Electronic Arts ha pubblicato i primi dati ufficiali sull'efficacia del sistema anti-cheat Javelin implementato in Battlefield 6, rivelando numeri che potrebbero rappresentare un punto di svolta nella lotta contro i cheater negli shooter multiplayer.
Secondo il colosso americano, il 98% delle partite risulta completamente libero dai cheater, un risultato che pone l'ultimo capitolo della saga DICE in una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza, storicamente afflitta da problemi di fair play.
Il sistema Javelin ha mostrato risultati progressivi già durante la fase di open beta, cruciale per testare le difese anti-cheat in condizioni reali. All'inizio dei test pubblici, la percentuale di match puliti si attestava al 93,1%, salendo poi al 98% entro la conclusione della beta.
Durante questa fase preparatoria, il sistema ha bloccato oltre 1,2 milioni di tentativi di barare, permettendo agli sviluppatori di raffinare gli algoritmi di rilevamento prima del lancio ufficiale del 10 ottobre.
Nel solo weekend di lancio, Javelin ha impedito 367.000 tentativi di cheating, mentre dal day one ad oggi i blocchi totali hanno superato quota 2,39 milioni.
EA ha inoltre bannato decine di migliaia di utenti, includendo casi particolarmente sfacciati di cheater che trasmettevano in live streaming le proprie scorrettezze, probabilmente ignari dell'imminente ban hammer.
La compagnia monitora attualmente 190 programmi, hardware, vendor e rivenditori legati al mondo del cheating, con risultati significativi: 183 di questi (il 96,3%) hanno annunciato malfunzionamenti, rilevamenti o hanno portato completamente offline i propri cheat.
Una delle scelte più controverse ma efficaci di EA riguarda i requisiti tecnici su PC: l'obbligo di avere Secure Boot attivato ha creato una barriera hardware significativa contro i cheater.
Secondo i dati del publisher, solo l'1,5% della playerbase PC non può abilitare questa funzionalità, un compromesso che EA considera accettabile per garantire un ambiente di gioco più pulito.
EA ha però messo in guardia la community dal fidarsi ciecamente dei video che circolano online mostrando presunti cheater "non rilevati". Secondo l'azienda, la probabilità che questi utenti siano già stati bannati o siano nella lista di quelli prossimi al ban è estremamente alta.
La strategia difensiva a strati di Javelin combina infatti rilevamento in tempo reale con analisi comportamentali più profonde che possono richiedere tempo per raccogliere prove definitive.