Mai dire mai: dopo anni di promesse mancate, soluzioni cloud poco convincenti e nostalgie irrisolte, un gioco PlayStation 3 è finalmente giocabile nativamente su PlayStation 5. Non tramite streaming, non attraverso workaround non ufficiali, ma grazie a un progetto di emulazione commerciale che fino a poco tempo fa veniva considerato semplicemente impossibile.
Il titolo in questione è Cloudberry Kingdom, platform della tarda era PS3 noto per i suoi livelli generati proceduralmente. Un gioco che, almeno sulla carta, non ha il peso simbolico di un Killzone o di un Resistance, ma che ha conquistato un primato storico: è il primo gioco PS3 compatibile con PS5 tramite emulazione nativa. Il merito è di RedoApps, una piccola azienda con ambizioni enormi, decisa a colmare uno dei vuoti più imbarazzanti dell’ecosistema PlayStation.
Come segnalato inizialmente dallo YouTuber Mystic, Cloudberry Kingdom è disponibile in Asia in due versioni distinte: una conversione PS5 tradizionale e una molto più interessante PS3 Edition, che gira su un emulatore proprietario sviluppato interamente da RedoApps. Non si tratta di RPCS3 né di una sua derivazione: siamo davanti a una soluzione pensata fin dall’inizio per un utilizzo commerciale.
In un’intervista concessa a Digital Foundry, i fondatori Sayed Mahmood Alawi e Jean-Philip Desjardin hanno spiegato che l’emulatore utilizza un approccio HLE (High Level Emulation), concentrato sul riprodurre i risultati dell’hardware originale piuttosto che simularne ogni singolo componente. Una scelta obbligata, considerando quanto il famigerato Cell Processor e in particolare la SPU abbiano rappresentato un incubo per l’emulazione della PS3.
RedoApps ha anche introdotto le RedoStates, una variante dei save state ormai standardizzati da Sony, ma adattati alle specificità della loro tecnologia. È un lavoro chirurgico, fatto gioco per gioco, lontano dall’idea di una compatibilità universale immediata.
Secondo il team, Cloudberry Kingdom è solo uno dei circa dieci titoli attualmente in lavorazione, alcuni dei quali sarebbero addirittura produzioni AAA. I nomi, però, restano segreti per evitare attriti con i publisher. È probabile che, almeno inizialmente, saranno i giochi più piccoli a fare da apripista.
Nonostante questo, il segnale è fortissimo. La PS3, a lungo considerata un vicolo cieco della retrocompatibilità, non è più intoccabile. E se oggi si parte da un platform di nicchia, domani potrebbe non essere più così. Per la prima volta dopo anni, l’idea di una vera preservazione dell’era PS3 su hardware moderno smette di sembrare una fantasia.