Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

Una piccola grande perla da non lasciarsi sfuggire

VIDEO RECENSIONE
A cura di Gianluca Arena - 11 Marzo 2020 - 10:21

Al netto dei gusti personali e di futili (e obsolete) console war, Ori and the Blind Forest può essere annoverato tra i titoli migliori della generazione che volge al termine, e di sicuro uno dei motivi d’orgoglio per tutti i possessori di macchine Microsoft, almeno fino al recente sbarco su Nintendo Switch.
Ecco perché, nonostante l’arrivo di grossi calibri a primavera, Ori and the Will of the Wisps, seguito diretto della creatura di Moon Studios, era tra i titoli che aspettavamo con maggiore trepidazione.
Se volete scoprire se le nostre speranze erano ben riposte, non dovete far altro che continuare a leggere.

La famiglia prima di tutto

Ori and the Will of the Wisps, come se non più del predecessore, porta la sua storia alle orecchie del giocatore come fosse musica, utilizzando una narrativa leggera, appena sussurrata, mostrata invece che raccontata, delicata come una brezza estiva. Una nuova vita germoglia nella grande famiglia della foresta di Nibel, dove Ori ed i suoi amici continuano a vivere nella pace ristabilita alla fine del capostipite.

Eppure, la vita sa riservare sorprese non sempre piacevoli e Ku, la gufetta che Ori stesso stringe tra le braccia durante le sequenze iniziali, sembra incapace di volare, per via di un problema all’ala destra.
L’amore incondizionato che Ori ed i suoi amici provano l’uno per l’altro li porta ad aiutarsi e a crescere nell’amicizia, ma questo non sembra bastare alla piccola gufetta, incupita dall’impossibilità di librarsi in volo.

Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

Come tutti coloro che hanno già vestito i suoi panni qualche anno fa ben sapranno, Ori non è però tipo che si perda d’animo così facilmente: trovata un’enorme piuma della mamma di Ku, chiede aiuto a Gumo, che la rammenda al meglio delle sue possibilità sull’ala imperfetta della gufetta, restituendole il dono del volo.
Un volo liberatorio con Ori in groppa, sulle note di uno splendido arrangiamento di Gareth Coker, è quanto segue, a chiusura della fase introduttiva animata, ma, si sa, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: una tempesta tanto improvvisa quanto violenta divide i due amici, facendoli precipitare nelle terre di Niwen, un tempo verdi ed accoglienti ma oggi buie e pericolose.

Di qui, si snoderà un’avventura non meno epica di quella che avevamo già vissuto a Nibel, con il medesimo intento di restaurare la luce e riportare un sorriso su terre segnate da profonde cicatrici.
Ori and the Will of the Wisps si fa latore di messaggi di amicizia ed amore con uno stile ed una leggiadria non così comuni in ambito videoludico, lasciando passare il messaggio che ogni forma di amore condiviso tra creature anche molto differenti tra loro possa essere chiamato “famiglia”: sono i legami creatisi tra i personaggi, che pure non spiccicano parola, a dare forza al racconto, contestualizzando e motivando le azioni del giocatore.

Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

Sono questi meccanismi narrativi a far sì, ad esempio, che una profonda sensazione di tristezza si impossessi dei giocatori più sensibili quando, non trovando Ori e Ku al calar di tono della tempesta, Naru, dopo averli cercati incessantemente nel buio e sotto la pioggia, affonda il viso nelle mani, disperato ed inconsolabile nonostante l’abbraccio di Gumo.
La tecnica narrativa del less is more, allora, torna dopo il successo del capostipite, e basta un’animazione a veicolare i sentimenti dei personaggi a schermo.
A conti fatti, non diremmo che la narrativa sia uno dei punti di forza della produzione, ma il modo in cui essa è veicolata può di certo far scuola per tutti gli studi indipendenti che intendono affacciarsi sul mercato videoludico.

C’è più di quello che si vede

Come da titolo, l’opera Moon Studios è leggibile (e giocabile) a più livelli, e ripropone la struttura base del prequel ampliando tutta una serie di concetti ludici, con il risultato di un prodotto più vasto, variegato e personalizzabile rispetto a quello che lo ha preceduto.
Come tutti i seguiti diretti, trovare il bilanciamento tra la familiarità di certi meccanismi e l’iniezione di novità per non rendere il tutto un semplice more of the same rappresenta una delle sfide più ardue, ed è proprio su questo campo che il team austriaco, ormai punta di diamante della scuderia Microsoft, ha vinto la sua scommessa.

Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

Ori and the Will of the Wisps è immediatamente riconoscibile per tutti coloro che abbiano speso anche solo una manciata di ore con il predecessore, eppure presenta sufficienti novità per rendere anche a loro (se non soprattutto a loro) appetibile questa seconda avventura, perché i feedback della community sono stati quasi tutti ascoltati e si è agito, chirurgicamente, sulle (poche) criticità presenti in Ori and the Blind Forest.

Stante una classica struttura da metroidvania, con un’enorme mappa interconnessa graziata da un level design sopraffino, Ori and the Will of the Wisps sposta leggermente gli equilibri del primo episodio, arricchendo consistentemente le fasi di combattimento e consentendo una maggiore personalizzazione del personaggio, e con essa dell’esperienza di gioco tutta.

Guardando ad Hollow Knight, indiscusso punto di riferimento del genere a tutt’oggi, gli sviluppatori hanno abbandonato gli skill tree visti nel primo capitolo, basando la progressione del personaggio su un sistema di frammenti, rinvenibili nelle aree di gioco più nascoste ed acquistabili da uno specifico personaggio non giocante.
Man mano che si avanza lungo l’avventura, completando, nello specifico, le prove di combattimento sparse per la mappa, il giocatore libera slot aggiuntivi rispetto ai tre iniziali, nei quali equipaggiare più Frammenti.
Gli effetti di questi ultimi spaziano dalla possibilità di aggrapparsi alle superfici a quella di subire meno danni, o, in alternativa, di infliggerne e subirne di più.

Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

Ogni frammento è potenziabile fino ad un livello massimo, e risulta particolarmente utile in certi frangenti: sperimentare diverse build è un piacere sconosciuto anche ai fan di Ori and the Blind Forest, e una delle migliori conquiste di Ori and the Will of the Wisps.

La spada di luce che Ori potrà equipaggiare sin dai primi istanti di gioco, che sarà poi affiancata da ulteriori strumenti di offesa tanto a corto quanto a lungo raggio, dona nuova profondità al sistema di combattimento, che, pur restando secondario rispetto alle fasi di esplorazione e platforming, riveste adesso un’importanza (ed una fisicità) decisamente superiori rispetto al recente passato.
I nemici sono leggermente aumentati di numero, con un respawn rate grossomodo in linea con quello visto nel capitolo d’esordio, ed è fondamentale imparare a riconoscerne i pattern d’attacco per non uscire malconci soprattutto dagli scontri con nemici multipli.

Questo è ancora più vero per le boss fight, altra graditissima novità: ogni macro area è presidiata da un boss di dimensioni significativamente superiori a quelle del nostro, e, proprio come nei migliori capitoli della serie Zelda (altro franchise a cui Moon Studios non ha mai fatto mistero di ispirarsi), il succo dello scontro, più che l’azione in sé, è la codifica delle movenze e dei pattern nemici, come nei migliori puzzle game.

Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

Un’altra delle feature che avevano fatto alzare più di un sopracciglio alla pubblicazione di Ori and the Blind Forest era rappresentata dal sistema di salvataggio, qui completamente rivisto: oltre alla possibilità di salvare uscendo dal gioco, con la certezza di riprendere esattamente dallo stesso punto, il gioco dispone di una funzione di autosalvataggio abbastanza generosa, che rappresenta anche una delle principali ragioni per cui questo seguito risulta assai più accessibile rispetto al titolo d’esordio.

A conti fatti, questa scelta si rivela vincente: oltre ad abbassare la barriere d’ingresso del titolo, facilitando la vita a quanti, pur a digiuno di titoli simili, rimarranno rapiti anche solo dalla meravigliosa direzione artistica, la frequenza dei salvataggi spinge a sperimentare ed esplorare senza l’assillo di rimetterci preziose risorse, premiando i più curiosi e quanti non si accontentano di vedere i titoli di coda di un gioco dopo aver tirato dritto fino ad essi.

E sarebbe davvero un peccato perdersi tutti i contenuti aggiuntivi inseriti da Moon Studios in Ori and the Will of the Wisps: oltre ad un buon numero di missioni secondarie, alcune delle quali sibilline e che quindi richiedono un discreto lavoro di intuizione da parte del giocatore, c’è una durata complessiva praticamente doppia rispetto a quella del titolo originario, che terminammo in circa dodici ore.

Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

Qui, lasciandoci alle spalle alcune missioni secondarie per ragioni di tempo, ci siamo fermati a circa ventuno ore di gioco, e non vediamo l’ora di tornare a Niwel per andare a scovare i segreti ed i potenziamenti nascosti in determinate zone della mappa.

In questo (meritatissimo) panegirico, c’è anche qualcosa che non ci ha entusiasmato?
Se di qualche piccolo inciampo tecnico parleremo nel capitolo successivo, vorremmo soffermarci sul bilanciamento generale della difficoltà, che ci è parso un po’ carente.

Durante tutta la prima parte dell’avventura, ovvero per una decina buona di ore, Ori and the Will of the Wisps si dimostra assai più accondiscendente rispetto al titolo che lo ha preceduto: pur permanendo alcune fasi platform decisamente ostiche, la frequenza dei salvataggi automatici e l’assenza di vere penalità per la morte restituiscono un prodotto adatto anche ai giocatori meno smaliziati, che faranno parecchia strada… prima di sbattere contro un muro.

Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

A partire dalla terzultima zona esplorabile, il prodotto Moon Studios non solo si allinea all’aspro livello di sfida offerto dal predecessore, ma riesce a fare anche di peggio in certi frangenti, tra nemici che bombardano a distanza e fasi platform che richiedono una precisione a dir poco millimetrica.

Di per sé, come i nostri lettori più affezionati sapranno bene, non disdegniamo una bella sfida da un videogioco, ma un titolo che mira sin dall’inizio ad attirare nuove fasce di pubblico dovrebbe mantenere una curva di difficoltà più costante, evitando frustrazione soprattutto nei meno abili.
Temiamo che questo sbilanciamento, al netto di possibili future patch che potrebbero sistemare la questione, potrebbe scoraggiare chi non fosse già forgiato dal livello di difficoltà del franchise, con il conseguente abbandono di molti salvataggi intermedi.

Spettacolo per gli occhi

Il comparto tecnico ed artistico di Ori and the Will of the Wisps è riuscito a sorprenderci più volte, e dopo aver giocato tanto il prequel quanto la sua Definitive Edition, sinceramente, non ce lo aspettavamo: l’unico problema è che non tutte le sorprese sono state positive – ma andiamo con ordine.

La prima cosa che balza all’occhio è come il team di grafici di Moon Studios sia riuscito a superarsi ancora una volta: i magnifici scorci visti in Ori and the Blind Forest sono stati sorpassati, incredibilmente, da nuovi biomi altrettanto attraenti, ma ancora più definiti.
Acquitrini incantati, foreste silenti, picchi innevati e buie caverne sotterranee sono solamente alcuni dei paesaggi in cui saremo chiamati a muoverci, ed ognuno di essi consta di disegni sublimi, di un set di nemici specifico e di una serie di animazioni da lasciare a bocca aperta per fluidità e verosimiglianza.

Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

La risoluzione nativa a 4K su Xbox One X ed il pieno supporto all’HDR rendono il comparto visivo un autentico spettacolo, restituendo una serie di veri e propri quadri in movimento, nei quali ci siamo spesso sorpresi a fermarci, tra una piattaforma e l’altra, per apprezzarne a pieno la bellezza mozzafiato.

Tramonti dorati si alternano a minacciose tempeste, enormi cimiteri animali lasciano il posto a mulini che sembrano provenire dell’entroterra olandese, alberi in fiore si susseguono, senza soluzione di continuità, a paesaggi dove la neve ed il silenzio la fanno da padroni.
Altre parole suonerebbero ridondanti, ma sappiate che non pensiamo di esagerare se diciamo che, a livello puramente artistico, siamo dinanzi ad uno dei titoli più visionari e affascinanti dell’intero catalogo Microsoft.

Come non citare, poi, la maestosa colonna sonora firmata da Gareth Coker, già acclamato autore di quella del primo capitolo?
Fiati, cori, violini e pianoforte si amalgamano alla perfezione, enfatizzando i momenti topici ed accompagnando, senza mai sopraffarla, l’azione di gioco.
Non a caso, l’edizione da collezione del gioco comprenderà anche l’intera colonna sonora su disco: anche qui, come per la direzione artistica, siamo ai vertici delle produzioni first party di Microsoft.

Ori and the Will of the Wisps: la consacrazione di Moon Studios – Recensione

Purtroppo, come dicevamo, le sorprese non sono finite: dopo l’esperienza rifinita e vellutata della Definitive Edition di Ori and the Blind Forest, non ci aspettavamo di incappare in una serie di problematiche che hanno segnato le nostre ore di test e che una corposa patch day one (quasi delle stesse dimensioni del gioco stesso) sembra aver risolto per la maggior parte.

Nonostante le ore di test siano state tutte spese su Xbox One X, abbiamo riscontrato rari fenomeni di stuttering e qualche saltuario calo di framerate, che, però, in seguito al rilascio della suddetta patch, rimane ancorato ai sessanta frame per secondo nella stragrande maggioranza dei casi.

Il gioco, d’altra parte, gira su una versione customizzata dello Unity Engine che, pur essendo un motore affidabile e flessibile, ha denunciato piccole problematiche con le performance anche in altri casi, anche recenti.
Nondimeno, i dubbi che avevamo prima del rilascio della patch, e che erano alla base del nostro piccolo rinvio della pubblicazione di questa recensione, sono stati tutti fugati nelle ultime ore di gioco, quando, già dopo il rilascio della prima di due patch che saranno applicate al gioco prima del debutto, siamo tornati nelle zone che avevano dato in precedenza più problemi, senza riscontrarne alcuno.

Ad onor del vero, nessuna delle problematiche iniziali ci aveva impedito di goderci il gioco, e nessuno dei game over in cui siamo incappati era nemmeno lontanamente imputabile ad esse, ma la situazione non poteva dirsi altrettanto rosea sul modello base di Xbox e su Xbox One S.

Superate queste problematiche, allora, abbastanza comuni in questa generazione di console prima della fatidica patch day one, ciò che rimane è un metroidvania che trasuda stile e talento, e che consacra i ragazzi di Moon Studios al ruolo di una tra le migliori software house della scuderia Microsoft.

+ Familiare, ma non privo di novità
+ 4K e HDR lo rendono magico a livello visivo
+ Maggiormente personalizzabile rispetto al primo
+ Dinamiche ruolistiche leggere ma piacevoli
+ Colonna sonora strepitosa
- Qualche inciampo tecnico anche su Xbox One X e anche dopo la patch
- Bilanciamento della difficoltà non sempre perfetto

8.8

Sebbene siano sufficienti per fermare la valutazione di Ori and the Will of the Wisps ad un gradino dall’eccellenza, le incertezze del frame rate e il bilanciamento rivedibile della difficoltà del nuovo titolo Moon Studios non gli impediscono di entrare, di diritto, nella lista delle migliori esclusive console dell’intero ciclo vitale di Xbox One.

La compiutezza del level design, l’inedita vena ruolistica, il rinnovato combat system concorrono tutti a creare uno dei metroidvania più interessanti di questa generazione di console. La classica ciliegina sulla torta è rappresentata da un comparto audiovisivo strepitoso, capace di rapire i sensi ed immergere a fondo in un mondo fiabesco. La sua presenza fin dal day one nel corposo ventaglio offerto da Xbox Game Pass lo rende un must play assoluto, che non dovreste lasciarvi sfuggire per alcun motivo.




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