L'industria videoludica è nuovamente scossa da una decisione controversa di Sony: la chiusura di Bluepoint Games nel 2026 porta a sei il numero totale di studi first-party smantellati durante l'attuale generazione console.
Un bilancio devastante che solleva interrogativi pesanti sulla gestione strategica di PlayStation, soprattutto considerando i miliardi investiti in acquisizioni che hanno prodotto risultati minimi o nulli.
La situazione assume contorni ancora più drammatici se si considera che delle dieci realtà acquisite negli ultimi anni, ben tre hanno già chiuso definitivamente i battenti.
Il portfolio delle chiusure parla da solo e racconta una storia di opportunità sprecate e legacy tradite. Oltre a Bluepoint Games, che aveva firmato uno dei remake più apprezzati della generazione con Demon's Souls per PS5, la mannaia è caduta su Firewalk Studios e Neon Koi nel 2024, London Studio sempre nel 2024, PixelOpus nel 2023 e il leggendario Japan Studio nel 2021.
Quest'ultimo caso rappresenta una ferita particolarmente profonda per la community: stiamo parlando dello studio che ha contribuito a creare il Demon's Souls originale e numerosi altri titoli iconici della storia PlayStation.
La strategia acquisitiva di Sony durante questa generazione appare ora come un gigantesco spreco di risorse. Tra il 2020 e il 2023, il colosso giapponese ha acquisito ben dieci studi: Insomniac Games, Bluepoint Games, Nixxes Software, Housemarque, Firesprite, Firewalk, Bungie, Haven Studios, Neon Koi e Valkyrie Entertainment.
Di questi, solo tre hanno dimostrato di valere realmente l'investimento. Insomniac Games rimane l'asset più prezioso, capace di sfornare hit come Marvel's Spider-Man 2, mentre Nixxes Software si è distinta per gli eccellenti port PC dei titoli PlayStation e Housemarque si prepara al lancio di Saros previsto per quest'anno.
Il quadro diventa ancora più preoccupante analizzando gli studi sopravvissuti ma improduttivi. Haven Studios sta lavorando a Fairgame$ ma non ha ancora rilasciato alcun progetto concreto per PlayStation.
Stesso discorso per Valkyrie Entertainment, acquisita con la promessa di portare esperienza in diversi generi videoludici. Firesprite ha pubblicato solamente Horizon: Call of the Wild dal momento dell'acquisizione, mentre voci di corridoio parlano di un horror game in sviluppo e di un presunto Twisted Metal successivamente cancellato.
Bungie, dal canto suo, sta attraversando un periodo turbolento a causa del declino di Destiny 2, con tutte le speranze riposte su Marathon per risollevare le sorti dello studio.
La spinta aggressiva verso i live-service games emerge come il principale responsabile di questo disastro gestionale.
Sony ha chiaramente puntato tutto su questo modello di business, ignorando i segnali di allarme provenienti dal mercato e dalle preferenze dei giocatori. Firewalk Studios è stata chiusa dopo il clamoroso fallimento di Concord, mentre Neon Koi non ha nemmeno avuto l'opportunità di dimostrare il proprio valore prima della cancellazione.
Le conseguenze di questa strategia miope non si limitano alle chiusure: numerosi team PlayStation hanno subito licenziamenti di massa negli ultimi due anni.
La situazione solleva interrogativi concreti sul futuro di studi come Bend Studio, che non pubblica un nuovo titolo da oltre cinque anni. London Studio, responsabile di classici come The Getaway: Black Monday, è stata sacrificata sull'altare di una visione industriale che privilegia i modelli di monetizzazione continua rispetto alla creatività e alla tradizione.
L'ironia più amara riguarda Bluepoint Games: lo studio aveva dimostrato una competenza straordinaria nel modernizzare classici PlayStation, dal remake di Shadow of the Colossus fino al già citato Demon's Souls per PS5.
Proprio il tipo di expertise che avrebbe potuto valorizzare l'immenso catalogo storico di Sony, invece sacrificata per priorità che al momento non hanno prodotto alcun ritorno significativo.