a farci da ciceroni e a introdurci nuovi ambienti ed elementi di gioco che man mano arricchiranno il gameplay, in partenza davvero essenziale. 
I personaggi incontrati non sono certo memorabili e fanno riferimento agli stereotipi dei classici giochi d’avventura. L’ironia che pervade i dialoghi (tutti rigorosamente in inglese), così come ogni elemento di contorno della produzione, riesce a smorzare la frustrazione dovuta al trovarci di fronte l’ennesimo nano da miniera o la solita principessa sperduta; ma non aspettatevi una scrittura poi così brillante da potervi davvero intrattenere, nonostante la narrazione non rivesta certo un parametro fondamentale per il giudizio di un puzzle game.
Il gameplay, come detto, non è nulla di nuovo, ma per fortuna il design dei livelli è decisamente ispirato e gli enigmi proposti sono stimolanti il giusto, senza mai scadere (se non in rare eccezioni) in difficoltà insormontabili. La sfida insomma c’è, ma è molto graduale ed equilibrata, permettendo al gioco di intrattenerci per almeno una ventina d’ore o anche di più; ovviamente la longevità di un puzzle game, come questo, varia molto in base alla pazienza e l’intuito di ognuno.
Il vero problema che mina la giocabilità del titolo è il responso, per nulla immediato, dei comandi. Il gioco offre un pieno supporto ai controller, in particolare quelli di casa Microsoft, ma è tranquillamente giocabile anche tramite tastiera. In ogni caso, ci troveremo di fronte a controlli per nulla reattivi, che minano a volte la precisione dei nostri comandi e la cosa non è di poco conto in un titolo dove anche un solo passo falso costa l’immediato game over.
La grafica 2D del titolo è molto semplice e pulita, direi a tratti anche piacevole, ma il gioco sembra davvero grezzo a livello tecnico, con font dei dialoghi un po’ ballerini e menu spogli come pochi altri. 
Le musiche sono molto scontate e alla lunga un po’ monotone, ma con le loro tranquille nenie di sottofondo svolgono la loro funzione senza guastare l’atmosfera, e anzi, riescono a cullare il giocatore durante le sue peregrinazioni.
Aurea Mediocritas?
Espresse le perplessità che funestano la fatica di Runestone Games, è bene però precisare che di elementi positivi ce ne sono, e di non poco conto.
Oltre al design davvero convincente, di cui vi accennavo in precedenza, e lo stile grafico minimalista ma piacevole, i livelli presentano una discreta varietà di elementi di gioco che vanno dal poter assumere sembianze animalesche, al prendere possesso di fantasmi e golem, fino ai più classici teletrasporti ed incantesimi di potenziamento. Nulla di nuovo sotto il sole, ma comunque il tutto risulta funzionale e convincente, almeno per quanto riguarda la costruzione degli enigmi. 
Resta, perciò, l’amaro in bocca per le ingenuità e la mancanza di ambizione che tarpano le ali ad un titolo che non solo non spicca il volo, ma a volare non prova neanche, puntando tutto sulla solidità delle proprie meccaniche.
Ci troviamo, quindi, di fronte ad un gioco senza infamia e senza lode, che soffre fin troppo il retaggio di una conversione dai sistemi mobile dove era stato precedentemente rilasciato tra il 2005 ed il 2013. Mystery Castle è stato infatti pubblicato in diverse versioni, di cui il gioco ora in uscita rappresenta una sorta di collezione dei livelli più ispirati, tirati a lucido per l’occasione.
Ed è un vero peccato, perché gli enigmi sono davvero ben congegnati e divertenti, mentre gli elementi di gioco, seppur ripetitivi e già visti, sono ben oliati e introdotti con la dovuta gradualità. Una scrittura più ispirata,  personaggi e ambienti di gioco caratterizzati in maniera più curata e stimolante, comandi più reattivi, nonché un comparto tecnico all’altezza, avrebbero sicuramente permesso a questo titolo di raggiungere un voto ben più lusinghiero.
Resta comunque un indie in grado di soddisfare i fan più duri e puri di puzzle game e labirinti con la sua abbondanza di livelli (ben 180, in attesa dei probabili futuri aggiornamenti), potendo questi passare più di qualche ora di divertimento senza tante pretese, godendosi lo spinto citazionismo che permea l’intero titolo. Per i neofiti, invece, si tratta di una buona occasione per avvicinarsi a questo storico genere, anche se le possibilità che la noia faccia presto capolino sono davvero molte.

HARDWARE

Requisiti di sistema minimi versione PC:

Memoria: 1 GB di RAM Memoria: 350 MB di spazio disponibile

– Buon numero di livelli

– Enigmi impegnativi ma non frustranti

– Discreta varietà di situazioni di gioco

– Comparto tecnico mediocre

– Comandi spesso poco reattivi

– Nessuno spunto innovativo

6.5

Mystery Castle è un titolo destinato, probabilmente, a passare inosservato nel mare magnum di indie che popolano Steam e gli store digitali delle nostre console. Non si può neanche parlare di un’occasione mancata, alla luce del fatto che l’elemento più deludente dell’intera produzione è proprio l’assenza di grandi ambizioni. Un puzzle game a tratti divertente, seppur non esaltante, capace con i suoi enigmi davvero ispirati di allietarci ed intrattenerci per diverse ore (e non è certo poca cosa), sempre a patto di scendere a compromessi con una realizzazione tecnica carente e dei controlli tutt’altro che allo stato dell’arte.

Se siete amanti dei puzzle vecchia scuola, ed avete qualche spicciolo da investire su di un gioco onesto e senza troppe pretese, allora fatevi avanti, ne rimarrete pienamente soddisfatti.

Chi, invece, negli indie ricerca quel coraggio e spirito innovativo che è spesso così carente nei titoli tripla A, farebbe meglio a rivolgere altrove la propria attenzione.

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