Il settore gaming si trova al crocevia tra intelligenza artificiale e accessibilità, e due dei più grandi colossi dell'industria — Microsoft e Sony — stanno brevettando soluzioni che potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui i giocatori affrontano le sezioni più ostiche dei loro titoli preferiti.
Dopo che Sony aveva già fatto parlare di sé con il brevetto dei cosiddetti "Ghost Players", ora anche Microsoft ha ottenuto un gruppo di brevetti dedicati alle cosiddette "video game help sessions", un sistema che consente a un giocatore in difficoltà di cedere temporaneamente il controllo del proprio personaggio a un aiutante, umano o artificiale.
Il funzionamento del sistema brevettato da Microsoft è elegante nella sua semplicità: il software utilizza il machine learning per monitorare le prestazioni del giocatore e, nel momento in cui rileva difficoltà persistenti in una determinata sezione, genera automaticamente un pop-up con la proposta di assistenza.
L'esempio citato nel brevetto è concreto: il giocatore fatica a trovare una gemma nascosta e il sistema gli chiede direttamente "Vorresti accettare aiuto per trovare la gemma? Se sì, clicca Su per salvare la partita qui."
Una volta accettato l'aiuto, viene creato automaticamente un save state — un punto di salvataggio istantaneo — e ha inizio la sessione di assistenza vera e propria.
A quel punto può intervenire un helper umano tramite cloud gaming oppure un agente AI addestrato su playthrough precedenti dello stesso titolo.
Nel brevetto compare persino un sistema di valutazione degli helper umani, suddiviso per genere: un certo "LuckySeven" potrebbe eccellere negli adventure game ma rivelarsi meno efficace nei racing game, offrendo così un matching più mirato tra chi chiede e chi offre aiuto.
Un secondo brevetto correlato, denominato Machine Learning for Video Game Help Sessions, approfondisce la componente AI: i sistemi vengono addestrati su sessioni di gioco precedenti, rendendoli immediatamente disponibili senza necessità di attendere un helper umano online.
La stessa intelligenza artificiale, inoltre, è in grado di rilevare quando l'obiettivo della sessione è stato completato — la gemma è stata raccolta, il boss è stato sconfitto — e restituire automaticamente il controllo al giocatore originale.
Il confronto con il brevetto Sony è inevitabile e illumina le diverse filosofie aziendali. La soluzione di Sony, i già citati "Ghost Players", è strutturata su due modalità distinte: la Guide Mode, in cui l'IA mostra al giocatore la strada da percorrere lasciandogli poi l'esecuzione, e la Complete Mode, in cui l'AI completa direttamente la sezione.
La differenza sostanziale rispetto al brevetto Microsoft risiede nell'approccio: Sony sembra puntare su un sistema AI-only attivabile a piacimento dal giocatore, mentre Microsoft privilegia un rilevamento proattivo delle difficoltà e mantiene aperta la porta all'interazione umana attraverso il cloud gaming.
Va sottolineato, come di consueto nel settore, che l'esistenza di un brevetto non garantisce affatto la commercializzazione del prodotto o della feature descritta: si tratta di protezioni legali su idee che potrebbero restare sulla carta o evolversi in forme molto diverse.
Microsoft in particolare ha attraversato mesi turbolenti sul fronte IA, tra licenziamenti e ristrutturazioni interne, e il tema dell'intelligenza artificiale applicata al gaming rimane uno dei più dibattuti tra sviluppatori e community.