Il trailer di lancio di GTA 6 è finito sotto la lente di Filippo Tarpini, esperto di HDR e tonemapping, che ha segnalato alcune anomalie nella resa dei colori. La sua analisi riguarda il trattamento delle immagini del filmato e avanza un’ipotesi sulla tecnica utilizzata da Rockstar Games per gestirle.
Il caso più evidente individuato da Tarpini è nella scena del tuffo in piscina: il blu luminoso vira verso il viola. L’esperto associa questo comportamento al tonemapping per canale, un approccio che elabora separatamente le componenti cromatiche. Anche la correzione del blu adottata in Unreal e ACES, osserva, può introdurre difetti nelle sfumature.
La sua ipotesi è che lo studio utilizzi AgX. Secondo la spiegazione proposta, questa soluzione può produrre colori non rappresentabili nello spazio sRGB, che vengono poi tagliati, provocando cambiamenti di tonalità. Tarpini indica come ulteriore indizio i gradienti interrotti attorno alle luci della piscina: modificando i livelli dell’immagine, i bordi delle transizioni diventano chiaramente visibili.
Il passaggio ad AgX segnerebbe una differenza rispetto ai precedenti giochi dello sviluppatore. Grand Theft Auto V e Red Dead Redemption 2 utilizzavano infatti Hable, associato a Naughty Dog, che insieme ad ACES ha avuto un’ampia diffusione durante la generazione PS4. Tarpini sostiene che diversi studi si stiano orientando verso AgX anche per la scarsità di alternative.
Sul fronte dell’alta gamma dinamica, l’esperto sottolinea che AgX non dispone di un’implementazione HDR ufficiale. Si tratta comunque di ipotesi ricavate dal trailer, non di una verifica del codice del gioco.
Tarpini ha inoltre mostrato una versione ritoccata del filmato, intervenendo sui rossi per renderli più arancioni e meno tendenti al rosa. Ha spiegato che le variazioni introdotte negli altri colori dipendono dalla rapidità della modifica e che un intervento adeguato nel codice permetterebbe di evitare quegli effetti collaterali.
Un’altra osservazione arriva da MusaRenoDX, che ha esaminato il materiale HDR: nelle zone più luminose non avrebbe rilevato dettagli aggiuntivi. Da qui l’ipotesi dell’inverse tonemapping, ossia una conversione delle immagini SDR verso l’HDR, anziché un’elaborazione capace di conservare ulteriori informazioni nelle alte luci.