Poche trasposizioni videoludiche hanno avuto una vita tanto lunga e tanto contestata quanto Resident Evil. In vent'anni abbondanti, il franchise nato dai survival horror Capcom è diventato un caso di studio: sei film live-action con Milla Jovovich, una serie di lungometraggi animati in computer grafica e un reboot che ha provato a ripartire da zero. Il risultato? Oltre 1,2 miliardi di dollari incassati nel mondo e un consenso critico quasi sempre gelido.
Il punto di partenza resta il primo film del 2002 diretto da Paul W.S. Anderson, quello dell'Alveare, della Regina Rossa e di un horror claustrofobico che, pur senza convincere del tutto la critica, ha lasciato l'impronta più profonda nella memoria dei fan. Da lì in poi la saga ha imboccato una strada sempre più spettacolare: le strade devastate di Raccoon City, il deserto post-apocalittico alla Mad Max, il 3D e le coreografie rallentate di stampo Matrix, fino ai mondi simulati e ai salti temporali dei capitoli più tardivi. Un percorso in cui l'azione ha progressivamente divorato la coerenza narrativa.
Non tutto, però, va messo sullo stesso piano. I film animati in CG hanno raccontato una storia diversa, più vicina al lore dei videogiochi e ai volti storici come Leon S. Kennedy, Ada Wong e Chris Redfield, con esiti alterni ma spesso più rispettosi dello spirito originale. E poi c'è il reboot del 2021, che ha scelto la fedeltà alle prime due avventure Capcom dividendo pubblico e appassionati tra entusiasmo filologico e perplessità sul ritmo.
Nella nostra galleria dedicata alla saga trovi dieci schede che ripercorrono l'intera parabola cinematografica di Resident Evil, capitolo per capitolo, tra percentuali di Rotten Tomatoes, numeri del box office e motivi concreti per cui alcuni film funzionano ancora oggi mentre altri sono invecchiati malissimo. Scoprirai qual è davvero il punto più basso, quale spin-off animato merita un recupero e perché, nonostante tutto, questo franchise non ha mai smesso di trovare il suo pubblico.