Il nuovo Fable è nelle mani di un gruppo che conosce la saga anzitutto da giocatore. A raccontarlo è Ralph Fulton, che descrive la passione per la trilogia originale come un tratto condiviso dall'intero team impegnato nel reboot: «Ogni singolo membro della squadra è prima di tutto un fan», ha dichiarato, sottolineando di poterlo affermare senza eccezioni.
Per molti sviluppatori, questo legame ha significato anche trasferirsi da altri Paesi. Fulton spiega che numerosi componenti della squadra, forse la maggior parte, sono arrivati da tutto il mondo in una piccola cittadina del Warwickshire, in Inghilterra. La motivazione, nelle sue parole, «non era lavorare per Playground Games»: a portarli lì è stata la possibilità di far rinascere una serie che amano.
Il responsabile ha descritto anche ciò che accomunava i nuovi arrivati fin dal primo giorno in studio: l'obiettivo di realizzare un grande capitolo. «Penso che lo si possa percepire dal gioco che hanno creato», ha aggiunto. Fulton collega così le motivazioni personali degli sviluppatori al risultato del lavoro della squadra, indicando quella passione come una componente riconoscibile dell'opera.
Per Playground Games, il progetto comporta un passaggio preciso nella propria storia: è la prima incursione al di fuori dei giochi di corse. Lo studio deve inoltre riprendere una proprietà intellettuale che non ha sviluppato in origine. Il rapporto con la trilogia nasce quindi dall'esperienza dei suoi componenti come appassionati, mentre la responsabilità del reboot appartiene a una squadra diversa da quella che ha dato vita alla saga.
L'attesa intorno al ritorno si è intanto protratta per oltre sei anni dall'annuncio, senza contare le indiscrezioni precedenti alla presentazione. È questo l'arco temporale che accompagna il primo progetto dello sviluppatore lontano dal genere con cui si è affermato.
Fulton ha espresso fiducia anche nel finale di Fable, sostenendo che la squadra sia riuscita a centrare l'obiettivo con la conclusione del gioco di ruolo.