C'è una certa ironia nel fatto che uno dei giochi più attesi della storia dei videogiochi esista ufficialmente solo come fantasma: annunciato nel 2018, The Elder Scrolls 6 è oggi al centro di un insolito mea culpa da parte di Todd Howard, direttore di Bethesda Game Studios.
In una recente intervista rilasciata a IGN, Howard ha ammesso con una punta di autoironia che quell'annuncio all'E3 di sei anni fa fu un errore di tempistica, tanto da scherzarci sopra con una proposta paradossale: comportarsi tutti come se non fosse mai avvenuto.
Le parole esatte del dirigente lasciano poco spazio all'interpretazione: "Facciamo finta di non averlo annunciato. Non esiste. Nessuno ne ha mai sentito parlare." Una battuta, certo, ma che rivela un disagio reale nei confronti di una pratica (quella degli annunci anticipatissimi) che Howard stesso dice di non condividere.
Il suo approccio preferito, ha spiegato, è attendere che un gioco sia almeno in uno stato giocabile prima di comunicarlo pubblicamente, così da poter offrire informazioni concrete agli appassionati.
Non è difficile capire perché Bethesda abbia derogato a questa filosofia nel 2018. Lo studio si trovava in una congiuntura delicata: aveva appena lanciato Fallout 76, un titolo che si discostava radicalmente dalla formula tradizionale della serie, puntando sul multiplayer online in un modo del tutto inedito per il pubblico della saga. Le incognite erano molte, e la ricezione iniziale del gioco sarebbe poi risultata controversa.
Nello stesso periodo, Bethesda aveva anche presentato Starfield, una nuova proprietà intellettuale ambientata nello spazio. Due annunci ad alto rischio in rapida successione, che rendevano necessario un contrappeso rassicurante per i fan storici del marchio.
Va ricordato che all'epoca ZeniMax Media, la casa madre di Bethesda, era ancora indipendente — l'acquisizione da parte di Microsoft sarebbe arrivata solo nel 2021. In un contesto economico più incerto, mostrare che il leggendario franchise di Elder Scrolls era ancora vivo e nel piano strategico dello studio aveva un valore che andava oltre il semplice entusiasmo dei fan: era una dichiarazione di solidità aziendale.
Il confronto con il passato rende ancora più evidente lo scarto rispetto alle abitudini precedenti di Howard. Fallout 4 venne svelato nel giugno 2015 e si trovava già sugli scaffali cinque mesi dopo, a novembre.
Situazione analoga per The Elder Scrolls V: Skyrim, annunciato nel dicembre 2010 e disponibile meno di un anno dopo, nell'indimenticabile data dell'11/11/11. Tempi stretti, comunicazione efficiente, aspettative gestibili.
Con Starfield il modello aveva già cominciato a scricchiolare: annunciato nel 2018 insieme a Elder Scrolls 6, il gioco di esplorazione spaziale è arrivato soltanto nel settembre 2023, dopo un rinvio che ha allungato notevolmente l'attesa. Un segnale che i cicli di sviluppo si stavano estendendo ben oltre i ritmi a cui Bethesda aveva abituato il suo pubblico.
Oggi, a otto anni dall'annuncio di The Elder Scrolls 6, il gioco rimane avvolto nel silenzio più assoluto riguardo a dettagli su trama, piattaforme o finestra di uscita. Howard sembra consapevole che quell'immagine fugace accompagnata da un logo abbia creato più aspettative ingestibili che reale comunicazione. Una lezione appresa, forse, nel modo più difficile: sotto gli occhi di milioni di appassionati in tutto il mondo.