Duke Nukem 3D è uno di quei classici che sembrano non smettere mai di cambiare pelle. Dopo anni di conversioni, riedizioni e sperimentazioni della community, il nuovo aggiornamento del progetto fan-made dedicato all'illuminazione avanzata aggiunge un tassello particolarmente interessante: il supporto completo ai voxel.
La versione 0.2.4 introduce infatti modelli voxel pensati per sostituire gli sprite bidimensionali del gioco originale, mantenendo però il più possibile lo stile visivo del 1996. Il risultato è curioso perché non prova a trasformare Duke Nukem 3D in un remake moderno tradizionale: conserva l'identità ruvida e colorata del Build Engine, ma dà più corpo a nemici, oggetti e dettagli scenici.
Il cambiamento si nota soprattutto perché il vecchio cult era costruito su ambienti tridimensionali accompagnati da elementi in 2D. I voxel permettono di dare volume a ciò che prima restava piatto, rendendo più coerente la scena quando si applicano luci, ombre e riflessi moderni. È un equilibrio delicato: spingere troppo significherebbe perdere il sapore originale, spingere poco renderebbe il lavoro quasi invisibile.
L'aggiornamento non si limita all'aspetto estetico. La build 0.2.4 rielabora anche l'episodio 2 e porta con sé un passaggio di ottimizzazione pensato per ridurre il carico della CPU nei livelli più complessi. In alcune mappe molto dense di geometrie, i tempi di frame possono scendere in modo sensibile, un dettaglio importante per un progetto che punta a rendere l'illuminazione avanzata più giocabile e meno sperimentale.
Ci sono poi interventi più pratici, ma non meno utili: il sistema di installazione e avvio è stato migliorato, la ricerca del file Duke3d.grp dovrebbe essere più comoda e arriva anche un aiuto per scaricare i voxel necessari. Sono rifiniture che contano, perché spesso questi progetti fan-made diventano davvero accessibili solo quando smettono di chiedere troppi passaggi manuali al giocatore. Il progetto è scaricabile su GitHub, dove vengono pubblicate le release con le istruzioni.
Tra le correzioni segnalate ci sono anche problemi visivi, sfocature e casi in cui razzi o nemici potevano sparire durante il volo. Chi aveva seguito il precedente esperimento con il ray tracing in Duke Nukem 3D ritroverà quindi lo stesso percorso, ma in una forma più completa e coerente con la natura del titolo originale.
Il fascino di Duke Nukem 3D, in fondo, passa anche da qui: non solo nostalgia, ma una scena di appassionati che continua a interrogarsi su come far convivere vecchie tecnologie e strumenti moderni, mentre il ventennale aveva già riportato in vetrina l’edizione celebrativa di Duke Nukem 3D. Con i voxel, il Duca non diventa improvvisamente nuovo, ma sembra un po' meno prigioniero dei suoi limiti tecnici storici.