Il GameCube occupa un posto particolare nella storia di Nintendo: apprezzato per alcune esclusive diventate classici, non riuscì a raggiungere il pubblico conquistato dalle principali rivali della sua generazione. La console terminò il proprio ciclo con 21,74 milioni di unità vendute, risultato che la colloca dietro quasi tutte le altre piattaforme domestiche della compagnia, con Wii U più in basso e Virtual Boy considerato un caso a parte.
Il design compatto, la colorazione viola e la maniglia integrata rendevano la macchina immediatamente riconoscibile, ma contribuirono anche alla percezione di un prodotto simile a un giocattolo. La struttura offriva comunque vantaggi concreti: occupava poco spazio ed era pensata per il multiplayer locale fino a quattro giocatori, sfruttato da titoli come Super Smash Bros. Melee, Mario Kart: Double Dash!! e dai quattro capitoli di Mario Party pubblicati sulla console.
Anche il controller dalla disposizione asimmetrica divise il pubblico. Il grande pulsante A era circondato dai più piccoli B, X e Y, una configurazione efficace in alcuni giochi ma meno adatta ad altri generi. Fra gli elementi contestati figuravano inoltre la croce direzionale di dimensioni ridotte e una disposizione dei comandi diversa dagli standard adottati dalle piattaforme concorrenti.
Una delle scelte più penalizzanti riguardò il disco ottico proprietario da 1,47 GB. I DVD usati da PlayStation 2 e XBOX potevano contenere 4,7 GB su singolo strato oppure 8,5 GB su doppio strato. Lo spazio inferiore impose una maggiore compressione di filmati e audio, con ripercussioni sulla qualità e, in alcuni casi, sulla quantità di contenuti: le versioni concorrenti di Tom Clancy's Splinter Cell e Resident Evil 4 ricevettero missioni aggiuntive assenti su GameCube.
Il formato proprietario serviva a contrastare la pirateria e a evitare i costi di licenza legati ai DVD, ma impedì anche di utilizzare la console come lettore DVD. PlayStation 2 e XBOX potevano invece riprodurre film, offrendo una funzione particolarmente richiesta nel periodo in cui il supporto cinematografico stava entrando nelle case di un pubblico sempre più ampio.
Il catalogo arrivò a comprendere circa 600 giochi third party, ma diverse grandi aziende evitarono inizialmente la piattaforma, fra cui Rockstar Games, EA Sports e Square Enix. La separazione da Rare trasferì inoltre verso XBOX serie come Perfect Dark, Banjo-Kazooie, Conker e Killer Instinct. Numerosi giochi per GameCube sono poi diventati difficili da reperire, lasciando alle produzioni Nintendo una parte ancora più evidente dell'identità della macchina.
Al lancio mancavano nuovi episodi principali di Mario, Zelda, Kirby e Metroid: la prima formazione comprendeva Super Monkey Ball, Tony Hawk's Pro Skater 3, Star Wars Rogue Squadron II: Rogue Leader e Luigi's Mansion. A completare il quadro fu l'assenza di un vero servizio online strutturato. Phantasy Star Online poteva sfruttare la connessione di rete e alcuni giochi supportavano configurazioni LAN, ma Nintendo non sviluppò un'infrastruttura paragonabile a XBOX Live o alle prime iniziative online di Sony.