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Recensione

Make it indie!

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Avatar di Francesco Ursino

a cura di Francesco Ursino

Pubblicato il 06/04/2014 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

4

Cos’è che rende “indie” un gioco indie? Potrebbe trattarsi di un fatto economico o di stile, magari una liberazione da un publisher poco attento alle questioni artistiche e più propenso ad assecondare i propri azionisti. Alla fine dei conti la si può vedere in due modi: un gioco potrebbe essere indie, ad esempio, perché gli sviluppatori non sono riusciti a trovare nessuno pronto ad appoggiare il loro progetto (non solo dal punto di vista economico), oppure perché gli stessi sviluppatori hanno una visione un po’ romantica e anticonformista della loro professione. L’essere indipendente, in questo caso, è diretta conseguenza della voglia di rimanere “puri”, estranei alle logiche del mercato.Al di là di questo, com’è che si crea un gioco indie? A rispondere a questa domanda ha provveduto lo sviluppatore (ovviamente) indipendente Sometimes You, nome dietro al quale si celano Evgeniy Kolpakov e Alina Ovchinnikova. Vediamo allora di capire qualcosa di più della loro ultima creazione, Make it indie!, destinata a PC, MAC, Linux, Android e iOS.

Un gioco indie… che parla di giochi indie In dirittura d’arrivo sul Flying Greenlight Bundle numero 7, Desura e Steam Greenlight, il titolo di cui ci accingiamo a parlare è un prodotto del tutto insolito: con questa definizione, in buona sostanza, intendiamo un’esperienza che può essere definita videoludica solo allargando veramente di molto i confini tradizionali tra i vari media. Non siamo davanti, tanto per fare qualche esempio, a quei titoli simil-gestionali presenti anche su Android che mettono il giocatore a capo di una software house con l’obiettivo di creare videogiochi in serie e diventare famosi. Il sottotitolo della creazione Sometimes You, infatti, è ”indie game about making of indie game”, e vorrebbe approfondire quello che un piccolo sviluppatore prova nel momento in cui ci si accinge a creare un videogioco. Il video introduttivo del titolo, in questo senso, riesce a creare un giusto background narrativo, visto che la voce fuoricampo dell’aspirante sviluppatore spiegherà come fin dall’infanzia il suo sogno sia stato quello di sviluppare un videogioco. Il titolo, finito questo primo breve video, metterà poi il giocatore difronte a una scelta: sviluppare un gioco indipendente entro sette giorni, oppure dedicarsi ad altre attività, e lasciar perdere il proprio ambizioso progetto. Messa giù cosi, possa piacere o no la tematica, il tutto sembra essere abbastanza interessante. A smorzare ogni entusiasmo, però, interviene subito l’analisi del gameplay.

Spettatori passiviVolendo operare una sintesi di quello che Make it indie! richiederà di fare al giocatore, il tutto potrebbe essere ridotto a una semplice formula: guardare filmati. Una volta finito il video introduttivo, infatti, il titolo ci metterà davanti a una sorta di menu principale, nel quale è presente un elenco di attività da poter svolgere. Oltre a sviluppare il gioco, dunque, si potrà scegliere di andare a fare una passeggiata, giocare col proprio gatto, ascoltare musica, guardare la pioggia, uscire con i propri amici. Ogni attività ha la durata di un giorno e quindi, considerato che il titolo copre l’arco di una settimana, si potrà scegliere di giorno in giorno se sviluppare il proprio gioco o semplicemente non fare niente.Il punto centrale dell’analisi delle dinamiche di gioco, però, non è tanto la scelta offerta al giocatore, ma l’assoluta mancanza di interattività. Se si esclude l’opzione che permette di sviluppare il proprio videogioco, infatti, tutte le altre attività consisteranno esclusivamente nella visione di un video in alta definizione. Giocare a Make it Indie!, dunque, potrebbe voler dire esclusivamente rimanere seduti a guardare filmati tutto sommato privi di un qualsiasi interesse.

L’alternanza di attività eseguibili durante il giorno, poi, verrà interrotta dai video notturni che illustreranno i sogni del protagonista, quasi sempre troppo lunghi e dal senso criptico. Si potrebbe pensare che i video in questione siano skippabili in qualche modo, e invece gli sviluppatori, almeno per il momento, sembra abbiano scelto di non introdurre questa possibilità. Un altro possibile motivo di frustrazione è dato dal fatto che, sebbene il titolo sia giocabile in finestra, è pur vero che ridimensionare il gioco a icona, magari per navigare su internet o aprire qualche altro programma, fermerà completamente la riproduzione dei video. Tutto questo vuol dire che, se si vuole portare a termine il gioco, bisognerà stare fermi davanti allo schermo a guardare scorrere interminabili filmati.In teoria, però, la situazione potrebbe diventare un po’ più dinamica nel momento in cui si sceglie ogni giorno di sviluppare il proprio gioco, visto che questa opzione sarà l’unica che mostra un minimo di interattività. Lo sviluppo del proprio videogioco, in Make it Indie!, è interamente delegato alla risoluzione di un minigioco in cui bisognerà cliccare sul giusto spicchio di un cerchio. In sostanza, la parte alta dello schermo mostrerà una riga di cerchi divisi in quattro parti, e differenti tra di loro per via del diverso numero di spicchi presenti (alcuni potrebbero presentare solo i due spicchi superiori, altri solo uno nell’angolo destro, e così via). In tutto questo, il giocatore dovrà individuare lo spicchio presente in tutti i cerchi. Anche qui, però, l’esperienza è tutto fuorché entusiasmante: scegliendo ogni giorno di sviluppare il proprio gioco, infatti, aumenterà anche la difficoltà del minigioco stesso, che includerà cerchi di differenti colori e grandezza. Sarebbe stato utile, però, introdurre un qualche contatore che indicasse il proprio punteggio, visto che il giocatore saprà il risultato delle varie prove solo alla fine del gioco. A seconda di come ci si è comportati nel minigioco (ovvero, se si è individuato un numero molto alto di spicchi corretti), arrivati alla fine della settimana il titolo ci informerà se il nostro sviluppatore indie è riuscito a sviluppare o no il suo gioco.

Un po’ di rock russo non fa mai maleAbbiamo visto dunque che lo sviluppo di un videogame, in Make it Indie!, si risolve in un minigioco non proprio entusiasmante e in una serie di interminabili video da guardare. Purtroppo, non sembra ci sia un qualche appiglio su cui fare affidamento per affibbiare al titolo una qualche sufficienza; pur considerando il carattere estremamente indie, e la natura se si vuole sperimentale, è pur vero che chiamare la creazione Sometimes You videogioco è impresa abbastanza ardita. Al di là di voler sbirciare qualche panorama urbano e ascoltare un po’ di rock russo, che farà da sottofondo alla maggioranza dei video proposti, non sembra ci sia un vero motivo per potersi approcciare seriamente a Make it Indie!.Prima di concludere, però, torniamo per un attimo su quelli che, in assenza di un qualsiasi comparto grafico, possono essere considerati gli aspetti tecnici ed estetici. I video in alta definizione proposti, difatti, sono di sicuro curati dal punto di vista stilistico e della regia, ma spesse volte vengono accompagnati da una controparte audio fin troppo movimentata. Dobbiamo sottolineare nuovamente, soprattutto per quanto riguarda i video relativi alle nottate passate dell’aspirante sviluppatore, l’estenuante lunghezza degli stessi; se a questo si combina l’impossibilità di skippare i video, e soprattutto di poter salvare (il titolo va giocato tutto in una volta, e porta via non più di una mezz’ora), si comprende come Make it Indie! rappresenti per certi versi una causa persa.

– Filmati ben realizzati…

– …ma spesso troppo lunghi e incomprensibili

– Assenza quasi totale di interattività

– L’unico minigioco proposto è anonimo

4.0

Va bene sperimentare e proporre esperienze fuori dagli schermi, ma da un videogioco ci si aspetterebbe anche un minimo di interattività e coinvolgimento; quello che Make it Indie! offre, invece, è solo la possibilità di scegliere tra un minigioco tutto sommato anonimo e una sequenza di filmati che sebbene ben realizzati risultano lunghi, criptici e spesso incomprensibili. Rimane poco da salvare, dunque, e la speranza è che il prossimo progetto Sometimes You possa proporre un’esperienza più interessante e, soprattutto, maggiormente interattiva.

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