In un momento storico in cui l'intelligenza artificiale generativa continua a dividere l'industria creativa, arriva una presa di posizione particolarmente interessante da parte di uno degli autori più influenti del mondo dei videogiochi. Hideo Kojima, creatore di Metal Gear Solid e direttore di Death Stranding 2, ha infatti condiviso la propria visione sull'IA durante una recente intervista legata a un'esposizione artistica dedicata al suo rapporto creativo con il regista Nicolas Winding Refn.
Le dichiarazioni arrivano a poche settimane dalla diffusione di un breve filmato promozionale realizzato con tecnologie generative, nel quale apparivano versioni digitali dello stesso Kojima e di Refn. Il video, utilizzato per promuovere l'installazione artistica Satellites II, aveva suscitato reazioni contrastanti tra i fan, molti dei quali avevano espresso perplessità riguardo all'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per rappresentare due figure così fortemente associate all'espressione artistica umana.
Intervistato dal Washington Post, Kojima ha espresso una posizione piuttosto chiara sul tema. «L'arte è vita», ha dichiarato il game designer giapponese. «Tra 50 o 100 anni non so cosa accadrà. Forse l'intelligenza artificiale sarà in grado di creare arte, ma finché sarò vivo non credo che assisterò a qualcosa del genere. Non mi interessa.»
Parole che potrebbero sorprendere chi negli ultimi anni aveva interpretato alcune sue dichiarazioni come un'apertura più decisa verso la tecnologia. In realtà, la posizione di Kojima sembra essere più sfumata. L'autore non appare contrario all'uso dell'intelligenza artificiale in senso assoluto, ma continua a ritenere fondamentale il ruolo dell'essere umano nel processo creativo.
Nel corso dell'intervista, Kojima ha spiegato che il futuro dell'IA dipenderà soprattutto da come le nuove generazioni decideranno di utilizzarla. Secondo il creativo giapponese, la tecnologia può rappresentare uno strumento utile, ma non dovrebbe prendere il posto della sensibilità artistica umana.
Una visione che si collega anche a dichiarazioni rilasciate negli ultimi anni. Già nel 2024, parlando con Wired Japan, Kojima aveva immaginato un futuro in cui lavorare «insieme» all'intelligenza artificiale, descrivendola quasi come un collaboratore capace di aumentare l'efficienza dei processi produttivi senza sostituire la creatività.
Lo stesso concetto è stato ribadito anche nell'intervista più recente, dove il game designer ha paragonato l'IA a una sorta di assistente incaricato di occuparsi delle attività più ripetitive o tecniche. In altre parole, uno strumento utile per alleggerire il lavoro creativo, ma non per sostituirlo.
Si tratta di una posizione particolarmente significativa considerando il peso che Kojima continua ad avere nell'industria videoludica. Le sue opere, da Metal Gear Solid fino a Death Stranding, sono spesso citate come esempi di autorialità e sperimentazione, elementi che molti ritengono difficilmente replicabili attraverso sistemi automatizzati.
Resta ora da capire in che modo questa filosofia influenzerà i prossimi progetti di Kojima Productions, tra cui l'atteso Physint. Per il momento, però, il messaggio sembra chiaro: per Hideo Kojima l'intelligenza artificiale può essere un supporto prezioso, ma l'arte continua a essere, prima di tutto, una questione profondamente umana, mentre sul versante hardware è arrivata anche la collaborazione ASUS con Hideo Kojima presentata al CES 2026.