Nel mondo dei videogiochi, non sempre il successo commerciale immediato rispecchia il valore di un'opera. Lo sa bene Housemarque, lo studio finlandese ora parte di PlayStation Studios, che dopo aver pubblicato Saros ad aprile si trova a fare i conti con dati di vendita iniziali al di sotto delle aspettative.
Il fondatore e boss Ilari Kuittinen non nasconde la realtà, ma la inquadra in una prospettiva di lungo periodo che guarda a uno dei casi più emblematici dell'industria: il percorso di FromSoftware.
Kuittinen ha rilasciato dichiarazioni a The Game Business in cui traccia un parallelo istruttivo. FromSoftware ha costruito la propria fanbase nel corso di decenni, partendo da titoli di nicchia come King's Field e Demon's Souls fino ad arrivare a Elden Ring, che ha venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo.
"FromSoftware lavora sullo stesso genere da moltissimo tempo ed è così che ha costruito il suo pubblico", ha spiegato Kuittinen. "Noi abbiamo pubblicato due giochi unici, Returnal e Saros. È una proposta nuova, e bisogna educare il mercato affinché i giocatori imparino ad apprezzarla."
Il confronto non è campato in aria. Saros, come Returnal prima di lui, propone un'esperienza che mescola elementi roguelite con una narrativa densa e una difficoltà esigente — una formula che richiede tempo per trovare la propria platea.
Il brand director Mikael Haveri ricorda proprio come andarono le cose con Returnal al lancio: "Quando uscì, il gioco ha iniziato a guadagnare trazione solo in un secondo momento. Una parte consistente della community lo ha scoperto nel tempo, e da lì l'interesse si è diffuso sempre di più." Un andamento che Haveri si aspetta si ripeta anche con Saros.
Kuittinen tiene però i piedi per terra e non pretende di paragonare direttamente Housemarque allo studio di Hidetaka Miyazaki. "Non pretendiamo certo di essere a quel livello", ammette. "Ma, come loro, continueremo a mantenere il nostro nucleo creativo e a far capire al mercato che questo tipo di giochi è tra i più interessanti che si possano giocare. Ci arriveremo passo dopo passo", aggiunge Haveri.
È la filosofia della costruzione lenta, quella che in Italia potremmo riassumere con il detto "chi va piano va sano e va lontano", applicata all'industria videoludica.
Sul fronte dei contenuti, lo studio intende continuare a investire su Saros con aggiornamenti e interventi post-lancio.
"Se avete giocato a Saros, sapete che ci sono moltissime cose che possiamo fare, ritoccare e aggiungere", ha detto Kuittinen. "Speriamo di poter continuare a farlo ancora per un po'." Un impegno che si inserisce nella tendenza sempre più diffusa nel settore di trattare i videogiochi come esperienze in evoluzione piuttosto che prodotti definitivi al lancio.
Guardando al futuro, lo studio non ha ancora definito quale sarà il prossimo progetto, ma le idee non mancano. Kuittinen descrive con una punta di incredulità il privilegio di lavorare su una nuova IP con risorse adeguate dopo 26 anni di indipendenza vissuti cercando semplicemente di sopravvivere passando da un progetto all'altro. "
A volte ci diamo un pizzicotto per chiederci se stiamo sognando, una nuova IP, queste risorse", ha detto. "Ma restiamo anche molto concreti."
Tra le prospettive esplorate ci sarebbero opportunità su scale diverse rispetto a Saros, anche se quali siano esattamente verrà chiarito strada facendo.