C'è un filo sottile che collega il diritto, la musica e i videogiochi nella storia di Bobby Prince, il compositore che nel 1993 firmò una delle colonne sonore più influenti della storia del medium videoludico.
Quella musica, creata per accompagnare i corridoi infernali di Doom, è stata ora ufficialmente riconosciuta come patrimonio culturale degli Stati Uniti: il National Recording Registry della Biblioteca del Congresso americano ha annunciato l'inserimento della soundtrack originale del gioco tra le registrazioni da preservare per le generazioni future.
Si tratta di un riconoscimento che va ben oltre la nostalgia, sancendo il valore storico e artistico di una composizione che ha cambiato per sempre il modo in cui si pensa alla musica nei videogiochi.
Il Registry (una sorta di equivalente americano del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO applicato alle registrazioni audio) seleziona ogni anno una lista di opere "culturalmente, storicamente o esteticamente significative".
Quest'anno la colonna sonora di Doom è entrata in compagnia di altri 25 titoli che coprono un arco di settant'anni di storia musicale, scelti tra oltre tremila candidature provenienti dal pubblico.
Prince non era un compositore nel senso tradizionale del termine: avvocato di professione e musicista per passione, si era avvicinato alla tecnologia MIDI (il protocollo digitale affermatosi a metà degli anni Ottanta per controllare strumenti elettronici e gestire composizioni) con una curiosità che lo portò a esplorare le possibilità creative di quel linguaggio. Fu proprio questa doppia competenza, tecnica e artistica insieme, a rendere unico il suo approccio alla costruzione del soundscape di Doom.
Secondo quanto dichiarato dal Registry, la sua abilità nel gestire le frequenze MIDI fu determinante anche sul piano pratico: Prince riuscì ad assegnare gli effetti sonori del gioco a frequenze diverse rispetto alla musica, garantendo che i rumori dell'azione (spari, ruggiti, esplosioni) non venissero mai coperti dalle tracce musicali. Un equilibrio tecnico che contribuì in modo decisivo all'esperienza complessiva del giocatore.
L'importanza storica di questo riconoscimento si misura anche nel contesto più ampio: la soundtrack di Doom è solo il terzo contributo videoludico ad entrare nel Registry. Prima di essa, nel 2023, era stato il tema di Super Mario Bros. a fare da apripista, diventando il primo brano composto specificamente per un videogioco a ricevere tale distinzione. L'anno scorso, invece, erano entrate la Minecraft: Volume Alpha di Daniel Rosengeld e la melodia di avvio dei sistemi Microsoft.
Tre titoli in tre anni rappresentano un segnale preciso: la cultura accademica e istituzionale americana sta progressivamente riconoscendo i videogiochi come forma espressiva degna della stessa tutela riservata alla musica classica, al jazz o al rock. Un cambiamento di prospettiva che in Italia, dove pure la cultura videoludica è radicata da decenni, stenta ancora a trovare riscontri istituzionali analoghi.
Nel frattempo, il mondo di Doom continua a generare discussioni anche sul fronte creativo contemporaneo. John Romero, co-creatore del gioco insieme a id Software, è recentemente tornato sotto i riflettori per via di Romero Games, lo studio che gestisce insieme alla moglie e collega Brenda Romero. I due hanno parlato apertamente delle difficoltà attraversate dallo studio nell'ultimo periodo, inserendole nel quadro più ampio di una crisi strutturale che sta investendo l'intera industria videoludica globale.