Recensione 7 min

Pathfinder Kingmaker Definitive Edition | Recensione – Penna e pad

Anche su console il prodotto Owlcat Games sembra a proprio agio

Il progressivo avvicinamento dell’architettura delle console a quella dei PC ha portato, insieme al grande ritorno delle avventure ruolistiche classiche con visuale a tre quarti, ad un fiorire di conversioni da PC di giochi di ruolo di grande profondità, fino a pochi anni fa esclusivo appannaggio dell’utenza Windows.

Pathfinder Kingmaker Definitive Edition

Piattaforma:
PS4, XONE
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
28 Agosto 2020
Sviluppatore:
Owlcat Games
Distributore:

E così, dopo i due Pillars of Eternity e i due Divinity, giusto per citare i titoli più noti, ecco giungere su PS4 (versione testata) e Xbox One Pathfinder Kingmaker Definitive Edition, CRPG che aveva riscosso un buon successo al lancio due anni or sono.

Scopriamo insieme com’è venuta la versione per console del prodotto Owlcat Games.

Mancano solo birra e patatine

Passato attraverso le forche caudine del crowdfunding e propostosi come forma digitale del set di regole di Pathfinder, cui il team di sviluppo si è attenuto in maniera estremamente scrupolosa, con solo un paio di concessioni (come i check di gruppo e non per singolo personaggio) per rendere meno ardui l’avanzamento lungo la storyline e l’esplorazione, Kingmaker Definitive Edition mantiene, anche su console, tutte le promesse fate ai giocatori Windows.

Questo, tradotto in soldoni, vuol dire che i meno pazienti dovranno sorbirsi una serie di lunghi tutorial per entrare nel mondo di gioco e scendere a compromessi con tutte le regole specifiche del set originale, non necessariamente uguali a quelle di prodotti non vincolati ad un gioco da tavolo, come i recenti Pillars of Eternity e Divinity Original Sin.

Che simpatici i troll...

D’altro canto, il setting inesplorato dal medium videoludico e la grande lore che lo accompagnano non potranno che affascinare anche coloro che, pur amando il genere, non si sono mai cimentati più di tanto con la versione tabletop:  è uno di quei prodotti che richiedono dedizione e tempo, ma ricompensano con un’avventura corposa e un mondo enorme tutti coloro che persevereranno dopo la prima decina di ore di gioco, infarcita di tutorial e spiegazioni da leggere.

A chi scrive, ad esempio, l’ambientazione del Mare Interno, quella che fa da sfondo a tutte le vicende raccontate, è risultata estremamente fresca, con il suo setting da fantasy classico, che non si preoccupa troppo di fare il verso ai due Baldur’s Gate, mescolato agli intrighi di palazzo e alle lotte di potere che ci hanno richiamato alla mente più che altro Final Fantasy Tactics e The Witcher, o, come sottolineato dal buon Valentino in sede di recensione PC, Il Trono di Spade.

Una taglia particolarmente succulenta, una banda di banditi tra le più pericolose del Brevoy e un inopinato massacro a sangue freddo rappresentano la scintilla da cui scocca l’incendio narrativo del prodotto Owlcat Games, ma, in accordo con l’approccio totalmente libero e personale concesso dal team di sviluppo, la storia rappresenta solamente uno degli ingredienti della ricetta.

Gli artwork del gioco sono incantevoli

Sin dalle primissime ore, venuti a capo della quest iniziale, sarà infatti possibile esplorare in lungo ed in largo il continente, perdendosi in decine di incarichi secondari come abbiamo fatto noi, o, semplicemente, esplorando anfratti e paludi alla ricerca di bottini. L’unico ostacolo, proprio come se a dirigere il traffico ci fosse un dungeon master navigato ed ispirato, è rappresentato dagli incontri che è possibile fare: lasciare dietro la main quest e darsi alla macchia sarà anche di moda, ma quando si incontra un semplice manipolo di briganti da strada e si finisce con il rimanerci secchi, forse è il caso di rivedere le proprie priorità.

L’impressione è che, diversamente da altri colleghi assai più story-driven, Pathfinder Kingmaker Definitive Edition abbia premura di offrire al giocatore una traccia, un motivo per esplorare e costruirsi da solo, oltre al proprio regno (ne parleremo a breve), anche la sua avventura. Abbiamo partecipato a spedizioni più memorabili e con dialoghi scritti meglio, insomma, eppure non c’è nulla che non vada nella narrativa del prodotto e nel suo alternarla ad una serie infinita di quest opzionali spesso più divertenti o pregnanti di quella principale.

A turni è anche meglio

Stanti tutte le considerazioni fatte dal collega in occasione della recensione della versione PC, dal momento che il gioco non è stato modificato né nelle sue dinamiche principali né per quanto concerne i contenuti, che sono stati semmai arricchiti dall’aggiunta di tutti e sei i DLC post lancio (che aggiungono altre venti – trenta ore buone ad una longevità già di per sé stratosferica), vogliamo piuttosto concentrarci sulla principale novità di questa versione console, ovvero l’aggiunta di una modalità a turni al consueto combat system in tempo reale con pausa.

 

Se è vero che questa scelta ha già pagato, a suo tempo, con altri prodotti (Pillars of Eternity II Deadfire è solo l’ultimo in ordine di tempo), per Pathfinder Kingmaker Definitive Edition essa risulta ancora più azzeccata per ben quattro differenti ordini di motivi che andremo ad analizzare.

Il primo riguarda senza dubbio il livello di sfida: se già di per sé il prodotto Owlcat Games non risparmia picchi di difficoltà e tipologie di nemici particolarmente coriacee e fastidiose (da quelli che avvelenano a quelli che inducono paura nel party, giusto per citarne un paio), per coloro i quali non fossero cresciuti a pane ed Infinity Engine il sistema di combattimento originale risultava ancora più ostico. La scarsa leggibilità dello schermo nelle situazioni più concitate, l’impossibilità di tenere d’occhio tutti i componenti del party allo stesso tempo e la velocità dei turni nemici comportavano spesso delle morti inusitate, complicando ulteriormente certi scontri. Adesso, con la possibilità di passare al combattimento alternato con la semplice pressione di un tasto, la turnazione pura aiuta a scegliere con calma e ad avere un’idea sempre molto precisa di quanto stia accadendo sul campo di battaglia, così da addebitare solamente a se stessi eventuali errori di valutazione.

La seconda ragione, e qui il team di sviluppo deve aver fatto le medesime valutazioni di Obsidian e tutti gli altri sviluppatori che hanno scelto di implementare modalità a turni nelle versioni console dei loro giochi, è insita nel passaggio al controller. Per quanto il lavoro svolto sia egregio, con un utilizzo intelligente dei grilletti, dei dorsali e dei menu radiali per offrire sempre il maggior numero di informazioni al giocatore, va messa in conto una maggiore macchinosità rispetto all’accoppiata mouse/tastiera, che l’introduzione della turnazione pura nei combattimenti contribuisce a diluire, così da non farla pesare troppo sull’esperienza di gioco. Scrollare tra menu nel bel mezzo di una battaglia particolarmente ardua è materiale per i veterani, e avrebbe certo innalzato artificiosamente il già considerevole livello di sfida.

 

Il terzo motivo è legato ad uno dei modi che la community (e anche noi, lo ammettiamo) aveva trovato per venire a capo di scontri particolarmente ardui: dotare di armi dalla distanza i personaggi con valori di stealth maggiori, e bersagliare ignari nemici dalla sicurezza di una siepe per sfoltire considerevolmente i ranghi nemici. Nonostante gli sviluppatori avessero già patchato la versione PC per ovviare a questo problema, molti continuavano a ricorrere a questi mezzucci per farsi largo tra le orde nemiche – ma, optando per il combattimento a turni, questo non sarà più possibile.

Pur prendendo di sorpresa i nemici, al party spetterà solamente un singolo turno di vantaggio, al termine del quale il combattimento proseguirà come al solito: sarà quindi d’obbligo sfruttare al meglio ogni possibilità e massimizzare danni ed effetti negativi sui nemici in quel frangente (e solo in quello).

Last but not least, la scelta di fermare il tempo e prendere decisioni che influenzeranno i minuti successivi dell’avventura richiama, romanticamente, il sapore e lo stile delle notti passate con gli amici a giocare ai giochi di ruolo pen & paper, proprio come Pathfinder, e riteniamo che i veterani della versione tabletop preferiranno questa declinazione del combat system invece di quella originaria.

I combattimenti sono sempre molto intensi

Buon lavoro ma nulla di più

Se già nella sue edizione PC Pathfinder Kingmaker non ci aveva particolarmente entusiasmato sotto il punto di vista tecnico, questo porting potenziato per console migliora la situazione solamente in maniera marginale, quantomeno nella versione PS4 da noi provata.

Giocato su un modello Pro della console di casa Sony, il titolo Owlcat Games ha mostrato i medesimi alti e bassi già evidenziati dal nostro Valentino in sede di recensione della versione Windows due anni or sono: la modellazione poligonale è buona ma non eccezionale, soprattutto se si lascia scivolare l’occhio sui numerosi NPC secondari, e le ambientazioni, pur graziate da una buona direzione artistica, non si fanno scrupoli nel riciclare qualche asset di troppo e nell’alternare texture di superficie in alta e bassa risoluzione. Insomma, considerando che siamo a fine ciclo vitale delle attuali macchine, probabilmente qualcosa in più poteva essere fatto, sebbene vadano tenuti in considerazione i limiti di budget e di forza lavoro per uno studio comunque indipendente, non a caso passato da Kickstarter per finanziare il suo progetto.

Meglio, molto meglio dal punto di vista dell’ottimizzazione, quantomeno rispetto all’esordio su PC: ci è capitato un singolo crash (con annesso ritorno alla dashboard di Playstation 4) in quasi sessanta ore di gioco, fortunatamente senza ripercussioni sull’integrità del nostro file di salvataggio, ed è impossibile non notare come i due anni di patch, aggiustamenti e bug fix a cui il prodotto è andato incontro abbiano giovato alla stabilità e alla pulizia del codice.

Certo, viste le dimensioni del gioco e la straordinaria longevità della campagna principale, qualche errore (fisiologicamente) permane, come qualche typo qua e là, un paio di quest opzionali che non siamo riusciti a completare (una per l’inspiegabile assenza di un NPC ad un appuntamento, l’altra perché non siamo riusciti ad afferrare un oggetto di missione incastrato nello scenario) e qualche problema di sincronizzazione dell’audio in alcuni dialoghi, ma nulla di irreparabile né di particolarmente gravoso per la godibilità del prodotto.

Dicevamo della longevità: se analizzato esclusivamente prendendo in considerazione questo parametro, Pathfinder Kingmaker Definitive Edition rasenterebbe l’eccellenza, dal momento che, all’alba delle sessanta ore di gioco, non siamo ancora giunti alla conclusione della storyline principale, sebbene, per amor di questa recensione, vada detto che ci siamo imbarcati in un numero abbastanza alto di missioni secondarie – molte delle quali ben realizzate, peraltro.

Detto del buon lavoro svolto sull’adattamento ai controller, passaggio non sempre scontato quando si parla di CRPG di codesta complessità, l’unico, vero deterrente dall’acquisto di questa versione console della mastodontica opera Owlcat Games è rappresentato dalla grossa forbice di prezzo al momento esistente tra questa edizione (venduta in formato fisico e digitale a circa cinquanta euro) e quella per PC, attualmente acquistabile in tutti i principali store digitali a meno di venti euro.

Se non possedete un PC gaming e amate il genere, il gioco vale comunque la candela, vista l’enorme mole di contenuti e la loro qualità, ma se giocate anche su computer il consiglio è di risparmiare più del cinquanta per cento ed optare per quella versione.

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7,9

Pathfinder Kingmaker Definitive Edition

Piattaforme: ps4, xone
Un alto livello di personalizzazione dell'esperienza di gioco, una mole di contenuti gargantuesca e la sensazione di stare davvero "giocando di ruolo", grazie a dialoghi ramificati e un buon numero di decisioni da prendere, sono solamente alcuni dei punti di forza di Pathfinder Kingmaker Definitive Edition, che porta su console senza grossi sconvolgimenti un CRPG che probabilmente non reinventa la ruota ma si dimostra solido e godibile. I due anni di patch, aggiustamenti e ritocchi alla difficoltà, che rimane comunque più alta della media del genere, e l'inclusione della modalità a turni hanno giovato al prodotto, assai più rifinito in questa seconda vita rispetto alla release su PC del 2018, anche se questa ritrovata stabilità costa cara agli utenti Sony e Microsoft, costretti a sborsare più del doppio dei colleghi che giocano su PC per portarsi a casa il prodotto Owlcat Games. Se, però, giocarlo su PS4 o Xbox One è l'unica strada che avete, il consiglio è di percorrerla comunque: soprattutto se siete appassionati del gioco da tavolo e del suo set di regole, ne varrà la pena.

Pro

  • Modalità a turni estremamente azzeccata
  • Straordinaria mole di contenuti
  • Impegnativo...
  • Roleplaying puro, come nel gioco da tavolo

Contro

  • Costa più del doppio della controparte PC
  • ...a tratti anche troppo
7,9