Nessun remake di Bloodborne è mai stato in sviluppo presso Bluepoint Games. A mettere fine a una delle voci più insistenti degli ultimi anni sono stati due ex dipendenti dello studio, che hanno chiarito come il progetto non sia mai stato affidato al team texano recentemente chiuso da Sony.
Per mesi – se non anni – la community ha dato quasi per scontato che, dopo l’eccellente lavoro svolto su Demon’s Souls Remake, Bluepoint fosse la candidata naturale per riportare in vita l’iconico action di FromSoftware. Tuttavia, la realtà sarebbe ben diversa: Sony non avrebbe mai commissionato a Bluepoint un remake di Bloodborne, e dunque non esisterebbe alcun progetto cancellato legato allo studio.
Questo non esclude che il publisher possa aver affidato il titolo a un altro team interno, ma conferma che Bluepoint non si è mai avvicinata concretamente al gioco. Dopo l’acquisizione nel 2021, infatti, lo studio ha collaborato con Sony Santa Monica come supporto su God of War Ragnarök, prima di proporre un ambizioso battle royale ambientato nell’universo di God of War.
Quel progetto live service, inizialmente approvato, sarebbe poi stato cancellato dopo anni di sviluppo travagliato, tra problematiche interne e scadenze non rispettate. In seguito alla chiusura del gioco multiplayer, Bluepoint avrebbe presentato a Sony quattro nuovi progetti, tra cui due remake. Tutte le proposte sarebbero però state respinte.
Secondo le ricostruzioni, alla base delle decisioni ci sarebbero valutazioni legate alle performance commerciali. I titoli firmati Bluepoint avrebbero venduto complessivamente circa 7 milioni di copie, numeri ritenuti insufficienti a giustificare investimenti AAA di lungo periodo. Una valutazione che avrebbe pesato in modo determinante sul destino dello studio.
Resta un ultimo dettaglio intrigante: uno dei due remake proposti da Bluepoint sarebbe ora in sviluppo presso un altro studio PlayStation, anche se non è chiaro quale IP sia coinvolta. Un indizio che lascia aperta la porta a speculazioni, ma che al momento non offre certezze.
Personalmente trovo questa vicenda emblematica di quanto l’industria stia diventando sempre più guidata da logiche finanziarie rigide. Bluepoint era sinonimo di qualità tecnica e rispetto per il materiale originale, ma evidentemente oggi non basta più realizzare ottimi remake: servono numeri enormi e modelli di business sostenibili nel lungo periodo. Se davvero Bloodborne tornerà, spero lo faccia con la stessa cura artigianale che ha reso grande Demon’s Souls, perché certe opere non meritano trattamenti frettolosi o puramente strategici.